Salviamo le specie selvatiche in pericolo di estinzione

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Nei primi anni 80, per la prima volta nacque il termine “Antropocene” che starebbe ad indicare l’era attuale che stiamo vivendo che letteralmente significherebbe l’età dell’uomo.

Questo perché l’uomo con le sue attività sta modificando in maniera sostanziale il clima, il territorio e la biodiversità del pianeta.

Se all’inizio tutto prese piede come provocazione, oggi i geologi hanno seriamente preso in considerazione di coniare ufficialmente questo nome per l’era geologica che stiamo vivendo.

Un’epoca segnata dai notevoli cambiamenti sociali, culturali e tecnologici della specie Homo Sapiens che da una parte ha dato vita a grandi traguardi, dall’altra ha lasciato dietro di sé enormi buchi fatti di distruzione ambientale.

I primi a pagarne le enormi conseguenze sono proprio loro, gli animali che a parole diciamo tanto di amare, ma che poi invece lasciamo sparire per sempre.

Se le estinzioni sono dei fenomeni naturali che nella storia della terra sono sempre accadute, quello che deve far riflettere che ora la causa di queste estinzioni siamo noi.

I casi di cronaca sono noti

Dalla tigre di Tasmania che abbiamo decimato nel secolo scorso con le tristi immagini dell’ultimo esemplare morto in cattività nell’ormai lontano 1936, alla vaquita che con pochissimi esemplari rimasti presto si andrà ad aggiungere alla lista delle specie estinte, noi comuni cittadini assistiamo indifesi alla scomparsa di specie simbolo.

Chi sarà il prossimi?

Il rinoceronte di Sumatra?

La tigre siberiana?

L’orso polare?

Oggi la maggior parte delle specie animali e vegetali rischiano di sparire per sempre e la colpa è sempre e solo la nostra.

Nonostante la situazione preoccupante, ci sono anche casi di successo come ad esempio il rinoceronte bianco meridionale che da poche centinaia di esemplari oggi le popolazioni sono tornate a crescere, oppure i cetacei che dopo la moratoria sulla caccia del secolo scorso oggi sono fuori pericolo critico.

Un esempio ci arriva anche dalle difficili terre africane laddove pochissimi esemplari di gorilla di montagna dopo rigorose campagne di conservazione sono anche loro in leggero aumento.

La storia ci suggerisce che volere è potere e che si possono raggiungere risultati importanti se ci si mette impegno concreto e volontà.

Come salvare le specie in pericolo di estinzione

Esistono due livelli di protezione del territorio e quindi delle specie selvatiche, il primo quello arriva dall’alto, dai governi che con le leggi devono predisporre strumenti legali di tutela, l’altro arriva dal basso, da noi cittadini che grazie alle nostre azioni possiamo influenzare le decisioni politiche.

Le azioni governative consistono essenzialmente nell’istituzione di parchi nazionali marini e terrestri dove le attività umane vengono limitate per permettere agli animali di sopravvivere.

Le attività di natura legislativa come il limite di zone di caccia, di inserimento di specie nelle liste protette e una regolamentazione delle eventuali attività di prelievo.

Scelte che derivano dallo stato conservativo della specie stessa valutato da esperti e ricercatori che valutano la salute delle popolazioni.

Il cittadino dalla sua deve diventare parte attiva del cambiamento riducendo sia il suo impatto ambientale attraverso delle scelte consapevoli, sia frequentando le zone protette apportando così un beneficio economico.

I parchi nazionali come destino da frequentare in maniera sostenibile dove poter ammirare la natura.

Negli ultimi anni ha anche preso molta attenzione una nuova forma di viaggio, il cosiddetto volontariato ambientale come quello proposto dall’associazione ecologista Keep the Planet che prevede la partecipazione del volontario in attività di conservazione come il monitoraggio delle specie animali e vegetali, nel controllo del territorio e nella riqualificazione ambientale.

I campi di volontariato sono presenti sia in Italia che all’estero, sono destinati a persone di tutte le età e offrono incredibili opportunità di crescita e condivisione.

In Italia puoi prendere parte ad attività come quella della pulizia delle spiaggie, oppure lavorare nei parchi nazionali o sostenere le attività dei ricercatori sul campo.

All’estero sono tanti i paesi dove sono attivi questo tipo di progetti, dalla conservazione degli orango in Indonesia, al monitoraggio dei nidi di tartaruga marina in Costa Rica, hai davanti a te l’imbarazzo della scelta.

Ci sono infatti attività che durano un solo pomeriggio, fino a dei veri e propri tirocini che durano anche 12 mesi.

Associazioni come Keep the Planet possono aiutarti nella scelta che possa soddisfare le tue esigenze personali a seconda della tua disponibilità ed interessi.

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