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Un vagone carico di prodotti tipici locali, prima tappa per il treno verde di Legambiente foto

Esempi di innovazione e tradizione per produzioni di alta qualità in Toscana: dalle antiche varietà di grano all’olio; dal tartufo a carni pregiate, ma anche foraggi e erbe mediche, ortaggi, frutti. Tutto coltivato e prodotto con metodi biologici e con varietà tradizionali da aziende e cooperative che hanno scelto di innovare il loro processo di produzione e trasformazione rispettando la biodiversità dei luoghi, l’ambiente e la qualità delle materie prime, con una grande attenzione verso il sociale. Sono queste alcune delle eccellenze della produzione agricola di qualità della Toscana consegnate al Treno Verde dagli Ambasciatori del Territorio che questa mattina (23 marzo) hanno inaugurato la tappa di Arezzo del convoglio ambientalista (in sosta al binario 1 della stazione di Arezzo fino domani). Prodotti, ma soprattutto storie ed esperienze che accompagneranno il viaggio2015 dellastorica campagna nazionale di Legambiente e Gruppo Ferrovie dello Stato dedicato all’agricoltura e all’alimentazione in vista di Expo Milano, l’esposizione universale su alimentazione e nutrizione in programma dal primo maggio nel capoluogo lombardo.

Gli Ambasciatori del Territorio, iniziativa promossa da Legambiente e Alce Nero, ha avuto per protagonisti agricoltori, realtà agricole, pescatori che producono nel rispetto del patrimonio ambientale, sociale e culturale dei loro territori. Insieme a loro Legambiente ha presentato il suo Manifesto della Nuova Agricoltura, firmato questa mattina anche dall’assessore regionale alle Infrastrutture e mobilità della Regione Toscana Vincenzo Ceccarelli; dall’assessore ai Lavori pubblici del Comune di Arezzo Franco Dringoli; dall’assessore all’Ambiente del Comune di Arezzo Paolo Fulini e dal direttore Terre Regionali Toscane Claudio Del Re. Con loro Legambiente ha, inoltre, lanciato il “Progetto Conversione”, una sfida che si pone come obiettivo quello di aumentare le produzioni biologiche in Italia nei prossimi 6 anni, estendendole dal 10% al 20% della superficie agricola entro il 2020, liberando una vasta porzione di territorio italiano dai pesticidi. “Le esperienze che raccontiamo oggi a bordo del Treno Verde sono i rappresentanti di una Nuova Agricoltura sostenibile che è già all’opera da tempo in Toscana anche se la strada è ancora lunga e in salita – dichiara Beppe Croce, responsabile Agricoltura di Legambiente – A partire dai Biodistretti del Chianti che oggi raccolgono produzioni di alta qualità. Il 93% dei vigneti di Panzano, cuore della produzione d eccellenza del Chianti, oggi sono biologici. Quest’agricoltura potrà dare un contributo importante nella mitigazione dei cambiamenti climatici, potrà garantire cibo sano e di qualità (libero da Ogm e da sostanze pericolose per la salute umana), un lavoro dignitoso; che potrà aiutare a valorizzare il territorio ed offrire fonti di energia rinnovabile, materiali e prodotti alternativi alla petrolchimica. È anche e soprattutto un’agricoltura che può destare impegno professionale e passione soprattutto nei giovani – aggiunge Croce – riportandoli a questo antico mestiere, che richiede professionalità e cultura innovativa. è su quest’agricoltura e su queste esperienze che occorre investire”.
Esempi concreti che arrivano in una città, Arezzo, che tra l’altro è all’avanguardia in Italia nell’esperienza dei mercati quotidiani al coperto gestiti da produttori agricoli, prima con il mercato di Montevarchi e adesso con le esperienza del mercato delle Logge del Grano ad Arezzo. “Alla Regione Toscana riconosciamo il merito di avere per prima in Italia capito l’importanza di riportare i giovani a quest’antico mestiere attivando la Banca della Terra che già consentito di assegnare 500 ettari di terreni demaniali – aggiunge Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana -. È una regione che si è distinta per le normative sulla tutela e salvaguardia del germoplasma locale, attivando l’albo degli agricoltori custodi di questo patrimonio. Proprio per questo dalla Toscana può partire un modello di Nuova Agricoltura che può fare da apripista in Italia. Il nostro appello è che oltre a estendere sempre più le produzioni biologiche nei territori, la Regione deve ora investire in ricerca e innovazione per rafforzare queste esperienze e quelle che verranno offrendo un’assistenza tecnica sempre più all’avanguardia per chi decide di coltivare utilizzando metodi biologici”. Alle 16, invece, al dopolavoro ferroviario della stazione di Arezzo si terrà un incontro sul tema: Semi antichi e biodiversità, con Navdanya International, Donne in Campo, Università di Firenze, IIS Camaiti Pieve S. Stefano, nell’ambito del progetto LIFE SEMENte parTEcipata, a cui farà seguito uno scambio di semi e un aperitivo con prodotti locali. Una ricerca congiunta fra istituti scientifici e agricoltori sul campo per dimostrare che le antiche varietà di grano, più ricche per biodiversità genetica, sono anche quelle che meglio resistono alle variazioni climatiche. E non solo possiedono migliori caratteristiche qualitative e nutrizionali e sono più adatte per l’alimentazione di persone con intolleranze alimentari che interessano una percentuale sempre maggiore di popolazione. Il progetto ha come scopo la conservazione del germoplasma del frumento duro (Triticum turgidum subsp durum L.) e di altre specie di grano e favorirà la realizzazione di filiere integrate che vedranno coinvolti oltre agli agricoltori anche i trasformatori come pastai, pasticceri, rivenditori e consumatori.

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