Porcari, la rabbia dei commercianti: “Fateci lavorare, basta finti ristori e decisioni ingiuste”

I firmatari: "Stiamo rispettando le regole, apriamo perché il lavoro è un diritto sancito dalla Costituzione"

In questi giorni – come leggiamo in una nota – Confcommercio ha ricevuto dalla sua base associativa di Porcari una lettera a firma dei commercianti della zona indirizzata al sindaco Leonardo Fornaciari e al presidente della Provincia di Lucca Luca Menesini.

Un documento che racchiude i sentimenti di grande preoccupazione e rabbia degli imprenditori del territorio per la situazione che si trovano costretti a vivere da oltre un anno e che la nostra associazione, oltre a fare propri, intende una volta di più rilanciare all’attenzione della politica, delle istituzioni e dell’opinione pubblica.

Il testo integrale della lettera: “E’ legale che uno Stato decida chi può morire di fame e chi no? E’ legale che le categorie di abbigliamento, calzature, gioiellerie, ristoratori, strutture ricettive, agenzie di viaggio,  palestre e pasticcerie  debbano morire, quando è stato dimostrato dai fatti  che chiudere queste attività non fa calare i contagi, come successo in alcuni parti della Toscana? E’ legale sacrificare solo alcune categorie in nome del bene comune? Chi valuta e decide il rischio di contagio rispetto ai nostri negozi? E’ legale decidere di far chiudere i negozi che si sono attrezzati per la sanificazione giornaliera degli ambienti in nome del   quieto vivere o di una finta sicurezza sanitaria? E’ legale vaccinare categorie non addette al pubblico anziché cassieri dei supermercati, corrieri e altri? Diventa perciò doveroso un risarcimento a tali attività adeguato al sacrificio che gli viene richiesto”. 

“Basta sciocchezza e inadeguatezze – leggiamo – basta finti ristori, basta decidere su carta chi deve finire i nostri risparmi di una vita di lavoro solo perché lo stato ha deciso che valgono meno di quelli di altri. Prendiamo ad esempio i ristoranti e le pasticcerie che si sono trovate ad usare capitale aziendale inutilmente acquistando prodotti che poi si sono deteriorati. E quindi, oltre alla perdita monetaria, hanno subìto un oltraggio all’ etica dello speco alimentare. I ristori sono stati ampiamente inadeguati, nonostante ci abbiano supportato con la cassa integrazione che è stata un valido aiuto. Ma un negozio non è uno studio medico o un’industria in cui si può programmare il lavoro. Quando apriamo la mattina non sappiamo se entreranno 2  o 100  clienti  e   quanto personale deve essere presente in negozio per dare un servizio  adeguato agli acquirenti, perché noi siamo al servizio della comunità. Noi stiamo rispettando le regole sulla sanificazione e sugli ingressi contingentati, quindi apriamo perché il lavoro è un diritto sancito dalla Costituzione”.

“Nessuno di noi si è arreso – scrivono nella lettera – e non abbiamo mai mollato lavorando per vivere con dignità . Le piccole e medie imprese una vicina all’ altra fanno un pezzo d Italia, uno accanto all’altro con le nostre professionalità siamo un tessuto importante  non solo per l’economia del Paese, ma anche per il benessere del territorio,   il benessere dell’ Italia  non si ha senz’altro  con le multinazionali che pagano le tasse all’ estero. I capitali societari calano in modo preoccupante e la categoria dei commercianti è stremata. Uno dei grossi problemi per abbigliamento, calzature, accessori e altri settori è quello dello stoccaggio nei magazzini  delle merci che dobbiamo utilizzare.  Il 90% delle attività elencate si riforniscono da 10 a 6 mesi prima dell’arrivo della merce, firmano contratti d’acquisto da rispettare. Diversamente da altre categorie hanno bisogno di essere aiutate nella valutazione in fase di bilancio con credito d’imposta sul valore del magazzino a fine anno perché valutato come bene e quindi tassato come tale. Vogliamo anche sottolineare il danno fatto al settore del turismo e alle agenzie di viaggio che pur rispettando tutti i protocolli del governo italiano non possono vendere niente perché c’è il divieto di passare da regione a regione in base ai colori. In particolare le agenzie di viaggio e tour operator avevano chiesto di aprire  corridoi sicuri ma dopo 2 giorni  è stata chiesta la quarantena per il rientro , quindi sono state annullate tutte le prenotazioni”.

C’è poco altro da dire se non che il modo in cui siamo trattati è iniquo ed  ingiusto – concludono – e che la nostra classe dirigente e politica non è  stata in grado di prepararsi, nonostante abbia  avuto molti mesi di tempo. Si è dimostrato nei fatti che non è chiudendo le attività che i contagi diminuiscono. Chiediamo alle autorità del territorio e della Provincia di esporsi per difendere i cittadini   che chiedono solo dignità e lavoro. Riteniamo che la gestione della Regione Toscana, in special modo nella comunicazione e nella tempistica di aperture e chiusure, di annunci falsi e di cose dette a metà abbia creato ancora più danno ai nostri settori. Per le considerazioni esposte ci aspettiamo una risposta solerte dai nostri rappresentanti comunali e provinciali”.

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