Stato Sociale, un fumetto per raccontare la periferia foto

Si intitola Andrea la prima graphic novel scritta dallo Stato Sociale, la band che con Una vita in vacanza si è aggiudicata il secondo posto all’ultimo festival di Sanremo e il premio della sala stampa Lucio Dalla. Edita da Feltrinelli Comics, la storia a fumetti è stata presentata oggi (1 novembre) a Lucca nella sala Robinson allestita nella chiesa di San Giovanni. Assenti giustificati, Lodo – partito questa mattina alla volta di Milano per i live di X-Factor – e Albi, in viaggio di nozze. Con loro, il disegnatore della Bonelli Luca Genovesi e Luca Valtorta, giornalista di Repubblica.

“Siamo un collettivo – spiega Checco – e ci piace firmare con il nome che abbiamo scelto per la band anche le avventure artistiche che vanno oltre la musica, che certo partono da uno di noi ma prima di arrivare a compimento traggono dalla condivisione nel gruppo linfa sempre nuova. È stato così per Andrea, nato da un’idea di Bebo, ed è così anche per Lodo a X-Factor: ci chiede continuamente pareri e consigli”.
Andrea è la seconda ‘fatica letteraria’ dello Stato Sociale, che nel 2016 aveva pubblicato il romanzo Il movimento è fermo, uscito per i tipi di Rizzoli. Un genere, quello della graphic novel, inedito per il gruppo. “Essere un collettivo ci rafforza e ci spinge ad affrontare terreni sconosciuti mettendo da parte la paura”, dice ancora Checco. “I fumetti, per me, sono stati pane quotidiano – racconta Carota – perché mio padre lavorava per la Panini. Sono stato uno di quei bimbi fortunati a cui le figurine non mancavano mai e potevano sempre dire ‘ce l’ho’ – scherza – e sono cresciuto con le storie dei supereroi Marvel”. Ma il lavoro firmato dallo Stato Sociale è qualcosa di diverso, una narrazione della periferia italiana oggi. “Andrea è una storia difficile – racconta Bebo – che ha iniziato a ronzarmi in testa due anni fa. Avevo tirato giù una paginetta di sinossi: avrei voluto svilupparla, farne un romanzo, ma Albi mi fece notare che forse avrebbe trovato espressione migliore attraverso un altro linguaggio. Poche settimane dopo il caso ha voluto che incontrassi in un bar il disegnatore Luca Genovese: siamo entrati in confidenza, ci siamo scambiati i contatti, e nel giro di poco tempo eravamo già al lavoro per questo romanzo a fumetti che è diventato Andrea”. Conferma il ‘colpo di fulmine’ con la storia pensata da Bebo Luca Genovese: “Ho letto il plot e immediatamente ci ho visto delle immagini – racconta il disegnatore – e l’opportunità di tornare a lavorare, dopo 7 anni, a una graphic novel, che richiede un impegno molto diverso, per conformazione editoriale, rispetto alla serialità dei fumetti Bonelli”. La storia di Andrea è quella di un ragazzo tra i 30 e i 40 anni con un passato traumatico, segnato da un lutto importante, e gestisce un bar nella periferia di Bologna. Vive con suo padre, tra i suoi affetti c’è il ragazzo delle consegne. Ha poche certezze, ma il bar è una di queste. Fino a che il Comune decide di riqualificare la zona e di demolire il palazzo dell’esercizio.
“È a quel punto – racconta Bebo – che il protagonista inizia a interrogarsi sulla sua vita, sulle scelte subite e non fatte, e sente il bisogno di un riscatto”. Una graphic novel che nel raccontare la storia di un personaggio finisce col parlare di una generazione, di un sostrato di vite e di umanità che si muove nelle periferie e che, spesso, non ha scelta: “La Bologna di Andrea – dice Bebo – è lontana dalle nuance di colore che la rendono centro vivace di cultura. È una periferia, un luogo dove non ci sono biblioteche, dove il servizio di trasporto pubblico è scarso e a una certa ora si interrompe. Ed è in luoghi come questo, dove l’interesse delle istituzioni spesso non arriva, che vive la maggioranza delle persone. Non ci si deve stupire, in assenza di welfare, in assenza di poli di aggregazione e socialità, in assenza di centri di produzione culturale, che le persone scrivano sui loro smartphone ‘viva il duce’. Ecco – conclude Bebo – con questa storia abbiamo voluto accendere l’attenzione sugli ultimi di oggi, come il nostro nome ci impegna a fare”. “Quando abiti in periferia e ti chiudono il bar di riferimento, puoi crollare – aggiunge Checco – e la routine è qualcosa che ammazza. Ma c’è una speranza, che la voglia di andare a vedere cosa c’è di là da noi abbia la meglio e sappia portare forza e stabilità”. Un finale aperto, quello di Andrea, e al tempo stesso un omaggio a Birdman di Alejandro González Iñárritu: dopo che tanti tasselli si sono messi a posto, lo Stato Sociale ha scelto di far continuare la parabola del protagonista nel lettore.

Elisa Tambellini

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