viabilità e ambiente
|Assi viari, per il Wwf Alta Toscana: “La realizzazione appare anacronistica e dannosa”
Il parere arriva nella Giornata Mondiale delle Zone Umide: “Rischia di compromettere gli ultimi spazi naturali”
“La realizzazione di un nuovo asse viario a Lucca appare anacronistica e dannosa. Si tratta di una parte incompleta di un progetto concepito decenni fa, oggi in condizioni profondamente diverse”. E’ la posizione del Wwf Alta Toscana sul progetto assi viari, espressa in occasione della Giornata Mondiale delle Zone Umide, che ricorre il 2 febbraio 2026.
“Il Ministero dell’Ambiente, Ispra e Fao – spiega l’associazione – celebreranno in tutta Italia i cinquant’anni dalla ratifica della Convenzione di Ramsar, firmata nel 1971. Il tema scelto per il 2026, Zone umide e conoscenze tradizionali: celebrare il patrimonio culturale, mette in luce il legame storico tra comunità, gestione dell’acqua e uso del territorio. Le zone umide e gli ambienti agricoli ad esse connessi non sono spazi marginali, ma sistemi naturali essenziali. Riducendo il rischio di alluvioni, ricaricando le falde e mitigando il clima attraverso lo stoccaggio del carbonio, questi ecosistemi sostengono biodiversità, agricoltura, turismo e benessere umano. Il loro valore economico è stimato in milioni di euro ogni anno”
L’asse viario, secondo il Wwf Alta Toscana, “frammenterebbe o distruggerebbe completamente quei residui essenziali di zone umide e ambienti seminaturali, la cui funzione dipende dalla connessione tra gli elementi. Nella Piana di Lucca, già fortemente compromessa, questi corridoi rappresentano gli ultimi collegamenti tra i siti Natura 2000, il fiume Serchio, le zone umide e le aree agricole tradizionali. Uno studio sulla connettività ecologica della Piana, realizzato con l’Università di Trieste, evidenzia che l’asse viario in progetto causerebbe perdite molto rilevanti in punti critici: in alcune aree la riduzione della connettività supera il 90%.
La realizzazione dell’asse viario interessa l’intero territorio e genera uno scenario irreversibile, con effetti a catena: maggiore rischio di allagamenti, riduzione dell’infiltrazione dell’acqua e della ricarica delle falde, aumento delle isole di calore, peggioramento della qualità dell’aria, già critica, perdita di biodiversità, incremento di specie invasive e di parassiti, aumento dei focolai di insetti nocivi e ridotta capacità del territorio di adattarsi ai cambiamenti climatici. Il paesaggio tradizionale, prezioso per i cittadini, viene compromesso in modo permanente. Si perde così una protezione naturale gratuita, oggi fondamentale per ridurre rischi e costi per la collettività.
Il 2026 sarà anche l’anno in cui l’Italia dovrà presentare alla Commissione Europea i Piani Nazionali di Ripristino previsti dalla Nature Restoration Law, in vigore dal 2024, che impone il ripristino degli ecosistemi degradati e il rafforzamento della connettività ecologica. È quindi legittimo chiedersi come sia possibile parlare di ripristino e patrimonio culturale, mentre si progettano opere come l’asse viario, che rischiano di compromettere gli ultimi spazi naturali.
A fronte di un costo stimato di 179 milioni di euro, il prezzo reale della nuova infrastruttura sarebbe molto più alto se si considerano la perdita di servizi ecosistemici, l’aumento dei rischi idraulici e climatici e l’indebolimento irreversibile della rete ecologica. La connettività non è un vincolo allo sviluppo, ma un’infrastruttura naturale di sicurezza pubblica: difenderla significa proteggere il territorio, le comunità e il futuro”.


