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Deontologia, codice e decalogo per informazione e sport

21-02In periodo di mondiali inevitabile, parlando di carte deontologiche, parlare del codice di autoregolamentazione delle trasmissioni di commento degli avvenimenti sportivi  e del conseguente decalogo del giornalismo sportivo, approvati rispettivamente nel 2008 e nel 2009. Il primo è è stato elaborato da ministero delle comunicazioni, ministero delle politiche giovanili, ministero della Giustizia e Ordine nazionale dei giornalisti, dopo i tragici incidenti del 2007 in cui perse la vita l’ispettore di polizia Filippo Raciti fuori dallo stadio di Catania. Richiamandosi alla Carta di Treviso e alla Carta dei doveri del giornalista, si rivolge soprattutto all’informazione radio-televisiva senza dimenticare internet e tutti gli strumenti di comunicazione audiovisivi. Con questo Codice tutti i protagonisti dell’informazione sportiva, ribadiscono la volontà di contrasto alla violenza negli stadi, consapevoli del contributo che i mezzi di comunicazione di massa – da quelli tradizionali ai nuovi media – possono fornire per condannare nei confronti della pubblica opinione la violenza legata agli eventi sportivi, in particolare quelli calcistici.

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Privacy, limiti (e tante deroghe) per i giornalisti

21-02Può un giornalista violare la privacy degli altri cittadini? Verrebbe da dire di sì se è vero che la violazione delle norme esistenti comportano esclusivamente una sanzione disciplinare da parte dell'ordine professionale. salvo in tema di salute e secondo un autorevole parere delle sezioni uniti di cassazione.
Fatto sta che sono due le norme che regolano la questione per i giornalisti e sono il titolo I del testo unico sulla privacy del 2003 e il codice deontologico approvato dall'ordine dei giornalisti nel 1998 che, ha avuto modo di dire più volte anche la Corte di Cassazione, ha valore di legge.
Nel primo testo, le disposizioni generali chiariscono che “chiunque ha diritto alla protezione dei dati personali che lo riguardano” e il lavoro giornalistico relativo ai dati sensibili è stabilito che “si svolga nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, nonché della dignità dell’interessato“.

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Giornalisti, come funziona la formazione professionale

21-02Anche la formazione continua dei giornalisti fa parte della deontologia professionale. Per la prima volta dall'1 gennaio del 2014, infatti, come tutte le realtà soggette a un ordine professionale, infatti, il decreto del presidente della repubblica 137/2012 ha stabilito che anche i giornalisti italiani sono soggetti all'obbligo della formazione professionale continua, condizione necessaria per mantenere l'iscrizione all'ordine, così come vale per medici, architetti, ingegneri, avvocati e una lunga serie di professioni.
Una norma, dunque, che richiede una serie di obblighi da assolvere. Occorre, infatti, maturare 60 crediti formativi nell'arco di tre anni, con un minimo di 15 crediti annuali e di cui almeno 15 su temi legati alla deontologia.

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