Mente e migranti: intervento del professor Piccinni su Rai 1

Domani (22 settembre) dalle 14 a Palazzo Bernabei, ad Assisi, il professor Armando Piccinni, presidente della Fondazione Brf Onlus – Istituto per la ricerca scientifica in psichiatria e neuroscienze parteciperà alla prestigiosa manifestazione – che verrà trasmessa su Rai1 – Il cortile di Francesco. Prevista anche la partecipazione di figure di spicco della cultura nazionale e internazionale, come Ferzan Ozpetek, Carlo Cottarelli, Luigi Ciotti e Michelangelo Pistoletto. L’intervento del professor Piccinni verterà sulla trasformazione della mente nel tempo della migrazione. “Secondo un’indagine condotta dalla Fondazione Brf – spiega il presidente – e basata su studi internazionali focalizzati su campioni di migranti, si rivela come questi soggetti abbiano un’incidenza di psicopatologia più elevata rispetto a quanto si rilevi nella popolazione definita standard. Sono presenti maggiori disturbi d’ansia, depressione e psicosi. Fenomeni psichiatrici legati alle condizioni di stress che i migranti vivono e allo sforzo di adattamento che devono compiere”. Diventa allora necessario mettere a fuoco attraverso la psicologia e la psichiatria l’indole di chi arriva”.

Piccinni prosegue ricordando che “esiste attualmente un grande interesse per i migranti da un punto di vista politico, sociale, economico e finanziario. Tutto è centrato sulle relazioni del migrante con la società accettante e con le nazioni di provenienza. Esiste però uno scarso interesse per quelli che sono i vissuti del migrante, le motivazioni interiori che spingono questi uomini a tentare la fortuna, e quelle che sono le condizioni psichiche di queste persone all’arrivo nelle Nazioni di destinazione. Una conoscenza migliore di questi elementi psicologici e psicopatoloci ci aiutano a comprendere meglio quali siano le possibilità di adattamento e di inserimento nella nostra società. Le motivazioni che spingono il soggetto a migrare sono legate al temperamento. Alcuni partono, altri restano e questo non è giustificato dalla gravità della condizione, ma dalle spinte interne che rendono impossibile la partenza o inderogabile la fuga. Diventa necessario però ridefinire la credenza relativa alla capacità di inserimento. Non è infatti possibile prescindere dalla struttura di questi uomini, che è stata condizionata dall’interazione tra il loro patrimonio genetico e l’ambiente che hanno vissuto fino a prima di raggiungere il nuovo paese”.

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