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Confindustria, cartario chiude il 2018 con segno meno

GiulioGrossiIl manifatturiero ha registrato una sensibile flessione nell'ultimo trimestre del 2018. È quanto rileva il Centro studi di Confindusria Toscana nord, che ha preso in esame un campione di imprese con più di 9 addetti delle tre province di riferimento, Lucca, Pistoia e Prato. Il segno più resta, ma l’entità del tasso di incremento si assottiglia: il manifatturiero dell’area Lucca-Pistoia-Prato segna, nel quarto trimestre 2018, +1,7% rispetto allo stesso periodo del 2017, chiudendo un anno partito in sordina ma che poi sembrava decollato (incrementi dei primi tre trimestri rispettivamente +1,6%, +3,7% e +3,9%). E tra i dati più spinosi per Lucca, il dato per la carta e cartotecnica, il settore che ha sofferto di più, segnando un -2,4% che porta leggermente in negativo il dato annuale (-0,3%).

Manifatturiero a Lucca. Il 2018 si è concluso a Lucca con un aumento tendenziale medio annuo della produzione industriale del +1,8%, sopra la media italiana dei settori omogenei a quelli calcolati per il territorio lucchese (+1,4%) e in miglioramento rispetto al 2017 (+1,1%). La crescita è proseguita durante tutto l’anno trascorso, ma a partire dal terzo trimestre si è registrato un certo rallentamento. La progressione trimestrale è stata +1,2%, +2,9%, +2,1%; e infine +1% nel quarto trimestre. La carta-cartotecnica nel quarto trimestre 2018 ha registrato una contrazione della produzione del -2,7% tendenziale, migliore del -7,2% del dato nazionale; il 2018 ha chiuso a Lucca con un sostanziale pareggio dei livelli produttivi rispetto al 2017 (-0,3%). Nella nautica i livelli produttivi sono stati invece in crescita anche nel quarto trimestre (+2,6% tendenziale, in lieve rallentamento) e, nella media del 2018, la produzione è aumentata del +3,8% rispetto all’anno precedente. La metallurgia e prodotti in metallo hanno rallentato: il tasso di crescita della produzione si è più che dimezzato, da +10,2% tendenziale nel secondo trimestre a +4,2% nel terzo e infine +3,4% nel quarto. Il settore chiude l’anno con un aumento medio del +5,5% tendenziale, in diminuzione di 1,2 punti percentuali rispetto al 2017. Anche la produzione di macchine, incluse quelle destinate all’industria cartaria, mostra un rallentamento dei livelli produttivi dopo la crescita a +10,6% del secondo trimestre: +3,9% nel terzo trimestre e, in progresso, +5,7% nel quarto. Chimica, plastica e farmaceutica sono stati in crescita nel quarto trimestre (+4,2% la produzione tendenziale, positivi gli ordinativi) così come erano stati nel terzo. Considerati nel loro insieme, i dati del 2018 mostrano una conferma delle attività produttive dell’anno precedente (+2,8% la media della produzione industriale del 2018, rispetto al +2,6% del 2017). Il settore della lavorazione dei minerali non metalliferi (che comprende le attività del lapideo) nel 2018 ha interrotto il trend negativo degli ultimi due anni, e ha chiuso l’anno con un aumento della produzione nel quarto trimestre del +4,1%, portando a -0,8% la media dell’anno 2018 sul 2017; sempre nel quarto trimestre si è registrato un aumento degli ordinativi, in particolare dall’estero. Anche nel quarto trimestre l’industria alimentare lucchese è stata in crescita (+4,3%, la produzione tendenziale, dopo il +2,8% del terzo). Sono stati dunque tre i trimestri positivi consecutivi dopo un periodo di circa un anno segnato da una sequenza ininterrotta di indicazioni di arretramento dei livelli, che permettono di chiudere il 2018 invertendo il segno (+1,2%). Nei settori della moda, dopo una ripresa limitata dei livelli produttivi nel terzo trimestre, il quarto ha chiuso con una diminuzione della produzione (-3,8%; -2,1% la variazione media 2018). “Le prestazioni del manifatturiero della