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Ue provincia degli Usa, Brexit per salvare la Gran Bretagna: a Lucca le analisi di Limes

Prima gli italiani? Solo uno slogan. In pratica un modo di raccontarcela, ma che nasconde, alle spalle, una realtà geopolitica completamente diversa. E che può ribaltare del tutto quella che è la vulgata del dibattito politico nazionale ed europeo. E forse per questo è meglio dire prima gli Usa o la Russia. O prima la Cina.
Questa, almeno, l’interpretazione ‘scientifica’ di Limes, che, con il giornalista Dario Fabbri, ha presentato martedì sera (15 maggio) il nuovo numero della rivista dedicato, nel mese delle elezioni europee, proprio al vecchio continente.
Dopo l’introduzione di Luca Rinaldi, che ha parlato a nome del presidente della Fondazione Banca del Monte, Oriano Landucci, in qualità di padrone di casa, dell’assessore Francesco Raspini e dellav vicepresidente del Club Limes Pisa, Ilaria Genovesi, Fabbri ha iniziato una lunga analisi sull’Europa come ‘oggetto’ politico. Un territorio, in sostanza, che più che essere protagonista dello scacchiere geopolitico internazionale è, secondo l’analisi di Limes, terreno di scontro delle grandi potenze internazionali, principalmente Usa, Russia e Cina.

Stati Uniti che, ha ricordato Fabbri, avrebbero cambiato atteggiamento nei confronti di una “loro creatura” come l’Unione Europea, in funzione antitedesca. Di qui l’appoggio, più o meno palese, ai movimenti sovranisti nelle diverse nazioni, che hanno nel loro programma l’intenzione di depotenziare le istituzioni europee così come trasformate dopo il trattato di Maastricht e la nascita dell’Unione Europea. A conferma di questa inversione di tendenza della politica statunitense nel continente europeo anche una inversione di tendenza nella presenza del contingente militare Usa nei diversi paesi, aumentato negli ultimi anni nonostante affermazioni “di facciata” di disimpegno e superamento della Nato.
A fare da contraltare alla posizione americana e alla sua volontà egemonica, la Russia e la Cina. Una Russia per cui la volontà di distensione dei rapporti da parte degli Stati Uniti (voluti già dall’amministrazione Obama e proseguiti con Trump) sarebbe ostracizzata proprio “dall’interno” del paese a stelle e strisce. Una Cina che, invece, attraverso la “Via della Seta” sta puntando forte proprio al cuore dell’Europa, la Germania. Trovando anche nell’Italia un luogo strategico con il porto di Trieste nel mirino, luogo da cui passano il 100 per cento degli idrocarburi diretti verso la Baviera.
Eppure, analizza Fabbri, l’Europa rappresenta un luogo importante nello scacchiere politico internazionale non solo perché ‘culla di civiltà’ ma perché ancora all’avanguardia, anche rispetto all’Oriente, per capacità organizzative, culturali e industriali. Una situazione che non può, almeno finché l’Europa non diventerà davvero “soggetto politico” in quanto tale, che rendere il nostro continente campo di battaglia di interessi altrui.
Un cenno anche alla questione Brexit. Una vicenda che, secondo Fabbri, ha poco a che fare con i rapporti fra Gran Bretagna e Unione Europea ma che è tutta legata a questioni di politica interna. La Ue, infatti, sarebbe per l’Inghilterra, nazione che difende e domina sulla Union Jack, fautrice dei regionalismi e quindi in qualche modo favorirebbe le mire indipendentistiche di Scozia e Galles e il progetto di unificazione dell’Irlanda. Di qui la volontà di uscire dall’Europa per ‘salvare’ quel che resta dell’impero britannico.
Questo, e altro, nel volume in edicola e libreria nel mese di maggio per un tema che ha trovato nuovamente il plauso del pubblico lucchese.

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