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Manifatturiero, a Lucca l'export prende il volo: +17%

operaiindustriaUn segnale positivo per l'impresa manifatturiera lucchese, che insieme all'area Pistoia e Prato, nel trimestre da ottobre a dicembre scorsi, ha visto una crescita dell'export del +9,6% rispetto allo stesso periodo del 2017, con andamenti comunque diversi fra le tre province: dal +0,8% di Pistoia al +1,7% di Prato fino al +17,8% di Lucca. Ampliando la visuale al complesso delle esportazioni (quindi manifatturiero più servizi, beni diversi e soprattutto prodotti agricoli, particolarmente rilevanti nel pistoiese), l’export è aumentato nel 4° trimestre del +10,4% rispetto allo stesso periodo del 2017 (+2,7% Prato, +4,3% Pistoia, +17,7% Lucca), a fronte di un incremento medio del +3% per l’Italia e del +11,2% per la Toscana.
Le elaborazioni del Centro studi di Confindustria Toscana Nord sui dati Istat fanno il punto anche sulla chiusura del 2018, che ha visto l’export manifatturiero segnare un aumento del +10% a Lucca e del +1,1% a Prato, mentre a Pistoia c’è stata una piccola diminuzione di -0,6%. L’insieme dell'export manifatturiero 2018 di Lucca, Pistoia e Prato ha segnato rispetto al 2017 +5,4%; in valore assoluto l’ammontare è stato di  7,85 miliardi di euro.