provincia di Lucca sono state abbastanza diversificate da settore a settore, anche se nel complesso rientriamo pienamente nella tendenza generale al rallentamento – commenta il presidente di Confindustria Toscana nord Giulio Grossi - Preoccupante il risultato della carta e cartotecnica che, per quanto migliore del dato nazionale, è il segnale tangibile degli effetti prodotti da dinamiche penalizzanti dei mercati di materie prime ed energia. Un punto di forza del manifatturiero lucchese, quello delle macchine, appare invece in salute, addirittura con un sensibile progresso del quarto trimestre rispetto al terzo, nonostante i segnali di frenata degli investimenti che si cominciano a cogliere negli indicatori economici italiani e internazionali".
Il contesto Toscana nord. Complessivamente, il non brillante risultato del quarto trimestre ha portato il risultato dell’anno 2018 a +2,7% rispetto al 2017. Le prestazioni migliori a livello di settore appartengono alla metalmeccanica, che conferma il proprio ruolo di traino con un tasso di crescita medio della produzione elevato anche nel quarto trimestre (+7,4% tendenziale), chiudendo l’anno a +8%. Il settore moda ha avuto un andamento diversificato, compreso fra la flessione del cuoio e calzature (-1,2% tendenziale) e la crescita dell’abbigliamento (+4%), in questo caso, però, con un forte rallentamento rispetto alla parte centrale dell’anno; la moda ha chiuso l’anno a +1,9% sul 2017. Buoni, anzi i migliori fra i quattro trimestri dell’anno, i dati dell’alimentare (+2,5%, chiusura dell’anno a +0,2%) e del lapideo (+4,1%, chiusura dell’anno a -0,8%); anche il settore del mobile ha avuto un andamento positivo nel quarto trimestre, con un +0,5% che fa seguito al +0,7% del terzo trimestre e che limita la perdita dell’anno (-0,9%). Positivi i dati della plastica e chimica (+1,7% il trimestre, +2,2% la chiusura dell’anno). “Rispetto all’andamento negativo che ha avuto il Pil nazionale nel quarto trimestre, a quel -0,1% che ha segnato l’ingresso dell’Italia nella recessione tecnica, potremmo esprimere una qualche soddisfazione per come il manifatturiero del nostro territorio ha saputo difendere il suo posizionamento o quantomeno limitare i danni – commenta il presidente di Confindustria Toscana nord Giulio Grossi - Ma come imprenditori dobbiamo avere lo sguardo proiettato ben al di là dell’immediato e del contingente. E se si guarda un po’ più avanti la percezione più diffusa è quella di preoccupazione. Il quadro internazionale è all’insegna dell’incertezza. Il 2018 si è chiuso registrando un chiaro rallentamento del commercio mondiale, con alcuni paesi-chiave per il nostro export, a cominciare da Germania e Francia, che hanno avuto cadute della produzione industriale maggiori del previsto, e dalla Cina con la frenata della sua crescita. Le controversie commerciali Stati Uniti-Cina e le travagliate vicende della Brexit contribuiscono all’instabilità del quadro. Ma al di là di questo esiste un caso-Italia che non possiamo ignorare. Venerdì scorso abbiamo visto i dati Istat: crescita economica 2018 a +0,9%, contro +1,6% del 2017; debito al 132,1%, cioè oltre 2,3 miliardi, un record assoluto; l’unica parziale nota positiva viene dal rapporto deficit/Pil al 2,1%, migliore del 2017 quando pesavano i salvataggi bancari. Sempre l'Istat ha reso noto nei giorni scorsi che per gennaio 2019 la stima dell’indice destagionalizzato della produzione industriale segna un aumento dell’1,7% rispetto a dicembre: speriamo tutti che sia un segnale positivo destinato a trovare conferma, ma occorre mantenere la guardia alta e non lasciarsi andare a un troppo facile ottimismo. L’ottimismo strumentale non serve al Paese. Occorre recuperare il gap che ci sta allontanando sempre più dal gruppo di testa delle economie mondiali.”

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