Accoglienza, ok alla nuova legge regionale. Inammissibili gli emendamenti, Lega annuncia ricorsi

Il consiglio regionale ha approvato la nuova legge per la tutela dei bisogni essenziali della persona umana, che modifica la normativa regionale già in vigore per l’accoglienza, l’integrazione e la cura dei cittadini stranieri in Toscana. Il testo è passato con 24 voti a favore (Partito Democratico, Sì-Toscana a sinistra, gruppo misto) e 10 voti contrari (Lega, Movimento 5 stelle, Forza Italia, Fratelli d’Italia), a conclusione di un serrato dibattito e un acceso confronto, che ha protratto fino alle 19 la seduta iniziata questa mattina. L’aula ha respinto 16 ordini del giorno presentati dal gruppo della Lega e un ordine del giorno di Forza Italia. Respinti anche quattro emendamenti abrogativi con i quali il gruppo Lega chiedeva la cancellazione dei singoli articoli del testo di legge in approvazione. Giudicati inammissibili oltre 2mila 200 emendamenti presentati ancora dalla Lega e dalle altre forze di opposizione del centrodestra.

Il presidente del Consiglio regionale, Eugenio Giani ha motivato in aula la valutazione di inammissibilità, facendo riferimento al regolamento: “L’articolo 140 dice espressamente che gli emendamenti al testo di una proposta di legge, quando incidono sulla motivazione, devono contenere anche la relativa proposta di modifica al preambolo”, ha affermato il presidente. I consiglieri del gruppo Lega hanno apertamente contestato l’interpretazione e la conseguente decisione assunta del presidente dell’assemblea e preannunciato ricorso ad altre sedi, governo e prefettura, per chiedere, come ha spiegato il portavoce dell’opposizione Jacopo Alberti, “che la seduta del Consiglio venga invalidata”, in ragione di una “evidente forzatura del regolamento”.
Approvato infine un emendamento del Partito Democratico con il quale è stato cassato il comma 3 dell’articolo 3, superando così l’iscrizione al servizio sanitario regionale degli stranieri dimoranti in Regione in possesso di idoneo titolo di soggiorno, al fine di “prevenire possibili obiezioni di legittimità – ha spiegato il capogruppo Pd, Leonardo Marras –, senza con questo sottrarre l’offerta della prestazione”.

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