L'intervento
|Sì all’impianto di Salanetti, Picchi: “Ora siamo tutti cavie di un impianto sperimentale”
Il portavoce dei comitati ambientali della Piana: “Delusi da Asl e Arpat, pensavamo ci avrebbero tutelato dall’inquinamento”
“Fino ad oggi diversi cittadini organizzati in comitati si sono battuti per impedire la costruzione di questo impianto, l’hanno fatto con entusiasmo sottraendo tempo, soldi ed energie alle proprie famiglie. Molti altri sono rimasti a guardare come la cosa non li riguardasse. Ora finalmente la Regione l’ha autorizzato rendendoci tutti uguali”. Inizia così Liano Picchi,responsabile dei comitati ambiente della Piana, dopo l’ok all’impianto di riciclo di pannolini e pannoloni a Salanetti dalla conferenza dei servizi, con il solo voto contrario di Porcari.
“Ora siamo tutti cavie sulla cui pelle e nelle cui tasche ricadranno gli effetti di questo impianto mai sperimentato altrove – dice – Non ci eravamo molto illusi sull’esito del procedimento autorizzativo, dopo tutto siamo nella Regione dove 8mila tonnellate di fanghi tossici di Santa Croce sull’Arno sono stati sparsi anche in aziende agricole come concime…Ci hanno invece profondamente deluso Asl e Arpat. Pensavamo che almeno in virtù della grave situazione ambientale ci avrebbero tutelato. L’Asl che con i suoi report annuali ci ha spesso messo in guardia dei tristi primati oncologici che la nostra Piana detiene. L’Arpat la cui centralina, posta proprio nella parte centrale della Piana a meno di un chilometro da Salanetti, ci evidenzia che siamo la zona più inquinata della Regione.
Ora ci diranno che vigileranno, ma abbiamo buoni motivi per non crederci”.
“In decenni – dice Picchi – non hanno saputo rendere vivibile la zona industriale da cui si sprigionano miasmi e ricadono particelle combuste mai identificate. Chiamati in causa non hanno mai risolto le problematiche ambientali intorno al casello, né trovato le cause che rendono tossiche le acque dei nostri canali, né posto mai un limite alle acque di fogna scaricate dal gestore direttamente nei fossi. D’altronde se nel distretto industriale più energivoro della Toscana e addirittura secondo a livello nazionale, le uniche fonti certe identificate come pericolose sono stati i caminetti delle case… C’è da sperare ben poco”.


