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Il marciatore Vito Di Bari in maglia Virtus Lucca

vito di bari 2Nuovo arrivo in casa Virtus, che va nuovamente ad aggiudicarsi un gioiello della atletica leggera italiana. Stiamo parlando di Vito Di Bari, marciatore di razza ben conosciuto dagli appassionati del settore e riferimento nazionale per la sua disciplina, nella quale ha saputo eccellere ad ogni livello. Un acquisto tanto inaspettato quanto importante, perfettamente in linea con la strategia societaria che punta a rinforzare settori specifici con acquisti mirati al di fuori della provincia di Lucca senza togliere così spazio alle promesse locali, con lo scopo di competere in discipline trascurate dal nostro vivaio territoriale. Vito Di Bari, classe ’90 ed originario di Andria, ha ottenuto fin da giovanissimo importanti risultati internazionali come il bronzo alle olimpiadi under 18 di Ostrava nel 2007, e vanta una lunga militanza nelle Fiamme Gialle con le quali ha conquistato nel 2013 il titolo italiano assoluto di marcia sui 20 chilometri, diventando poi una presenza fissa negli appuntamenti in maglia azzurra. Un salto di qualità per la Atletica Virtus Cr Lucca che, grazie a Vito, adesso può puntare a titoli decisamente ambiziosi nella disciplina.


Come ti sei avvicinato all’atletica leggera?
Il mio primo approccio con lo sport è avvenuto in prima media alla mia scuola di Andria, dove annualmente venivano organizzate competizioni studentesche di corsa campestre. In una di queste occasioni una insegnanti di educazione fisica mi notò a causa della mia elevata resistenza, suggerendomi di coltivare questa qualità iscrivendomi alla Sd Belvedere Andria, che sarebbe diventata la mia prima società. Qui ebbi la fortuna di incontrare due persone straordinarie che seppero coltivarmi ed indirizzarmi: sto parlando di Angelo Summo (deceduto purtroppo nel 2007) e Giuseppe Tortora, che ancora oggi è il mio preparatore atletico. Inizialmente mi dedicai alla corsa fino a quando Summo, grande appassionato di marcia, mi propose di provare un cambio di disciplina: da lì fu subito amore, e nel giro di un anno mi classificai terzo in Italia.
La marcia è una delle discipline dell’atletica più faticose, sia fisicamente che mentalmente: cosa è che ti ha affascinato?
Il  succo è proprio quello: arrivare al limite della resistenza, e continuare ancora un po’. Si tratta di uno sforzo che va oltre il livello fisico perché quando arrivi alla soglia della stanchezza devi compensare con la testa, rimanere concentrato e arrivare in fondo alla gara. Uno sforzo di questo livello ti regala poi, alla fine di ogni gara e di ogni allenamento, una serenità e una sensazione di appagamento della quale, anche volendo, non riuscirei più a fare a meno.
Per questo hai ricominciato a gareggiare dopo lo stop dell’anno scorso?
Esattamente. Presi la decisione di fermarmi a causa di una infiammazione della pianta del piede che mi porto dietro da parecchi anni, e che nelle fasi acute mi faceva sentire limitato nell’attività agonistica. Ma a settembre mi sono accorto di non poter fare a meno della disciplina, quindi ho deciso di rimettermi in pista. Devo dire che il recupero è andato benissimo, e nonostante lo stop prolungato sono riuscito in allenamento a recuperare velocemente la forma fisica, anche più di quanto mi aspettassi. Adesso non vedo l’ora di misurarmi nuovamente in una gara agonistica.
Quali sono gli obbiettivi per il futuro?
Nell’immediato, dimostrare di essere rientrato al top della forma dopo il periodo di fermo. Per questo ho scelto di unirmi alla Virtus, che tra tutte le società che si sono dimostrate interessate è stata quella che mi ha offerto l’ambiente più sereno in cui tornare a competere. Dopo di questo, ovviamente l’obbiettivo è solo uno: conquistare nuovamente posizioni sui podi nazionali.

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