I dati di Lucca. 
A Lucca nel quarto trimestre 2018 le esportazioni del solo manifatturiero (97% del totale) sono cresciute del +17,8%, chiudendo il 2018 a quota 4,17 miliardi (+10% rispetto al 2017).
La crescita dell’ultimo trimestre e dell’anno è dovuta in massima parte ai risultati positivi delle industrie del gruppo dell’elettro-metalmeccanica, che pesano in aggregato per il 51% sull’export lucchese; in particolare sono molto cresciute le esportazioni di macchine per l’industria della carta, +34,6% sull’anno, e le macchine d’impiego generale, +8,8% sull’anno. Guardando anche il trend di medio periodo, e fatto 100 il periodo pre-crisi, le esportazioni lucchesi di macchine sono più che raddoppiate rispetto al pareggio o alla crescita limitata nella media italiana. Tra i principali mercati del settore meccanico nel 2018 al primo posto ci sono gli Stati Uniti (+52% rispetto al 2017), al secondo posto la Cina (+37,7%) seguita dalla Spagna (+102,8%). La cantieristica navale di Viareggio, tenendo presente l’esigua significatività delle variazioni annuali e trimestrali causata da cicli di produzione particolarmente lunghi, cresce del +15,6% su base annuale (+241,4% nell’ultima parte del 2018), e al primo posto troviamo le vendite negli Stati Uniti (+132,8% rispetto al 2017), al secondo posto quest’anno il Regno Unito (+551,7%) e terza la Turchia in diminuzione però del -16% rispetto al 2017. Infine i prodotti in rame (comprendono semilavorati, cavi e apparecchiature di cablaggio), che nel quarto trimestre crescono del +4,7% e del +15% nel 2018.
 L’altro cardine delle esportazioni e dell’economia lucchese è quello della carta e cartotecnica, che rappresenta quasi il 25% provinciale delle vendite all’estero con oltre 1 miliardo di euro. Nel 2018 il settore presenta una crescita vivace delle esportazioni (+9,2%); ma nel quarto trimestre si è registrata una battuta di arresto del -2,6% dopo che la produzione industriale misurata dalle indagini del Centro studi di Confindustria Toscana Nord aveva segnalato una diminuzione del -2,7%. Primo mercato del cartario lucchese nel 2018 è stato la Francia (+9,4%), al secondo posto troviamo la Germania in arretramento del -2,6%, e poi la Spagna (+7,2% rispetto al 2017). Tra i primi dieci mercati si sono registrati forti aumenti di vendite in Polonia (+22%) e negli Stati Uniti (+84%).
Nell’ultima parte dell’anno alcuni settori significativi dell’economia lucchese hanno migliorato la performance negativa dei mesi precedenti; aumentano nel 4° trimestre le esportazioni di prodotti farmaceutici (+5,2%, -7,3% la variazione dell’anno); i prodotti alimentari, in particolare l’olio, riprendono con +17% del 4° trimestre (-3,7% il 2018); l’abbigliamento (+2% il trimestre, -16% l’anno); il lapideo (pietre tagliate, modellate e rifinite) nel trimestre si ferma a +0,2% e  chiude l’anno a -13,8%. Il settore calzaturiero, invece, anche nel 4° trimestre diminuisce le sue esportazioni (-22,8% tendenziale).
Secondo il presidente di Confindustria Toscana Nord Giulio Grossi tuttavia i dati non devono essere presi come trionfalistici. La situazione attuale infatti è piuttosto delicata: “Commentare dati come questi è piuttosto difficile. Fermandosi ai numeri in sé e per sé e ragionando soprattutto in ottica annuale dovremmo essere non solo sereni ma per molti aspetti più che soddisfatti. Il lavoro molto dettagliato e accurato che fa il nostro Centro studi ci consente tuttavia riflessioni più approfondite che prendono in esame anche i dati congiunturali e quelli dell’import. Il confronto fra i dati della congiuntura, diffusi un mese fa, e l’andamento dell’export ci conferma ad esempio che esiste una criticità ben precisa in corrispondenza del quarto trimestre dell’anno: un trimestre che, rispetto allo scopo di tracciare le prospettive per il futuro, non vale quanto gli altri ma molto di più, facendo da anticamera all’anno in corso. Se negli ultimi tre mesi del 2018 la produzione rallenta e l’export segnala anch’esso dei chiari scricchiolii in settori-chiave per la nostra industria, dobbiamo tenerci ben lontani da ogni trionfalismo. Preoccupano - afferma - anche le motivazioni che, con ogni evidenza, stanno alla base di queste dinamiche. La battuta di arresto dell’export del settore cartario, ad esempio, è in chiara connessione con l'incremento dei prezzi delle materie prime: nell’ultimo trimestre dell’anno  i valori medi all’import in Italia di pasta-carta, già in aumento anche nei mesi precedenti, sono cresciuti nel +19,1%. La caduta dell’export registra sì, quindi, un non clamoroso -2,6% , ma, dal momento che le esportazioni territoriali sono espresse in valori, è in realtà molto più accentuata in termini di quantità; e questo mentre, nello stesso tempo, l’aumento dei costi provoca una contrazione dei margini.
Quanto al distretto tessile pratese, anche nel 2018 è stato il primo esportatore nazionale in valori di tessuti, seguito da Biella; il primo esportatore di prodotti tessili come tessuti a maglia e speciali, seguito da Milano, e il secondo dopo Biella per esportazioni di filati: primati importanti, che danno la misura di quanto il distretto sta lavorando per mantenere alto il proprio profilo. Ma anche sul tessile-abbigliamento gravano delle incognite, per motivi diversi dal cartario anche se i costi di materie prime ed energia si fanno sentire anche in questo settore: i principali paesi di sbocco, Germania e Francia, segnano il passo, mentre nuovi mercati in potenziale crescita risentono del rallentamento dell’economia globale. Sempre la carta e il tessile-abbigliamento sono fra i settori che potrebbero essere colpiti dai dazi Usa, con effetti a ora non prevedibili; per tutti, inoltre, rimane in corso la partita della Brexit. In questo quadro così articolato, con insidie di varia natura e provenienza, anche una realtà come Pistoia, che si caratterizza per la compresenza di una molteplicità di settori e che quindi è in grado di generare delle compensazioni al proprio interno, è esposta a contraccolpi che si sono avvertiti già nel 2018. Per Pistoia tuttavia va detto che i dati dell’export presentano anomalie dovute verosimilmente all’attribuzione ad altre province, per motivi di regole statistiche, di prodotti del ferrotranviario realizzati negli stabilimenti del nostro territorio: il dato congiunturale del quarto trimestre mostrava anzi buoni risultati, con un +4,6%. Per il complesso dell'industria di Lucca, Pistoia e Prato le prospettive per l’anno in corso non ci lasciano tranquilli, con una crescita italiana che il Governo stesso vede come irrilevante, certificando attraverso il Def la previsione 2019 al +0,2% e quindi, indirettamente, anche un mercato interno poco ricettivo. Mentre siamo costretti a misurarci con problemi macroeconomici incontrollabili, auspichiamo che da parte della politica e delle amministrazioni pubbliche a tutti i livelli, da quello europeo a quelli nazionale e locale, venga fatto tutto quanto il possibile per favorire le attività produttive e aiutarle a essere competitive. L’export manifatturiero è più che indispensabile agli equilibri economici nazionali: è decisivo".

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