Hacker e fake news, ai Comics l’anteprima di Limes foto

Come cambia la geopolitica all’interno del web, fra guerre non convenzionali e fake news. Alla chiesa di San Giovanni si chiude in bellezza nell’ultimo giorno di Lucca Comics and Games con i giornalisti di Limes, Dario Fabbri e Nicolò Locatelli che anticipano i contenuti del numero di novembre della rivista. A moderare l’assessore Francesco Raspini, mentre ‘alle matite’, fra vignette e commenti disegnati, ci sono Alessandro Sesti e Tuono Pettinato.
Tante le sollecitazione e le domande da cui parte il lavoro di ricerca che la rivista ha messo in piedi: come funziona la geopolitica di internet ai tempi dell’utilizzo dei social network, chi controlla chi e chi comanda nella guerra cibernetica.

“Il 99 per cento di tutte le comunicazioni – spiega Dario Fabbri – viaggiano su cavi sotto gli oceani e sono un milione di chilometri di rete in fibra ottica. Quindi un primo discrimine sta già nel fatto di chi controlla l’accesso a questa rete e chi può impossessarsi dei suoi contenuti. Lo spionaggio esiste fin dall’alba dei tempi moderni, ma si tratta di un esercizio molto dispendioso sia dal punto di vista economico sia per il rischi fisico. L’avvento dei social network, in qualche modo, trasforma lo spionaggio. Si passa da uno spionaggio verticistico a uno spionaggio che riguarda decine di milioni di persone ed è fatto di una serie di pratiche che servono a conoscere i cittadini in qualche modo meglio rispetto a quanto non li conaoscano i governanti”. “C’è una ragione – prosegue Fabbri – per cui gli antagonisti degli Stati Uniti come Cina, Corea del Nord, Iran, Russia, in qualche modo il Brasile, hanno difficoltà ad aprire all’utilizzo dei social network americani”.
Del rapporto tutto interno ai centri di potere negli Usa parla invece Nicolò Locatelli: “Di tutti i centri di potere americani – spiega – la Silicon Valley è l’unico che non si è percepito come parte integrante del sistema di potere statunitense nel senso degli obiettivi geopolitici. Come contraltare c’è la Cina, che è una potenza in ascesa ed è l’unica con una capacità economica in gradi di creare un vero rivale di internet. C’è da superare un tema di lingua e di cultura da superare ma non è impossibile. Le altre realtà, invece, possono sono fare battaglie di retroguardia”.
Circa le guerre cibernetiche Fabbri spiega lo scenario attuale: “È un ambito nuovo dell’arte militare – spiega – in cui nessuno è entrato sul serio. Nessuno sa con certezza quali sono le reali distanze e chi partecipa a questa guerra. Di sicuro esiste un paese egemone, come gli Stati Uniti, anche solo perché a lungo internet è esistito solo lì. Il costo della guerra cibernetica, però, è molto più basso rispetto a quello di una guerra convenzionale. Questo comporta due corollari. Per prima cosa anche potenze minoti possono dire la loro in ambito cibernetico e poi c’è la corsa a mascherare il più possibile le proprie capacità”. “Non ci sono state – spiega Fabbri – ancora grandi guerre cibernetiche, che potrebbero avere tutte grandi conseguenze. Gli attori, comunque, sono noti: ci sono gli Stati Uniti, che tendono a sminuire la proprio potenza perché percepiti come egemoni, la Russia che invece tende a dimostrare di più rispetto a quanto effettivamente. Poi c’è la Cina che al momento è più che altro impegnata nello spionaggio industriale e potente che utilizzano l’hackeraggio in chiave prettamente difensiva, come il nostro paese e gran parte dell’Europa occidentale e paesi come Iran e Turchia, che cercano di evitare che altri intervengano sulla propria rete. L’Iran, peraltro, è un paese che ha vissuto un vero e proprio attacco da parte di Usa e Israele quando nel 2019 un virus mandò in tilt le centrifughe di una centrale nucleare fermandone la produzione”.
Scenari su cui si innesta il tema delle fake news, la disinformazione consapevole che viene diffusa attraverso la rete e i diversi canali di comunicazione.
Un lavoro, anticipato a Lucca, che a novembre troverà la sua sostanza nel volume di Limes.

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