Baronti: “A Capannori ciclo dei rifiuti da chiudere”

Si scalda il clima politico a Capannori anche in vista delle elezioni del 2019. Eugenio Baronti, ex assessore all’ambiente del Comune di Capannori, interviene sul tema rifiuti: “Il modello Capannori nella gestione dei rifiuti urbani – dice – è sicuramente un esempio positivo e virtuoso e fa bene il sindaco Menesini a valorizzarlo con orgoglio e a schierarsi contro gli inceneritori e contro le scempiaggini di Salvini che vorrebbe costruire un inceneritore per ogni provincia. Del resto, l’esperienza di Capannori è nata nel 2004 grazie alla forte e determinata opposizione alla costruzione di un inceneritore in località Casa del Lupo, portata avanti dalla sinistra capannorese e dalle associazioni ambientaliste negli anni Novanta. Detto questo, io però credo, che non si possa pensare di continuare a vivere di rendita in eterno”.

“Il progetto per una gestione innovativa dei rifiuti a Capannori – ricorda Baronti – quando fu presentato dal sottoscritto nella giunta Del Ghingaro, prevedeva la chiusura del ciclo di gestione nell’ottica della cosiddetta economia circolare e, per questo, prevedeva un impianto di compostaggio già deliberato al Frizzone dopo che, per volontà di Del Ghingaro, era stato cancellato da Salanetti. Il progetto prevedeva un digestore anaerobico per produrre biogas che, se depurato con tecnologie oggi disponibili, diventa biometano da utilizzare per autotrasporto e un impianto di post compostaggio per il digestato. In questo modo, i rifiuti organici di qualità raccolti in modo egregio da Ascit, venivano sfruttati due volte, per estrarre il biometano e per essere trasformato in compost nell’ambito di un impianto moderno con un ciclo integrato di gestione rifiuti urbani organici e fanghi bilogici di depurazione. Per questa ragione l’impianto era stato pensato al Frizzone vicino all’impianto di depurazione proprio per creare sinergie preziose in grado di razionalizzare ed ottimizzare la gestione dei due impianti con grandi benefici ambientali, economici ed occupazionali per i cittadini. Tutto questo fu oggetto di un interminabile dibattito politico che raggiunse anche toni polemici estremamente accesi. Poi tutto è svanito nel nulla grazie ad una grande amnesia politica collettiva che ha colpito tutti, maggioranza ed opposizione”.
“La necessità e l’urgenza di chiudere il ciclo della gestione dei rifiuti a Capannori – dice Baronti – è sparita dal dibattito, tutti zitti, nessuno ne parla più. Oggi la politica ambientale capannorese si concentra su piccole cose del tutto marginali, che per carità, sono degne di attenzione e di portarle a soluzioni razionali, ma se permettete, concentrarci sulla pagliuzza mentre travi gigantesche ci precipitano addosso non credo sia un comportamento corretto e di buon senso. Vedere il topolino e non vedere la montagna è un errore imperdonabile di una politica che non riesce più ad avere uno sguardo lungo sul futuro. La nostra montagna, è davvero grande, è fatta da 12 mila tonnellate di organico esportato a giro per l’Italia; da centinaia di migliaia di tonnellate di fanghi di depurazione che potrebbero diventare milioni di metri cubi di biometano che ci permetterebbe di ridurre le emissioni nocive; da migliaia di tonnellate di pulper di cartiera che dopo trent’anni ancora deve trovare una soluzione ecologicamente sostenibile che non è certo quella del pirogassificatore proposto a Fornaci”.

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