Legge per l’architettura, Ricciarelli al Maxxi di Roma

Anche l’ordine degli architetti di Lucca darà il suo contributo nel pomeriggio di oggi (25 settembre) al terzo seminario Verso una legge per l’architettura – il quadro giuridico, in programma al Maxxi di Roma a partire dalle 17. Sarà il consigliere con delega alla cultura, Lorenzo Ricciarelli, a prendere la parola con un intervento dal titolo Ritorno al futuro – la legge per l’architettura nella Costituzione italiana. Gli incontri, promossi dal Maxxi, hanno “l’obiettivo di fare ordine su quello che è stato fatto fino ad ora, recepire quanto di buono è stato prodotto e utilizzarlo come base per dar vita a una proposta concreta”, come si legge sul sito internet dedicato all’iniziativa.

Architetto Ricciarelli, come si inserisce il suo intervento nel seminario di oggi?
Come consiglio di Lucca ci siamo interrogati su quelle che possono essere le politiche per la qualità dell’architettura e la centralità del progetto di architettura e dell’architetto all’interno di un processo di trasformazione urbana e del territorio. La filosofia del nostro consiglio è favorire il ruolo dell’architetto nella società e stiamo cercando di fare di tutto, dal punto di vista comunicativo, di idee, di presenze a tavoli di questo genere, per facilitare un processo di recupero. Abbiamo lavorato insieme a molti iscritti di Lucca per il congresso nazionale di luglio. Tra i contributi c’era la stesura di una bozza di legge per l’architettura – lavoro che ha fatto sì che il consiglio di Lucca si distinguesse nel panorama della Federazione toscana architetti nei lavori preparatori al congresso di Roma, nell’interesse di tutti i nostri iscritti e della nostra categoria, tengo a sottolinearlo.
Quale contributo porterà nella discussione al Maxxi?
Porterò un punto di vista alternativo rispetto a quello che verrà discusso. Leggendo con attenzione la Costituzione italiana diviene evidente che ci sono già i principi fondamentali di una legge per l’architettura, basta saperli interpretare alla luce dei problemi attuali. Una legge quadro deve essere chiaramente anche costituzionale e nell’articolo 9 della Costituzione troviamo concetti come ambiente, paesaggio, territorio, cultura. E l’architettura è sostanzialmente una questione di cultura.
Un architetto, in Italia, deve fare i conti con un patrimonio storico che in parte potrebbe ostacolare l’espressione del progetto. O no?
La memoria del passato è espressa dal linguaggio delle pietre e degli oggetti che richiamano il passato; il progetto del futuro è espresso dal linguaggio delle cose che ci circondano e dall’architettura. Il rapporto con la ricchezza del passato e con quella della natura presente è componente essenziale della dignità di oggi e soprattutto di domani. Il recupero delle eredità dal passato va inserito in un processo più ampio che tenga conto di quella eredità; ma non si limiti ad una attualizzazione delle città di pietra.
Quindi una rigenerazione capace di fare sintesi tra passato e futuro è possibile?
La rigenerazione deve promuovere concezioni nuove dello spazio pubblico, della sua fruibilità, dell’accesso ad esso da parte di tutti, della sua socializzazione e condivisione, del contributo essenziale del verde urbano, dell’inclusione e della partecipazione anziché della esclusione e della appartenenza. Prima che di regole, il problema è quello di una nuova cultura. Segnatamente: cultura del progetto di architettura. La riflessione sul progetto del futuro è in realtà un ritorno al futuro attraverso il passato. È un ritorno all’insegnamento di Ippocrate, che ricorda come l’ambiente influisca sullo stato di salute di chi lo abita. Il medico è un poco urbanista ed architetto.
E l’architetto? Che ruolo assume in questo processo di cultura degli spazi comuni?
Il suggerimento vale anche nel senso opposto: l’architetto deve essere in qualche modo un po’ medico, nella ricerca del benessere come fine e nell’evitare che l’opera sia di ostacolo al suo perseguimento. La sfida per una nuova legge sull’architettura, in attuazione dell’articolo 9 della Costituzione, deve essere affrontata con urgenza. È essenziale individuare le linee politiche di indirizzo per la valorizzazione, la promozione, la diffusione e il miglioramento dell’architettura; per l’educazione alla cultura architettonica; per le azioni di trasformazione dello spazio naturale e antropizzato; per la chiarezza dei termini, degli ambiti di applicazione e della competenza di chi opera per e nella architettura.

(foto di Siro Tolomei)

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