Comitato sanità: “Al San Luca non si rispetta la privacy dei pazienti”

“Nei documenti riguardanti le politiche della salute domina il concetto di centralità della persona. Ma è un concetto che purtroppo è spesso disatteso nella pratica organizzative del sistema sanitario, che sembra trascurare proprio la ‘centralità’ della persona ricoverata in ospedale in stato di sofferenza e fragilità per la quale è ancora più acuta l’esigenza di vedere rispettata la propria privacy”. Apre così la nota della rete dei comitati sanità che critica il metodo organizzativo
adottato all’ospedale San Luca nella distribuzione dei ricoverati nelle stanze.

“Da tempo ormai – continua il Comitato – la progettazione degli ospedali è sempre più ispirata a logiche di ottimizzazione e di risparmio, con riduzione dei posti letto. Così succede anche a Lucca, al San Luca, che in alcuni reparti – come medicina generale, ortopedia e neurologia – si ricoverano in una stessa stanza a due letti un uomo e una donna. E avviene con tale frequenza da farla ritenere ormai norma. Molti cittadini lucchesi lo hanno già vissuto sulla propria pelle. Non si rispetta più la elementare norma di ricoverare gli uomini in stanze per uomini e le donne in stanze per donne. Sembra paradossale – commenta il Comitato – ma è così. E vorremmo capire. Che senso ha far sottoscrivere al momento del ricovero un impegno in tema di privacy se poi si ignora il criterio basilare del rispetto per il singolo e la sua dignità? Perchè? Mancano i posti letto? E’ più economico e più ‘pratico’ così? Certo – scrive il comitato – a nostra memoria situazioni del genere a Campo di Marte non si verificavano. Questa scelta di promiscuità mette in discussione la finalità stessa dell’ospedale. La sua funzione. Che è quella di accogliere, curare e, se possibile, ristabilire. Ma in primis di accogliere. Che significa far sentire una persona che soffre, forse è spaventata, sicuramente ha bisogno di sentirsi tranquillizzata, per quanto possibile a proprio agio. E quella di ricoverare in una stanza a due letti una donna, mentre nell’altro letto e ricoverato un uomo non ci sembra un modo corretto di accogliere. Significa sicuramente creare una situazione di disagio su cui dettagli preferiamo non insistere. Del resto chi meglio degli operatori ospedalieri potrebbe elencarli? Perchè succede? Non è proprio possibile – eccezion fatta per rianimazione e terapia intensiva – mantenere la ‘tradizionale’ distinzione tra stanze femminili e stanze maschili? C’è una spiegazione convincente? Ci piacerebbe conoscerla – conclude il Comitato – Perchè non possiamo credere che si tratti di distrazione organizzativa collettiva. Ancora una volta, in nome del rispetto della dignità del cittadino, chiediamo risposte”.

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