Quantcast

Scoperte sepolture dell’XI secolo agli scavi archeologici di Badia Pozzeveri foto

Dopo lo stop per il Covid ritornano i lavori degli esperti e le visite guidate: sabato (14 agosto) doppio appuntamento ai piedi dell'antica abbazia camaldolese

Dopo un anno di stop, causa Covid, torna a popolarsi lo scavo archeologico di Badia Pozzeveri.

Si tratta di uno dei siti archeologici dedicati alle sepolture più interessanti e importanti d’italia: situato proprio ai piedi dell’antica Abbazia camaldolese della frazione di Altopascio, lo scavo, svolto su concessione ministeriale e organizzato dal Comune di Altopascio e dalla divisione di paleopatologia dell’università di Pisa sotto la direzione scientifica del dottor Antonio Fornaciari, torna a ospitare gli studenti del master di primo livello in antropologia scheletrica, forense e paleopatologia, promosso dalle università di Bologna, Milano e Pisa.

E sabato (14 agosto) oltre agli allievi provenienti da ogni parte d’Italia, questo angolo di Altopascio si popolerà anche di bambini, di famiglie e di cittadini curiosi. Per la serata, infatti, è previsto un doppio evento (inizio 21,15), promosso dall’amministrazione comunale: le visite guidate agli scavi, con gli archeologi che condurranno le persone alla scoperta del sito, e l’iniziativa Fame di Storie, banchetto appetitoso per bambini affamati (evento organizzato con la Fondazione Toscana Spettacolo). Entrambi gli appuntamenti sono a ingresso libero, ma si ricorda che per prendere parte alle visite guidate è necessario esibire il green pass.  “L’ultima volta che avevamo organizzato lo scavo era il 2019 – spiega il dottor Antonio Fornaciari – Poi l’anno scorso ci siamo dovuti fermare e quest’anno abbiamo ripreso con grande entusiasmo. Lo scavo si sta concentrando sempre nella zona frontale dell’abbazia, ma siamo scesi ancora più in profondità rispetto a due anni fa. Questo ci ha consentito di trovare le sepolture dell’XI secolo, precedenti quindi all’abbazia stessa, probabilmente risalenti all’insediamento di età romanica”.

“Questo scavo – commentano il sindaco Sara D’Ambrosio e l’assessore alla cultura e al turismo, Martina Cagliari – rappresenta un patrimonio unico. La nostra volontà è di valorizzare quest’area in modo permanente: lo abbiamo fatto negli anni passati con le iniziative e con l’apertura della foresteria della Francigena, continuiamo a farlo proponendo nuovamente appuntamenti aperti al pubblico. L’obiettivo è valorizzare e far conoscere i resti emersi in tutti questi anni di scavi, anche attraverso pannelli informativi, e arrivare poi, attraverso la partecipazione a bandi e richieste di contributo, alla completa riqualificazione dell’area, con il restauro dell’antica Abbazia. Non è semplice, perché servono molte risorse, ma ci stiamo lavorando”.

Il sito archeologico

Il sito archeologico ha rivelato negli anni una storia molto complessa: alle tracce di un villaggio altomedievale si succedono nell’XI secolo i resti di un complesso religioso incentrato su una canonica che si trasforma agli inizi del 1100 in una grande abbazia camaldolese. Grazie alla continuità dell’uso cimiteriale dell’area circostante la chiesa di San Pietro, è stato possibile acquisire un campione scheletrico notevolissimo, che senza soluzione di continuità spazia dall’XI al XIX secolo, un caso più unico che raro a livello europeo.

Sostieni l’informazione gratuita con una donazione

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di Lucca in Diretta, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.