Un dono al vescovo Castellani per i 50 anni dall’ordinazione

Un dono al vescovo per l’ultima messa avanti all’intero presbiterio.
In occasione della messa crismale, celebrata nel giorno del Mercoledì Santo nella cattedrale di San Martino, i presbiteri e i diaconi hanno donato a  Castellani un calice in occasione dell’anniversario del 50esimo anniversario della sua ordinazione presbiteriale. Un dono, a nome delle comunità parrocchiali e di ogni realtà della chiesa lucchese, che è stato offerto anche per il compimento della missione del vescovo Italo a Lucca. “E’ un piccolo segno di rendimento di grazie a Dio per i benefici ricevuti mediante il suo ministero episcopale in mezzo a noi”, ha detto il vicario generale monsignor Michelangelo Giannotti accompagnando il dono.

Durante la celebrazione eucaristica che chiamava a raccolta l’intero clero dell’arcidiocesi e officiata proprio da monsignor Castellani, i presbiteri hanno ringraziato il vescovo Italo, ha proseguito monsignor Giannotti, “per il suo generoso e instancabile ministero episcopale verso i fedeli e verso ogni uomo e donna, anziano, giovane e bambino, ammalato e sano, profugo e bisognoso che ha incontrato sul suo cammino”.
“Caro Arcivescovo – ha aggiunto il vicario generale – la responsabilità diretta può cessare ma l’affetto e le relazioni si fanno più intense e più forti, come quelle dei nonni, come ci ricorda spesso Papa Francesco”. E, infine: “Vada e venga come crede meglio, ma sappia che qui è la sua famiglia, qui la sua casa”: così ha concluso il saluto monsignor Giannotti, a nome di tutto il presbiterio, prima di ringraziare ancora il vescovo Italo per la sua missione a Lucca.
Il calice offerto vede sul piede, di forma circolare, un’incisione del labirinto della cattedrale di Lucca e l’effigie del Volto Santo. Sul fusto è presente un nodo realizzato in pietra di Guamo, un riferimento al territorio lucchese e alla città. Infine, anche il sottocoppa riprende un motivo presente nella facciata della cattedrale. L’opera è stata realizzata dell’argentiere Cesare Giovacchini.

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