Attacchi di panico, come affrontarli al meglio

Una delle piaghe che più affligge la nostra società contemporanea è quella degli attacchi di panico. Questi, che arrivano improvvisi, dolorosissimi, quando meno te l’aspetti, sono sofferenze profondamente debilitanti che ci tolgono la voglia di godere delle cose, delle persone, della vita stessa. Gli attacchi di panico sono tremendi proprio perché – se lasciati incontrollati – ci portano a dover vivere la nostra vita con sempre meno gioia, con sempre più paura e sempre maggior insicurezza: la paura costante che un attacco di panico possa venire a farci visita da un momento all’altro ci porta a rinunciare a sempre più aspetti della nostra vita: gli amici, il lavoro, il viaggiare.

È una delle sensazioni peggiori che possiamo vivere. Sia chiaro, non voglio fare ‘la gara a quale problema ci fa soffrire di più’, semplicemente per me è importante affermare che l’attacco di panico con la tachicardia, il respiro affannoso, e tutto quello che una persona può vivere durante la sua esperienza, è un momento particolarmente doloroso. In certi casi arriva addirittura la paura di morire a causa delle fortissime sensazioni che possiamo vivere. Fortunatamente, di attacchi di panico, non si muore. Anzi. Si guarisce.
Quello su cui voglio farti riflettere oggi, in tema attacchi di panico, è questo: spesso vengono trattati come disturbi, come vere e proprie patologie, quando in realtà possiamo vederli in modo diverso, per alcuni sicuramente più utile. Possiamo vedere gli attacchi di panico non semplicemente come un problema da curare, un buco da tappare o una ferita su cui mettere un cerotto, ma come un segnale di pericolo che il nostro sistema nervoso ci comunica e ce lo comunica per una buona causa: farci evoluzione psicologica. Esattamente come la spia della benzina della nostra automobile, che si accende quando il serbatoio è vuoto – perché altrimenti rimarremmo a secco e con la macchina ferma – l’attacco di panico ci è la spia di qualcosa che nella nostra vita stiamo dimenticando di portare con noi: stiamo iniziando una carriera lavorativa senza portare con noi i nostri sogni o rischiando di perdere la nostra famiglia? Stiamo iniziando una nuova vita con una nuova persona, ma questa nuova vita rischia di farci allontanare dai nostri figli? Stiamo per fare un grossissimo investimento lavorativo e lo stiamo facendo senza avere tutti i conti sotto mano?
Al netto di questi esempi ti invito a interpretare l’attacco di panico come la spia di qualcosa di te che stai dimenticando. Qualcosa di veramente importante, a cui non stai dando lo spazio che merita. Che sia il tuo amor proprio, la tua famiglia o i tuoi sogni, poco importa: nella mia esperienza è sempre qualcosa di veramente importante che sta rimanendo in fondo alle cose da tenere in considerazione. E il corpo, l’inconscio, il sistema nervoso, te lo fa notare. Quindi, ecco cosa ti propongo di domandarti in caso di attacco di panico: “Cosa sto tenendo in disparte, di importante, di me?” A volte può bastare una domanda, a volte è necessaria una riflessione più prolungata, altre volte occorre rivolgersi ad un professionista psicologoper tornare a stare bene. Ma il succo è che, dopo aver colto il messaggio positivo che l’attacco di panico ti suggerisce, tu lo puoi cogliere, modificare le tue azioni e quindi agire più in linea anche con quella parte di te che era stata dimenticata. 
In questo modo gli attacchi di panico scompariranno. Non perché li hai sconfitti come se fossero dei mostri malvagi, ma perché – semplicemente – hai preso consapevolezza del loro messaggio. E lo hai utilizzato. Ovviamente con questo non voglio dire che non vadano presi i medicinali o di rifiutare le prescrizioni del medico curante, anzi. In certe situazioni è fondamentale l’uso dei farmaci, ma non è l’unica strategia. Altri rimedi sono quelli omeopatici i quali, a prescindere dalla percezione che chi li usa ha, non permettono di cogliere il significato psicologico di un attacco di panico. 
Quello che per me è fondamentale dirti è che gli attacchi di panico, nonostante la portata dolorosa dell’esperienza, nonostante le conseguenze limitanti che possiamo sviluppare, possono essere visti sia come un problema da cui guarire, ma anche come un messaggio da cogliere, per promuovere e aumentare il nostro benessere, la nostra salute psicologica e riprenderci in mano il nostro futuro. Quindi, le nostre speranze.

Antonio Amatulli
psicologo
www.psicologolucca.net

Antonio Amatulli è psicologo, consulente sessuale e coach professionista. Spinto dalla volontà di garantire risultati concreti per i suoi clienti, si è formato in numerosi ambiti tra cui: coaching, ipnosi e la terapia centrata sulla soluzione. Questo gli permette di poter ascoltare e aiutare in modo personalizzato e concreto chi chiede i suoi servizi. È autore di numerosi libri, tra cui Terapia solution building – Centrata sulle competenze dove sintetizza il suo attuale metodo di lavoro e il recente Psicologia solution building – Vivere la vita una soluzione alla volta – una raccolta gratuita dei suoi più apprezzati articoli del blog. Riceve su appuntamento e solitamente risponde entro 24 ore. Per informazioni, 329.0122086 o dott.amatulli@gmail.com

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