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Voglia di dolce o dipendenza da carboidrati?

VelottiSaltuariamente, ognuno di noi può provare la necessità di colmare un certo 'vuoto', un bisogno, che non è solo di stomaco, ma direi 'di cuore', non inteso come muscolo cardiaco. In questi casi siamo portati a ricercare alimenti che, per qualche ragione, ci regalano una sorta di soddisfazione, di conforto. Fino a qui, tutto nella norma; però molti di noi sanno che l’attrazione verso alcuni cibi, in particolare dolci, può essere così forte e frequente, da determinare una vera e propria dipendenza. 

schema carboidratiIl cibo, infatti, non rappresenta solo il carburante del nostro organismo, ma è anche un’importante fonte di piacere e di soddisfazione. Mangiare gli alimenti che più ci piacciono viene tradotto in un potente segnale biochimico, che va ad agire su aree cerebrali deputate a funzioni di tipo cognitivo – comportamentale e di elaborazione emotiva. In particolar modo i carboidrati ad alto indice glicemico (zucchero, farine raffinate, dolci, bevande zuccherate) provocano un rapido innalzamento della glicemia e, conseguentemente, dell’insulina nel sangue. Questo segnale arriva a particolari aree del nostro cervello (sistema mesolimbico), dove modifica la concentrazione di dopamina, un neurotrasmettitore implicato nel circuito della ricompensa. Il segnale 'zuccherino' influenza risposte cerebrali, che si manifestano con la stessa farmacocinetica delle sostanze che provocano dipendenza, come le droghe di abuso. Lo zucchero e gli alimenti ad alto indice glicemico, possono dunque, rappresentare la 'miccia' che innesca la dipendenza da cibo, con gli stessi meccanismi delle sostanze psicotiche. Molte volte, quindi, dietro la voglia di dolce c’è una vera e propria forma di dipendenza, indicata anche con il termine anglosassone craving ovvero desiderio. Questo meccanismo è pro-infiammatorio, e a lungo andare, determina uno stato di infiammazione cronica, che può determinare o peggiorare molte patologie. Per contrastare questi effetti è necessario alimentarsi con pasti bilanciati, che soddisfino il palato e diano un senso di sazietà prolungato; idratarsi a sufficienza (molte volte soddisfare il senso di sete limita la ricerca di cibo) e praticare attività fisica costante, meglio se aerobica e all’aria aperta, quando è possibile.

Ombretta Velotti
biologa nutrizionista

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