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La Fondazione Caponnetto: “Toscana terra di mafie”

Toscana terra di mafia, in maniera diffusa. A dirlo, nella presentazione del rapporto annuale sulle mafie in Toscana, nella sede dell’ordine dei giornalisti di Firenze, è il presidente della Fondazione Caponnetto, Salvatore Calleri.

Una decina di anni fa la fondazione Caponnetto coniò lo slogan La Toscana non è una terra di mafia ma la mafia c’è. Oggi quello stesso slogan “è diventato quasi soporifero e tranquillizzante, quindi inutile”, perché la Regione “in parte è ormai colonizzata dalla criminalità organizzata. Per capirci, è terra dove le mafie hanno un giro di affari di 15 miliardi di euro l’anno”.
Secondo Calleri, diversi i segnali “estremamente preoccupanti”, come gli “imprenditori che si rivolgono alle ‘ndrine per riscuotere i crediti”. Oppure come “il porto di Livorno, dove arrivano tonnellate di cocaina. Così tante che ci domandiamo se la criminalità organizzata non lo controlli almeno in parte”. C’è poi Pisa che, con Livorno, “è l’altra base strategica del traffico di sostanze stupefacenti”. In Toscana, in sostanza, “la mafia è spalmata e non c’è una terra messa peggio di un’altra: non esiste più un angolo di tranquillita’”.
Certo, aggiunge, “non è che le forze dell’ordine non hanno il controllo. Il nostro report si basa proprio sulla conduzione delle loro brillanti operazioni. Tuttavia non dobbiamo abbassare la guardia”, visto che “registriamo situazioni anche di auto omertà, la paura cioè di parlare di queste cose”. E la politica? “Sta facendo poco – risponde il presidente della fondazione – C’è poca attenzione anche a livello nazionale: ci sono molte operazioni antimafia, una grossa al giorno, ma se ne parla pochissimo. Eppure questo è il principale problema del paese”.

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