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Regione Toscana, tagli in vista al personale. Rossi: “Via dalle partecipate”

Esuberi, uscita da tutte le partecipate (con la sola esclusione di Fidi Toscana) e riorganizzazione della sanità, la "rivoluzione della qualità" come l'ha chiamata il presidente. Tutto per continuare a garantire servizi e investimenti.  A Palazzo Strozzi Sacrati, sede della presidenza della Regione, domani la giunta continuerà a lavorare alla messa a punto della manovra finanziaria per il 2015. Nel pomeriggio il presidente Rossi ha deciso però di anticipare ai giornalisti le tre grandi scelte che ne costituiscono la cornice. "I tre pilastri su cui si poggia", come ha spiegato.

Il Governo chiede alla Toscana un taglio da 444 milioni, che al netto di 130 milioni in più che saranno garantiti alla sanità impongono di recuperarne oltre trecento. "Un taglio pesante, superiore anche alle attese – confida Rossi – e che si aggiunge ai 400 milioni già tagliati nel 2011". "Un taglio – annota – che mette in discussione il ruolo stesso della Regione. E poiché non vogliamo ridurre i servizi o le politiche per la scuola, il sostegno alla cultura, le politiche sociali e gli investimenti necessari a rendere la Toscana più competitiva, né aggiungere nuove tasse, altre scelte si impongono". La manovra di bilancio annuale diventa così l'occasione per una rivoluzione, facendo di necessità virtù. "Una sterzata prima di finire fuori carreggiata, per essere più leggeri e correre meglio" dice Rossi.
La Toscana sarà così probabilmente la prima Regione a dichiarare esuberi tra il personale proprio e di tutti gli enti dipendenti: un taglio del 10 per cento dai dirigenti in giù, sanità compresa, che significa complessivamente almeno cinquemila lavoratori che potranno andare in pensione. In Regione un solo direttore generale al posto di otto e una trentina di dirigenti in meno su 115 che sono adesso. "Un dimagrimento necessario, che consentirà di aprire in un paio di anni spazi ai giovani e alla nuove generazioni" spiega il presidente della Toscana, Enrico Rossi.
La Toscana dismetterà anche le quote di tutte le aziende partecipate, dagli aeroporti alle terme, dagli interporti alle fiere e congressi, le società in attivo e quelle in passivo. "Usciremo dalla gestione, ma continueremo a garantire gli investimenti sulle strutture" assicura Rossi. "Rimarremo solo in Fidi Toscana – premette - e questo per il ruolo fondamentale di sostegno all'economia che l'azienda ha e l'aiuto per l'accesso al credito offerto alle imprese". Rossi accenna a qualche numero: Fidi, che in futuro uscirà dal capitale delle imprese, ha offerto garanzie a più di 20 mila piccole imprese in questi anni. "Lavoriamo parallelamente anche anche all'accorpamento di tutti i Confidi, da Cna e Confartigianato a Confindustria" aggiunge.
Ma la rivoluzione più grande riguarda la sanità. La rimodulazione eventuale dei ticket rimane un'ipotesi sul campo, ma è tutta da vagliare. Quello su cui il presidente ha già deciso è il progetto invece di accorpamento e riduzione della Asl, da 12 e quatto aziende ospedaliere che sono oggi a tre con l'aggiunta di una quarta. "Un raffreddamento della spesa – dice Rossi – che produrrà effetti duraturi, con il doppio obiettivo di ridurre i costi e migliorare i servizi". E recuperare risorse per mantenere alti gli investimenti, che dal 2015 non potranno più essere coperti ricorrendo a mutui e indebitamento.
"La Toscana – conclude il presidente – ha bisogno di investimenti. E proprio stamani ne abbiamo decisi due importanti e che ci premono particolarmente: il raddoppio della linea ferroviaria Pistoia-Lucca, su cui abbiamo stanziato 200 milioni, e la Darsena Europa senza cui il porto di Livorno rischia di non avere prospettive e a cui abbiamo destinato altri 170 milioni". 

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