Con gli Scorpions la storia del rock sul palco del Summer foto

“È stata una notte che non dimenticheremo. Grazie a tutti”. Così gli Scorpions, protagonisti questa sera (27 luglio) sul palco del Lucca Summer Festival di una serata memorabile, una vera e propria celebrazione del rock. Una serata che non è stata rovinata nemmeno dalla pioggia, caduta copiosamente fino a pochi minuti prima del concerto.

Nell’unica data italiana del suo Crazy world tour, la band tedesca fondata dal chitarrista Rudolf Schenker ha ripercorso oltre 50 anni di carriera proponendo ai tanti fan presenti – molti gli stranieri anche in questa piovosa serata di fine luglio – i suoi brani più famosi e amati. Dai pezzi più heavy metal alle ballad che li hanno resi famosi al grande pubblico come Holyday e Wind of Change, accolte dal pubblico con delle vere e proprie ovazioni.
Gli Scorpions sono probabilmente i maggiori esponenti mondiali del genere hard rock insieme agli Ac/Dc e ai Deep Purple e, nonostante gli oltre 50 anni di attività, i 25 album pubblicati e i vari cambi di formazione, sono ancora più in forma che mai. Lo formazione attuale si basa sull’inconfondibile voce di Klaus Meine, il virtuoso chitarrista Matthias Jabs e lo stesso Rudolf Schenker, che oltre ad essere il fondatore del gruppo è anche il principale compositore. La band tedesca ha regalato alla platea un concerto rock in piena regola con grandi assoli di chitarra e di batteria, alternando pezzi rock a brani più lenti. Un qualcosa di inusuale per il palco del Summer festival, abituato ad altre sonorità, ma che è stato molto apprezzato dai fan.
C’era un po’ di preoccupazione per fino a pochi minuti prima dall’inizio del concerto a causa delle condizioni meteo proibitive. La band esce sul palco alle 21,40 visibilmente preoccupata ma il dio del rock ha deciso che stasera di deve suonare e quindi si pare con la movimentata Going out with a bang, brano che apre l’album Return to Forever del 2015 con cui la band ha dimostrato di essere ancora più vitale e creativa che mai. Si prosegue con la riproposizione di alcuni tra i brani risalenti al periodo di maggior successo della band, tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta. Make it real, tratta dall’album Animal Magnetism del 1980, uno degli album dalle sonorità più heavy metal della band tedesca e molto amato dai fan; la particolarissima Is there anybody there dall’album Lovedrive del 1979, un brano dalle ritmiche reggae ma con chitarre molto potenti che danno un risultato davvero suggestivo; si rimane nei primi anni Ottanta con The Zoo dall’album Animal Magnetism, un rock blues che esalta le doti vocali del cantante Klaus Meine a cui segue la splendida Coast to Coast, brano strumentale che esalta invece le chitarre di Rudolf Schenker e Matthias Jabs.
Il concerto prosegue poi con uno splendido medley dedicato ai primi lavori della band negli anni Settanta dove il gruppo e tutto il pubblico presente si scatenano a ritmo di rock: Top of the Bill, Steamrock Fever, Speedy’s Coming e Catch Your Train. Si torna poi avanti nel tempo con la bellissima We built this house forever tratta da Return to Forever, brano dove la band dimostra tutta la propria capacità compositiva. Dalla composizione all’esecuzione con Delicate dance dove il visrtuoso chitarrista Matthias Jabs si prende il centro della scena emozionando con il suo assolo i fan incantati.
Arriva poi finalmente il momento di riprendere fiato: si passa ad un set acustico dove la band propone due delle sue ballad più famose ed amate come Holyday e Sand me an angel, ma è con l’arrivo delle prime note di Wind of change, fischiettate dal cantante Klaus Meine, che la piazza va in delirio cantando a squarciagola.
Ci si avvia alla conclusione e si ritorna su ritmi più rock con un altro splendido medley che racchiude Bad boys running wild, I’m leaving you e Tease me please me. Non sarebbe un concerto rock senza un assolo di batteria. Così, prima del gran finale, è Mikkey Dee a prendersi la scena con il pubblico che batte a ritmo. Il gran finale è dedicato ad altri due capolavori della band: Blackout, traccia che da il nome all’album del 1981 ed infine Big city nights da Love at first sting del 1984. A questo punto il gruppo lascia il palco davanti al pubblico esultante che richiama a gran voce i propri beniamini per il bis: non si può chidere il concerto senza due canzoni simbolo della band.
Ecco allora che Schenker e soci tornano ad imbracciare gli strumenti per il gran finale. Dapprima arriva un’esecuzione da brivi della splendida ballad Still loving you da Love at first sting, e poi quello che è un po’ l’inno della band e di almeno tre o quattro generazioni: Rock you like a hurricane, brano che fa saltare tutta la piazza. La più degna conclusione di questa messa rock.
Nel frattempo aveva anche smesso di piovere ma non avrebbe fatto molta differenza.

Luca Dal Poggetto

Le foto di Giuseppe Cortopassi

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