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Fumetto e legalità, quando le strisce dicono stop alla mafia

“La mafia, se non spara, sembra quasi che non ci sia. Ma non è così”. Ne è convinta Laura Soletti, referente del presidio lucchese di Libera, che oggi (2 novembre) a Lucca Comics & Games ha posto l’accento sulla forza del fumetto per educare alla legalità democratica, quella che si fonda sulla Costituzione italiana. Con lei, tre autori che proprio attraverso la cosiddetta ‘nona arte’ hanno dato voce alla lotta alle mafie, hanno raccontato le storie di quelle persone che ogni 21 marzo vengono ricordate, con la lettura pubblica dei loro nomi: Lelio Bonaccorso, che con Marco Rizzo per Beccogiallo ha pubblicato la graphic novel su Peppino Impastato e La mafia spiegata ai bambini; Luca Scornaienchi, ideatore del commissario Mascherpa, storia uscita sulle pagine di Polizia moderna e, infine, Thomas Pistoia, sceneggiatore del fumetto Nathan Never.

“Alle stragi di Capaci e via D’Amelio del 1992 – ha spiegato Soletti – sono seguiti almeno tre anni di forte risveglio civile. Si parlava di mafie nelle scuole, in televisione, sui giornali. Poi, a mano a mano che il linguaggio della mafia stessa ha assunto forme più sottorranee, penso alla corruzione per esempio, l’interesse dei media è calato. Ecco perché Libera, al di là degli anniversari, lavora sui territori costantemente per tenere alta l’informazione e fare memoria di quello che è stato. Quando nel 2002 Rita Borsellino venne a Lucca, ospite per il progetto Antigone sulla legalità, raccontò che un bambino di Palermo, incontrato in una scuola, era convinto che Falcone e Borsellino fosse l’aeroporto”.
Amare le considerazioni degli autori. “La mafia sta vincendo, ed è per questo che non se ne parla più. Non va più di moda – ha detto Bonaccorso – perché adesso si parla ovunque del fenomeno dei migranti. Il rischio che corriamo, anche in momenti come quello di oggi, è che si parli di mafia tra persone che già ne sanno, e allora è tutto inutile: questo tema deve tornare a dettare l’agenda dell’informazione e della politica. Succederà solo se dal basso ricominceremo a parlare di mafie: ecco perché un mezzo come il fumetto, veloce e immediato, può essere potentissimo per arrivare soprattutto alle nuove generazioni. Così come i nuovi mezzi di comunicazione: vanno raccontate le storie, e non è un caso che si chiamino così quelle di Instagram che tanto prendono. È un linguaggio degno perché raggiunge un pubblico e va saputo usare, senza preconcetti”.
La progressiva scomparsa della lotta alla mafia dalle librerie, per Scornaienchi, risponde anche a logiche commerciali: “Se dieci anni fa le storie delle vittime di mafia, complici anche serie televisive dedicate, sono state un fenomeno editoriale, adesso l’interesse generale è scemato e di conseguenza pochissimi editori sono disposti a investire in prodotti che non si vendono. È così, senza ipocrisie. Io sono calabrese – ha detto – e il primo morto ammazzato, per mafia, l’ho visto a 12 anni. Eppure ci si abitua a tutto. Ho iniziato a maturare una consapevolezza diversa quando con la casa editrice DaSud ho lavorato alla storia di Lollò Cortisano, fotografo sequestrato e ucciso dalla ‘Ndrangheta per non aver pagato il pizzo. Oggi collaboro con Polizia Moderna e, insieme al Miur, portiamo avanti nelle scuole il progetto Pretendiamo legalità. Ai ragazzi diamo 30 pagine di una storia del commissario Mascherpa e chiediamo a loro di scrivere il finale, misurandosi così con le pressioni mafiose, con temi come lo versamento illecito dei rifiuti nel mare, e altri dati di realtà che altrimenti non potrebbero conoscere”. La riflessione di Thomas Pistoia parte dagli anni Novanta: “Paolo Borsellino ci aveva avvisati ai tempi dell’omicidio di Salvo Lima: se prima la mafia cercava referenti nella politica, oggi la mafia fa politica. Motivo per cui, al netto di qualche ricorrenza, non c’è alcun programma istituzionale sulla consapevolezza e la lotta alle mafie nelle scuole. Nella storia di Nathan Never troviamo riferimenti alla strage di Capaci e alla trattativa stato-mafia, in un contesto definito di fantascienza. Credo che, in fondo, tutto ciò che racconta mondi possibili nel futuro sia fantascienza, al di là di astronavi e robot. L’albo ha avuto una risposta positiva di pubblico”. Il fumetto sembra quindi essere un linguaggio privilegiato per comunicare i valori dell’antimafia. E non è un caso che nel libro di recente uscita di Marcello Ravveduto, Lo spettacolo della mafia, si citi come romanzo riuscito Per questo mi chiamo Giovanni: perché il suo autore, si evidenzia, viene proprio dal mondo dei fumetti.

Elisa Tambellini

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