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Depuratore di Veneri, Del Carlo (Pd): “La vendita è un fallimento politico”

Il segretario del neocostituito circolo di Villa Basilica: "Ci auguriamo che in futuro decisioni così impattanti sulla nostra comunità siano prese dopo un dibattito pubblico"

Sulla vendita del depuratore di Veneri interviene il neocostituito circolo Pd di Villa Basilica.

“Siamo rimasti perplessi dall’enfasi con cui si afferma che la vendita di un bene della collettività sia un successo, secondo noi è un fallimento politico – spiega Mirco del Carlo, segretario del Circolo -: in primis perché era un bene che non comportava costi alla comunità ma anzi una entrata certa annua e rappresentava un bene patrimoniale; poi perché la procedura di cessione non è stata esente da difetti, uno su tutti il rischio che la proprietà andasse nelle mani di soggetti terzi, lontani dal territorio e mossi da intenzioni di tipo speculativo; siamo felici di aver scampato il rischio in quanto ad aggiudicarsi un’asta, che poteva avere esiti ben differenti, sono state le industrie del territorio che hanno finora gestito il depuratore con ottimi risultati, ma questo è un palliativo che non ci deve far dimenticare che le istituzioni pubbliche non si possono permettere di correre tali rischi e – al contrario – avrebbero dovuto gestire il Coad (ente a partecipazione interamente pubblica dei comuni di Pescia e Villa Basilica) in modo ben diverso e non lasciandolo languire in liquidazione da anni, incapace di gestire, controllare e soprattutto supportare il gestore dell’impianto di depurazione”.

“Ma il grande fallimento di questa operazione è da ricondurre al fatto che asset sempre più fondamentali per la società come il cosiddetto ciclo dell’acqua che parte dalla captazione passando alla distribuzione e poi alla depurazione, a nostro avviso dovrebbe essere sotto il controllo di enti pubblici: il bene acqua si ricorda essere un bene pubblico sancito dal referendum del giugno 2011 con il quale 27 milioni di italiani votarono per la gestione pubblica del servizio idrico – prosegue il circolo -. Nel caso in questione si è fatto esattamente il contrario
privatizzando quanto era pubblico, quando in casi non troppo lontani amministratori locali dopo aver delegato a consorzi misti pubblico-privato la depurazione delle acque stanno mettendo in discussione tale scelta; e, come se non bastasse questo, a nulla sono valse interrogazioni consiliari in regione che a chiunque dotato di senno avrebbero dovuto far nascere, se non un ripensamento, almeno un dubbio sulla opportunità di tale decisione politica”.

“Ma anche concedendo la presunzione di non avere dubbi, come mai non si è proposto né accettato un confronto, pubblico, in cui far valere le ragioni di tale scelta? – conclude -. Ci auguriamo che in futuro decisioni così impattanti sulla nostra comunità siano prese
dopo un dibattito pubblico, in tal senso proponiamo l’effettuazione di dirette streaming dei consigli comunali, alla stregua di quanto avviene in molti comuni, riportando la politica nella società che amministra e che così può essere da quest’ultima controllata”.

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