Rifiuti, commissione d’inchiesta chiude i lavori: ecco le linee guida

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Un lavoro serrato, durato undici mesi, nel corso dei quali si è battuta la regione sito per sito, sono stati chiamati ed ascoltati soggetti pubblici e privati, sono stati depositati e messi agli atti materiali di analisi, relazioni, approfondimenti su gestioni societarie, flussi e fabbisogno impiantistico. Il resoconto sull’attività della commissione d’inchiesta nata dallo scandalo rifiuti delle ditte Lonzi e Rari di Livorno, fotografa un primo elemento positivo per la Toscana: sul territorio regionale non ci sono, ad oggi, discariche poste sotto sequestro.

Restano, ed è quello emerso nel corso della conferenza stampa di presentazione della relazione finale, criticità riconosciute da tutti i commissari, a partire da presidente e vicepresidente, Giacomo Giannarelli  e Francesco Gazzetti. Ma il lavoro di indagine, hanno rilevato i due, è stato proficuo, approfondito e di grande importanza per la cittadinanza. Lo dimostra il voto sul documento di chiusura dei lavori che sarà trasmesso al Consiglio – ma che raggiungerà livelli regionali, nazionali ed europei –, arrivato a maggioranza e che ha registrato la convergenza tra il principale gruppo di maggioranza e il secondo di opposizione.
Quanto contenuto nella relazione, in particolare nelle conclusioni, è uno stimolo, hanno spiegato Giannarelli e Gazzetti, per interpretare al meglio le necessità del sistema di gestione rifiuti in Toscana. Superate le divergenze politiche attraverso un lavoro di limatura e ricerca di obiettivi collettivi, la “commissione d’inchiesta in merito alle discariche sotto sequestro e al ciclo dei rifiuti” avanza sette proposte concrete maturate e sviluppate grazie al confronto e alle visite sul campo che comprendono un nuovo modello di governance dei rifiuti, una nuova normativa sui cosiddetti codici a specchio, nuovi criteri di assimilazione, nuove norme antincendio e antintrusione, ma anche per la definizione dei distretti per l’economia circolare e la diffusione delle buone pratiche.
Sette punti a servizio della comunità toscana e delle istituzioni nei quali nulla è stato trascurato o omesso, nulla è stato tralasciato o nascosto hanno più volte ribadito presidente e vicepresidente. Tra le proposte, particolare importanza è stata data alla necessità di superare l’incertezza normativa relativa ai codici specchio (ossia il sistema di classificazione che determina la natura dei rifiuti, pericolosi o non pericolosi), il rafforzamento della disciplina dei dispositivi antincendio e antintrusione nelle discariche per un effettivo avanzamento dei livelli di sicurezza e di prevenzione. E sul tema dei reati ambientali, genesi di questa commissione, è chiaro nella relazione l’invito alla Giunta ad aprire un tavolo istituzionale con Arma dei carabinieri, Arpat e Asl per la redazione di un protocollo d’intesa che rafforzi le interazioni e assicuri un’alta tutela.
Sui punti politici che distanziano i commissari, se l’accordo è stato trovato nell’utilità di un documento per il sistema Toscana e per il rispetto di normative e indirizzi che guardano all’economia circolare in modo sempre più stringente, non è comunque mancata un’analisi delle diverse posizioni. Il presidente della commissione ha ricordato l’imminente scadenza dell’attuale piano regionale sui rifiuti e la necessità di una nuova governance che, a detta di Giannarelli, dovrà comunque essere sviluppata a partire da un modello preciso: dimensionamento degli Ato e approccio al sistema dal punto di vista ambientale, economico- finanziario e di controllo da parte dei territori.  
La dialettica a tratti anche forte all’interno della commissione è stata ricordata dal vicepresidente che ha parlato di un risultato finale privo di strumentalizzazioni politiche. Il lavoro fatto, ha rilevato, è stato di approfondimento di tematiche importanti per la vita della comunità toscana. Il dato di rilievo certificato dalla commissione, ossia che ad oggi non ci sono discariche sotto sequestro, si affianca al fatto che è stato dimostrato come la Toscana sia dotata di anticorpi tali da contrastare condotte criminali anche grazie alla presenza di istituzioni di alto profilo. Tra i tanti temi forti ricordati da Gazzetti, anche il proposito di avanzare spunti, sollecitazioni, contributi e proposte che non rappresentano un compromesso politico ma la volontà di fare un passo avanti, ha spiegato.
Il percorso fatto dalla commissione è stato giudicato utile e positivo da Marco Casucci, che tuttavia ha spiegato il voto di astensione sulla relazione finale giudicata, soprattutto nelle conclusioni, troppo debole: non rispecchia il lavoro di indagine. A detta del consigliere, occorreva più coraggio perché le criticità che caratterizzano il sistema di gestione degli ultimi anni sono confermate anche grazie al lavoro della commissione d’inchiesta.
L’istantanea della Toscana registrata dalla commissione contiene posizioni opposte non solo a livello di forze politiche. Secondo Maurizio Marchetti la nostra regione è insieme un’oasi felice per il Noe – come emerso nel corso dell’audizione con alti livelli dell’Arma – e una terra in parte colonizzata dalla mafia come dichiarato dal presidente della Fondazione Caponnetto. Una diversità di posizioni che genera imbarazzo e che si unisce alla situazione registrata nel corso del sopralluogo a San Marcello Piteglio dove, ha ricordato Marchetti si è certificata la chiusura dell’impianto di Tana Termini, anche per rischio frana, salvo poi constatare una trasformazione in corso e quindi una riapertura.
Di diverse visioni ha parlato anche Tommaso Fattori, che pure ha riconosciuto la bontà di una relazione condivisa nei punti fondamentali: la visione di un’economia circolare come obiettivo comunque da raggiungere, la piramide prevista dalle direttive europee che mette le discariche, pur non sotto sequestro, in fondo alla gerarchia. La volontà che questa visione diventi patrimonio comune di forze politiche che pure hanno punti di vista divergenti su governo dei rifiuti e dimensionamento, è elemento apprezzabile e da certificare con un’unica relazione.
Anche Monica Pecori ha ricordato lo sforzo raggiunto nel limare un documento che rappresenta una sintesi importante, ma soprattutto una richiesta di impegni alla Giunta per un nuovo modello di governance e per un nuovo piano regionale che tenga conto di quanto approfondito dalla commissione. E tra i tanti punti, Pecori ha citato le problematiche legate ai sistemi antincendio nelle discariche ricordando quanto dichiarato dallo scrittore e giornalista Rai Valter Rizzo, sentito in commissione: i roghi sono quasi sempre legati ad attività criminali e di stampo mafioso.
A margine, la consigliera Serena Spinelli, ha parlato delle conclusioni della relazione finale come la traccia di un percorso impegnativo, e ha osservato che, pur nelle diverse posizioni politiche, la commissione è riuscita a condividere un obiettivo preciso: tendere progressivamente verso un’economia di tipo circolare, per il riciclo e il riutilizzo dei rifiuti. Un impegno, ha spiegato Spinelli, che riguarda le politiche regionali e che coinvolge anche i territori, chiamati a modificare modelli di produzione e ciclo dei rifiuti in questa direzione e verso una prospettiva di ‘rifiuti zero’.

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