L'intervento
|Impianto Salanetti, Picchi: “Ultime ore per i chiarimenti di Retiambiente, ma il verbale non c’è”
Il portavoce dei comitati della Piana conferma i dubbi sollevati nei mesi: “Chi pagherà i danni se la procedura non va a buon fine?”
“Domani, a meno di altri espedienti, è l’ultimo giorno a disposizione di Retiambiente per dare risposte ai problemi sollevati dai membri della Conferenza regionale dei servizi sull’impianto dei pannoloni. Se è vero ciò che ci riferiscono, a distanza dei 9 giorni dalla Conferenza ancora non è stato approvato il verbale che avrebbe dovuto fissare i punti ancora da chiarire da parte di Retiambiente. Ciò che Retiambiente non è riuscita a fare in oltre un anno ora perché mai dovrebbe essere in grado di farlo in poco più di una settimana. E il verbale che poteva essere redatto il giorno stesso, perché ancora è in itinere?”.
A parlare è Liano Picchi, portavoce dei comitati ambientali della Piana: “Forse reputano che rendere pubblici i gravi dubbi sanitari e ambientali crei ulteriore allarmismo? – dice – È giusto quindi che la popolazione che deve subire la fase sperimentale sulle proprie teste venga tenuta all’oscuro come avviene per i topolini-cavia dei laboratori? È normale trovarsi di fronte ad un allarme nazionale contro il pericolo Pfas lanciato da Legambiente del Veneto e constatare qui una minimizzazione del rischio ad opera della sezione Toscana pur di non intralciare l’iter di quest’impianto? Quale indice di credibilità ha uno studio fatto all’ultimo, non vagliato dalla Comunità scientifica internazionale e guarda caso commissionato da chi é interessato a realizzare l’impianto, per tranquillizzare tutti quanti sul tema? È accettabile che l’assessore Monni e il presidente Giani facciano sopralluoghi nelle zone alluvionate promettendo che gli errori di pianificazione del passato non si ripeteranno più e al contempo ignorino il livello massimo di pericolosità esistente nella zona di Salanetti? Come può essere definito eco-compatibile un processo che impiega oltre un milione e mezzo di metri cubi di combustibile fossile? Quale sostenibilità finanziaria ha un impianto i cui costi fissi di gestione superano i due milioni di euro/anno e i ricavi non sono assolutamente dimostrabili? Possono delle semplici, quanto generiche dichiarazioni d’intento, rilasciate da cartiere, e condizionate per altro da mille se, essere considerate entrate certe di bilancio? Dopo aver improvvidamente già speso oltre tre milioni per l’acquisto di un capannone che dovrà essere demolito, ora Retiambiente é obbligata ad accettare qualsiasi prescrizione, ma se poi non saranno in grado di rispettarle e l’impianto dovrà essere dismesso chi pagherà gli enormi danni?”.


