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Paladini-Civitali, FI: "Container troppo indietro"

Da sinistra Testaferrata Marchetti Martinelli. Cantiere"In tutto questo tempo la Provincia di Lucca aveva il dovere di pianificare l’assetto dei nuovi spazi per gli studenti del Paladini Civitali con tutta calma, invece sta gestendo la situazione come fosse un’emergenza. Gli unici al mondo capaci di terremotarsi da soli, facendo scontare l’incapacità gestionale ai ragazzi che dovranno iniziare il loro anno scolastico con l’attività didattica dimezzata e chissà per quanto, data l’arretratezza dei lavori sui container". La stoccata arriva dal capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Maurizio Marchetti – che del suo partito è anche coordinatore provinciale lucchese nonché consigliere provinciale – protagonista stamani (14 settembre), insieme ai consiglieri comunali di Forza Italia a Lucca Marco Martinelli (capogruppo) e Simona Testaferrata, di un sopralluogo a sorpresa negli spazi dell’ex ospedale Campo di Marte. È lì che, secondo gli accordi interistituzionali, verranno accolti gli studenti del Civitali (nell’ex padiglione G) e del Paladini (nei container).

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Marchetti (FI): "Acqua, perplesso sul gestore unico"

"Nella mia esperienza di amministratore ho vissuto la fase di gestione diretta del servizio idrico da parte dei Comuni e ben ne ricordo le difficoltà, con la Asl che andava a fare prelievi alle fontanelle e il giorno dopo eccoti nei guai per la presenza del solito batterio fecale. Poi è sopraggiunta la legge Galli, a inizio anni 2000, e io oggi francamente non mi sento di esprimere sugli effetti del nuovo modello di gestione che ha introdotto una valutazione completamente negativa". Così il consigliere regionale di Forza Italia, Maurizio Marchetti sul servizio idrico: "C’erano realtà - prosegue - che avevano poca acqua, ad esempio, e indubbiamente il lavoro fatto in questi anni per l’integrazione degli acquedotti ha portato benefici e una compensazione di acqua che era necessaria, guardando le cose in ottica di interezza. Stessa cosa per la depurazione, dove siamo andati verso una le complessiva regolamentazione rispetto alle moltissime problematiche presenti. C’è tanto ancora da lavorare, ma segnali positivi ci sono stati. E poi gli emungimenti, con interventi altrettanto importanti".
"Ecco, però poi è chiaro che - spiega Marchetti - alla luce di questo, quando si leggono dati sugli acquedotti colabrodo e su una dispersione idrica che in Toscana è in media del 43 per cento c’è da fare una riflessione. Se dopo 17 anni di questo modello di gestione i dati sono ancora questi e ancora si parla di sostituzione di tubazioni in ferro o eternit, capiamo che il lavoro da fare è ancora tanto. Il dato è pesante, e ricade nei costi in bolletta. Quello tariffario è un altro degli aspetti negativi, perché il confronto tra il costo dell’acqua del 2000 e del 2018 mostra ovunque aumenti sostanziali, dove più e dove meno".
"E allora, veniamo alla riflessione odierna - conclude Marchetti - Oggi credo che i Comuni avrebbero difficoltà a riprendersi singolarmente il servizio idrico in gestione diretta. La soluzione io oggi non la so, ma so che un referendum mi indica la via dell’acqua pubblica, e quindi dinanzi a tale espressione mi pongo in questa posizione, consapevole che poi bisogna porsi il problema della liquidazione del soggetto privato, che non è secondaria. Sì ma con che sistema di gestione? Se penso a un contenitore grande quanto la Toscana, a un gestore unico, francamente io resto un po’ perplesso. Non penso che una simile struttura possa efficacemente gestire un servizio pubblico. Ebbene: io adesso auspico una discussione che coinvolga tutte le forze politiche, perché so che noi potremmo portare il nostro contributo e credo che una posizione da parte del Consiglio regionale, fatto salvo il lasciare la decisione ai sindaci proprietari degli acquedotti, sia comunque importante. Attendo dunque una proposta operativa, così da poter poi aprire su di essa un confronto più ampio".

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Marchetti (FI) chiede i dati sui risultati dei fondi per la ricollocazione occupazionale

marchettibusto"Era febbraio: una manciata di giorni ancora e si sarebbero celebrate le elezioni politiche. Fu allora che con colpo di reni politico il governatore toscano Enrico Rossi tirò fuori dal cappello a cilindro regionale oltre 29 milioni di euro con cui erogare contributi di 500 euro l’uno a disoccupati a qualunque titolo per sostenerne la ricerca di un nuovo lavoro nell’arco di sei mesi. Così, senza alcuna griglia di selezione all’accesso, i centri per l’impiego vennero presi d’assalto e i soldi finirono in tre giorni. A chi era toccato, era toccato. Ora vedo che nel Defr 2019 la misura verrebbe riconfermata. Io voglio prima capire dalla Regione quale efficacia ha avuto la passata edizione". Così il capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale Maurizio Marchetti spiega il perché della sua nuova iniziativa, ovvero un’interrogazione a risposta scritta con cui ripesca dai cassetti della memoria l’erogazione dei fondi della fine dello scorso inverno per capire quali risultati abbia prodotto e come sarebbe dunque poi declinata, semmai, per il futuro dato che nel frattempo è nata l’Agenzia regionale toscana per l’impiego (Arti).

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