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“Non sono arrabbiato, voglio solo i soldi”, il rapper May Boy si confessa

Autore di 'Popolari a Porcari', sogna di far ricca sua madre: toni sopra le righe e da censurare fra sregolatezza e voglia di riscatto

Senza dubbio dai contenuti sopra le righe e da censurare (a suo carico non sono mancate segnalazioni e denunce), ma con l’urgenza di raccontarsi. Chi ascolta il rap e la trap lo sa quanti slogan sulla durezza della vita, la povertà, il sesso, le condizioni dei ghetti siano passate dai microfoni agli airpods e sul palco. May Boy, il rapper di Porcari salito alla ribalta in questi giorni per episodi poco edificanti, non si definisce, però, arrabbiato: “Voglio i soldi, solo i soldi“, dice, quelli servono alla sua famiglia per una vita migliore.

È un giovanissimo ragazzo di Porcari, cresciuto tra case popolari, “lontano dai ‘borghesotti’ di provincia e dal mondo”, racconta l’autore del brano Popolari a Porcari. Ama la ‘sua’ musica: “Per me è tutto. Giorno e notte scrivo testi, registro, lavoro. Magari sbaglio ma poi provo a migliorare e cresco. Voglio una vita migliore. Voglio riprendermi quello che mi è stato tolto e che non ho mai avuto”.

Una fame di successo esasperata, a tratti ribelle e anche violenta. Nel video, che ha raggiunto quasi 11mila visualizzazioni, pistole, catene e anche un rogo: “Sono nato e cresciuto a Porcari, in un ‘pezzetto di quartiere’ pieno di ragazzi che sognavano qualcosa di più – racconta May Boy -. Il quartiere ti toglie e ti dà, ma nessuno può scegliere dove nascere. Si può solo impegnarsi per farcela e diventare qualcuno”.

Farò ricca mia madre si sente nella canzone: “La famiglia è la cosa più importante – continua -. L’unica cosa che mi è sempre rimasta a fianco quando la maggior parte delle persone mi ha abbandonato e lasciato in disparte. Sono la mia più grande motivazione. Un giorno avranno la sabbia bianca sotto i piedi grazie a me”.

Sulla scia della musica di strada americana, la sua irriverenza ha portato anche a imbrattare le mura di Lucca, sulle quali è apparsa la scritta May Boy. I filmati delle telecamere saranno passati nei prossimi giorni al setaccio per scoprire gli autori dell’atto vandalico e l’amministrazione comunale provvederà a rimuoverle.

“L’ho detto tante volte ‘non è giusto’, come tutti. Ma dare la colpa agli altri non serve – dice il giovane rapper -. Chi non è soddisfatto, attraverso se stesso può cambiare le cose e costruirsi un’altra realtà”.

Uno stile gangsta, moda dell’ultima generazione musicale, crudo e volgare, che è voglia di riscatto ma anche desiderio di accettazione. L’incrocio, come sottolinea un esperto di ‘musica giovane’ “tra l’ostentazione della vita di strada, selvaggia e sregolata e un grido d’aiuto verso l’esterno che denuncia una realtà degradata e fortemente limitante, al cui interno l’artista si dimena fra il desiderio di appartenenza alla famiglia e la voglia di allontanamento e riscatto”.

Ma lui vuole, lo dice a chiare lettere, vuole: “solo i soldi”.

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