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Storie di migrazione: ecco il fumetto dei richiedenti asilo

Quando un paesino quasi sempre innevato sulle montagne della Valle D’Aosta regala al mondo pagine importanti della storia del fumetto. In tantissimi questa mattina – nonostante la pioggia e l’ora ‘mattiniera’ – all’incontro all’auditorium dell’Agorà che ha visto protagonista Stranieri, il fumetto interamente scritto, disegnato e persino colorato da un gruppo di richiedenti asilo ospite di una cooperativa della più piccola Provincia d’Italia.

Un progetto nato per caso grazie ad alcuni educatori della struttura: “Solitamente – spiega Andrea Di Renzo – la domanda più gettonata che fanno a noi operatori è ‘ma che fanno questi ragazzi tutto il giorno?’. Rispondere non è sempre semplice, con tutto quel delirio di burocrazia da svolgere non è facile per noi far loro condurre una vita normale. All’inizio, era il 2015, cercammo di intrattenerli con la musica. I tamburi, pensammo, gli sarebbero piaciuti. Invece facemmo un’enorme figuraccia: effettivamente se una persona viene dall’Africa non vuol dire che debba per forza amare la musica o suonare il jambe. I ragazzi ci guardarono tutti un po’ scocciati. Grazie alla mia amicizia con Erika Cantomo, sceneggiatrice e autrice di fumetti, provai a farli avvicinare a questo mondo. Erika – racconta – è venuta una volta alla settimana per un anno nel nostro centro, insegnando i primi passi per disegnare un fumetto. E’ stato incredibile, molti di loro non avevano mai preso nemmeno una matita in mano”.
E dopo vari esperimenti, Andrea ed Erika si sono resi conto di avere tra le mani dell’ottimo materiale: “Quando ho conosciuto i ragazzi ho fatto un po’ di fatica ad interagire con loro: non parlavano la mia lingua, molti non avevano mai disegnato in vita loro. Noi siamo abituati a farlo fin da piccolissimi, anche se poi la creatività la abbandoniamo mano a mano che andiamo a scuola e cresciamo. Sapere che nel mondo esiste qualcuno che non si è mai avvicinato al disegno è stato incredibile: per loro non si è trattato solo di intrattenimento o di scoprire qualcosa di nuovo, è stato terapeutico. Bello anche vedere il loro modo di colorare: noi fin da bambini siamo abituati a colorare gli spazi vuoti seguendo le regole, non la nostra fantasia. Loro badano solo a quella, colorando le figure in modo spontaneo”.
“Quando si pensa alla storia di un migrante – è intervenuto Andrea – si immaginano solo tragedie. In realtà quando abbiamo chiesto a questi ragazzi di raccontarci delle storie sono uscite fuori situazioni molto buffe, simpatiche, divertenti, ma anche sagge. Molti di loro nel periodo della lotta alla sopravvivenza sono carichi di adrenalina e riescono a fare e sopportare l’incredibile, molti però non sanno che quando finalmente raggiungono uno stato di quiete e si tranquillizzano arrivano per assurdo tutti quei problemi legati ai traumi che hanno vissuto. Ansia e depressione sono tra i disturbi più diffusi, e non è stato semplice tenerli con noi in questo progetto”.
Ad intervenire anche Arianna Farricalla, che ha collaborato al progetto: “Quando mi hanno proposto il progetto ho accettato immediatamente ed è stato molto interessante. Noi dei migranti conosciamo più che altro le vicende che affrontano per arrivare qua, ma dopo? Cosa succede dopo? Io non lo sapevo e sono sicura che ancora molti non lo sanno, per questo ‘Stranieri’ è molto interessante e ci aiuta a comprendere tante cose, tra cui la precarietà della loro vita sempre interrotta da diverse situazioni drammatiche”.

Giulia Prete

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