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Quel sottile limite fra informazione e pubblicità

La quarta puntata del nostro viaggio nella deontologia professionale dei giornalisti, vista nell’ottica del diritto dei lettori ad essere informati correttamente, tocca un punto delicato. Che è quello dei limiti nel rapporto fra informazione e pubblicità. Una serie di norme dell’ordine dei giornalisti, infatti, hanno nel tempo chiarito come può essere garantita una corretta informazione al cittadino che ha il diritto di non vedersi “vendute” come notizie quelle che in realtà sono informazioni pubblicitarie a pagamento.
Occorre, insomma, una netta distanza fra chi fa informazione e chi invece raccoglie pubblicità per garantire al lettore che l’informazione, secondo quanto già detto sul diritto di cronaca, risponda ai principi di verità, utilità sociale e continenza nell’uso del linguaggio.

Alcune delle norme su informazione e pubblicità sono contenute nella Carta dei Doveri del giornalista sottoscritta nel 1993. Vi si legge, tra l’altro che “i cittadini hanno il diritto di ricevere un’informazione corretta, sempre distinta dal messaggio pubblicitario e non lesiva degli interessi dei singoli. I messaggi pubblicitari devono essere sempre e comunque distinguibili dai testi giornalistici attraverso chiare indicazioni“. Inoltre, si legge ancora, “Il giornalista è tenuto all’osservanza dei principi fissati dal Protocollo d’intesa sulla trasparenza dell’informazione e dal Contratto nazionale di lavoro giornalistico; deve sempre rendere riconoscibile l’informazione pubblicitaria e deve comunque porre il pubblico in grado di riconoscere il lavoro giornalistico dal messaggio promozionale”. Infine “il giornalista non assume incarichi e responsabilità in contrasto con l’esercizio autonomo della professione, né può prestare il nome, la voce, l’immagine per iniziative pubblicitarie incompatibili con la tutela dell’autonomia professionale. Sono consentite invece, a titolo gratuito, analoghe prestazioni per iniziative pubblicitarie volte a fini sociali, umanitari, culturali, religiosi, artistici, sindacali o comunque prive di carattere speculativo”.
Ulteriori indicazioni sono contenute invece nella carta informazione e pubblicità, firmata fin dal 1988 da Federazione Nazionale della Stampa, Ordine dei Giornaliesi e associazioni di categoria delle agenzie di pubblicità e studi di comunicazione. Interessante la premessa del testo dove si legge che “il cittadino è titolare del diritto ad una corretta informazione. Nei confronti del pubblico (lettore-ascoltatore) la responsabilità della correttezza dei messaggi è – ciascuno per la sua parte – delle categorie professionali delle comunicazioni di massa”. Nello specifico le parti convengono, fra l’altro che “per l’attività professionale non si dovrà accettare, richiedere od offrire (anche se con il consenso del datore di lavoro o committente) compensi di alcun genere (anche sotto forma di “cambio merci”, regali, pranzi o cene, ndr) che possano confondere o sovrapporre i ruoli professionali” e che “le attività economiche, i beni (prodotti e servizi) e le opinioni di singoli enti e gruppi possono essere soggetto di messaggio pubblicitario, di attività di relazioni pubbliche o di informazione giornalistica, senza alcuna limitazione o censura né reciproco condizionamento, nel solo rispetto delle leggi vigenti o delle norme di autodisciplina. Ma il “tipo” di messaggio deve essere riconoscibile e la collocazione di messaggi di natura diversa deve essere distinta”.
A vigilare sl rispetto delle norme è attivo un comitato permanente formato da un rappresentante di tutti gli organismi firmatari che può sottoporre le diverse situazioni agli organi di vigilanza e autodisciplina delle singole categorie. Ad esso possono presentare segnalazioni o richieste iscritti alle singole organizzazioni oppure semplici cittadini.

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