Baronti: “Lo stop al compostaggio frutto di una politica senza più coraggio”

L'ex assessore torna sulla questione: "Stupito che le forze di sinistra non abbiano detto la loro"

“Se dovesse andare avanti la sciagurata idea di fare l’impianto a Livorno, questa amministrazione di Capannori dovrebbe iniziare, secondo me, a staccarsi qualche medaglia dal petto”. L’ex assessore all’ambiente Eugenio Baronti torna a intervenire sulla questione del compostaggio, dopo che un suo primo commento all’accordo di Capannori con la città labronica è stato passato sotto silenzio dalle forze politiche.

“Sapevo benissimo – afferma Baronti – che il mio intervento, sul modello incompiuto di gestione rifiuti di Capannori, sarebbe stato accolto con indifferenza da parte delle amministrazioni pubbliche della Piana, Media Valle e Garfagnana. I cittadini hanno la memoria corta, quindi il silenzio è l’arma migliore per lasciare cadere sulla loro testa, progetti e proposte che potrebbero rimettere in discussione decisioni prese senza alcun confronto. Non immaginavo però che anche forze come, Sinistra con di Lucca e Capannori, quelle che vorrebbero condizionare dall’interno una maggioranza di centro sinistra, nel merito di una decisione di questa portata, anche loro accettino la consegna del silenzio. Mi stupisce e mi intristisce anche il silenzio di associazioni ambientaliste che dovrebbero essere estremamente sensibili ed interessate a portare a compimento, un bel modello di gestione dei rifiuti, realizzando un impianto di compostaggio per potere finalmente, anche se con grande ritardo, chiudere il cerchio”.

“Non so se Luca Menesini ha preso la decisione di fare l’impianto di compostaggio a Livorno come sindaco di Capannori o come presidente della Provincia di Lucca e non so se nessuno degli altri sindaci hanno avuto nulla da ridire nel merito della cancellazione di un impianto comprensoriale a servizio di tutti i comuni – va avanti -. Comunque, come sindaco di un comune che ha fatto della gestione innovativa dei rifiuti una sua bandiera e che per questo ha ottenuto grandi riconoscimenti a livello nazionale ed europeo, ha il dovere di creare le condizioni impiantistiche per consolidare e rafforzare il sistema, per chiudere il ciclo valorizzando i materiali differenziati per garantire al sistema stesso una maggiore sostenibilità economica e benefici per i cittadini. Non fraintendetemi, la raccolta differenziata è ecologicamente ed economicamente vantaggiosa anche se i rifiuti differenziati raccolti le si scorrazzano in giro per l’Italia facendogli compiere centinaia di chilometri con camion così come si è fatto negli ultimi 15 anni. Ma questo poteva essere giustificabile in una breve fase di transizione, in attesa della realizzazione degli impianti. Dopo 15 anni non può certo essere considerata una buona pratica ecologicamente sostenibile, sicuramente, non può essere assunto come un modello virtuoso”.

“Tutti, nessuno escluso, negli anni passati, hanno sostenuto che un impianto di compostaggio era necessario, utile ed urgente e che questo impianto doveva essere proprio sul territorio di Capannori per evidenti ricadute sociali, ambientali ed economiche – ricorda Baronti -. Un impianto moderno e sicuro con la tecnologia della digestione anaerobica integrata a quella aerobica per produrre sia energia elettrica pulita e biometano per autotrazione e compost di qualità per l’agricoltura. A quei tempi, era un progetto lungimirante, innovativo, oggi sarebbe una tipologia impiantistica ordinaria che in Germania e in tutto il nord Europa, ce ne sono a migliaia e, qualche milione di auto, viaggiano con metano prodotto dai rifiuti organici. Cominciano a diffondersi anche in Italia ma ancora siamo in forte ritardo rispetto alla realizzazione dei digestori dentro o nelle adiacenze degli impianti di depurazione in modo da creare preziose sinergie integrando la gestione dell’organico della Forsu con la gestione dei fanghi da depurazione dei reflui civili, con grandi vantaggi gestionali ed economici. Non a caso, la mia delibera del 2007, prevedeva la realizzazione dell’impianto in località al Frizzone vicinissima all’impianto di depurazione e quell’integrazione, se fosse stata fatta, avrebbe tolto quella puzza insopportabile, prodotto milioni di metri cubi di biometano, milioni di kwh di energia elettrica da fonte rinnovabile e milioni di euro”.

“Ma tutto questo, evidentemente – conclude Baronti -, per una politica senza più coraggio, non vale il rischio di perdere qualche voto. Per coerenza, se dovesse andare avanti la sciagurata idea di fare l’impianto a Livorno, questa amministrazione di Capannori dovrebbe iniziare, secondo me, a staccarsi qualche medaglia dal petto”.

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