Canapa e soldi in casa, in carcere il ‘dottor cannabis’

Nuovi guai giudiziari per il dottor Fabrizio Cinquini conosciuto alle cronache come ‘dottor cannabis’, titolo del suo libro autobiografico. L’udienza di convalida è andata peggio del previsto per il dottore, che dai domiciliari è stato trasferito nella tarda mattinata di oggi al carcere di Lucca.
Ieri (12 agosto) l’inizio di questo nuovo iter giudiziario che ha visto coinvolto il medico che coltiva canapa indiana a scopi terapeutici, a suo dire, e che per gli inquirenti è invece responsabile di coltivazione, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

I carabinieri di Lucca su ordine del pm Salvatore Giannino hanno fatto irruzione nell’abitazione del medico per una perquisizione domiciliare all’interno delle indagini avviate a giugno scorso che avevano portato all’arresto del dottor Cinquini, trasferito all’epoca ai domiciliari, e per il quale successivamente il gip del Tribunale cittadino aveva stabilito il solo obbligo di firma in attesa del prosieguo dell’inchiesta.
Oggi il giudice monocratico del tribunale lucchese invece dopo che i carabinieri avevano ritrovato circa 22 chili di canapa, e 4mila euro in contanti, 2500 dollari americani e altro materiale, ha convalidato l’arresto dei carabinieri deciso per la custodia cautelare in carcere per il medico e per la detenzione domiciliare per la sua convivente, Lucia Pescaglini. Entrambi gli indagati sono difesi dall’avvocato Carlo Alberto Zaina del foro di Rimini e Stefano Franchi del foro di Lucca. Chiesti dai legali dei due indagati i termini a difesa e per l’udienza di merito è stata stabilita la data del 19 settembre prossimo.
Pochi mesi fa la Cassazione aveva confermato una condanna a 2 anni e 8 mesi sempre per reati legati alle sostanze stupefacenti, sempre marijuana, per fatti che risalivano al 2013. Un procedimento giudiziario cominciato dall’autodenuncia dello stesso medico, che, dopo aver invitato diversi giornalisti per mostrare la sua coltivazione di cannabis a scopo medico e di studio scientifico, fu arrestato dai carabinieri nel 2013. In primo grado fu condannato a 6 anni di carcere e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, oltre a pagare una multa di 30mila euro, sulla base della Fini-Giovanardi, che fu dichiarata incostituzionale di lì a poco. E per questo motivo la corte d’appello, nel 2015, revocò l’interdizione e ridusse la pena a 2 anni e 8 mesi, come confermato dalla Cassazione. Fabrizio Cinquini da anni si batte per affermare le doti terapeutiche della cannabis. Lui che le ha scoperte direttamente su di sé, quando lo aiutò a guarire dall’epatite C contratta nel 1997 mentre prestava servizio su un’autoambulanza. Da allora non hai mai nascosto le sue intenzioni di coltivare diversi ceppi di cannabis medicale, da lui stesso selezionati per il trattamento di diverse patologie.
Ora dovrà restare in carcere almeno fino alla sentenza del tribunale del riesame al quale si rivolgerà il suo avvocato che, sentito sull’ennesimo guaio giudiziario” del suo cliente ha affermato: “Ritengo decisamente sproporzionato il provvedimento del gip sia per Fabrizio Cinquini sia per Lucia Pescaglini. Dimostreremo in sede di riesame che si tratta di cannabis light con principio attivo basso e nella norma a differenza della marijuana illegale. Al momento non ho altro da dire in merito”. La parola passa dunque al tribunale di Firenze, per quanto riguarda le misure cautelari dei due indagati, per una vicenda che continuerà comunque a far discutere.

Vincenzo Brunelli

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