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Genitori-figli adolescenti: meglio una punizione o un atto riparatorio?

30 ottobreLa punizione di per sé è un atto di chiusura e di interruzione di una comunicazione sana e funzionale. Spesso non è compresa e non è adeguata al danno provocato. Si arriva alla punizione nel momento in cui il genitore si sente impotente, sente che il suo ruolo è in pericolo, la sua autorevolezza o autorità (dipende da come viene gestito il ruolo) non vengono più rispettate, quando perde il controllo sul comportamento dei propri figli. Proprio in quel momento il genitore attua ciò che il figlio sente come ingiusto e spesso incongruente con l’atto compiuto.

La punizione non risolve, non è una forma di ascolto e non dà principio a nessuna evoluzione nella crescita dei figli, anzi è l’inizio di un blocco emotivo ed emozionale che non aiuta i figli a crescere e a responsabilizzarsi. Spesso viene utilizzata come risposta al conflitto genitori/figli, pensando sia risolutiva, perché vista in un’ottica 'io vinco tu perdi', come fosse una battaglia da vincere, mentre altro non è che un modo per allontanarsi dal mondo dei propri figli. Meglio sarebbe aiutare i figli a rivedere e comprendere i propri comportamenti e le conseguenze legate ad essi, attraverso un atto di riparazione al danno. Riparare al danno commesso significa avere modo di divenire il responsabile delle proprie azioni, ascoltando le proprie emozioni e quelle altrui, rielaborare i propri comportamenti e trasformarli in qualcosa di riconoscibile e gestibile. Spesso i genitori si lamentano perché il proprio figlio non rispetta le regole e neanche la conseguente punizione, ma insiste ad utilizzare lo stesso metodo per anni nonostante non funzioni, in quanto è più semplice da attuare ed è l’unico rimedio che gli viene in mente. La riparazione invece significa ascoltare i propri figli, conoscerli ed attuare un rimedio ragionando su quale modalità riparativa sia più adeguata alle loro caratteristiche. Che senso ha dire al proprio figlio di rimanere in stanza per una settimana dopo aver fatto un ritardo durante un’uscita? O togliere playstation, cellulare, televisore, sport e altro, perché ha preso un brutto voto a scuola? Queste soluzioni spesso utilizzate hanno mai risolto il problema? La punizione è spesso immediata, incoerente con l’atto compiuto dall’adolescente e quindi non compresa, mentre la riparazione deve essere pensata come fosse un abito su misura con delle finalità ben mirate, congruenti e attinenti all’atto commesso. Un esempio di atto riparatorio potrebbe essere quello mostrato qui di seguito: se nostro figlio, in un momento di rabbia, dà un calcio alla porta della propria stanza facendo un buco, è poco utile punirlo lasciandolo in stanza per una settimana e poi ripagare noi la porta. In questo modo non capirebbe le conseguenze dell’atto compiuto, non verrebbe né responsabilizzato, né verrebbero attivati processi di problem solving, cooperazione e collaborazione. Sarebbe più utile ad esempio chiamare un falegname, valutare il danno e farsi fare un preventivo, il tutto davanti al ragazzo. Poi utilizzare parte della paghetta settimanale dello stesso, se ne percepisce, ed utilizzarla per pagare la riparazione. In questo modo il minore si sentirebbe responsabilizzato e gli verrebbe data la possibilità di riparare ad un danno commesso, attraverso il proprio contributo, collaborando e cooperando con i propri genitori, i quali, con la scelta fatta, gli daranno anche la possibilità di osservare come poter risolvere un problema. Ovviamente le risposte ad un atto, carico di disagio, compiuto da un adolescente, possono essere molteplici. Qui si vuole sottolineare la differenza tra una punizione ed un atto riparatorio, al fine di stimolare il genitore ad una pedagogia pensata anziche’ fermarsi ad un agito emotivo come la punizione. La consulenza educativa può essere una delle alternative offerte al genitore dall‘educatore professionale.

dottor Omar Bonanni
educatore professionale e consulente educativo

Ultima modifica ilMercoledì, 30 Ottobre 2019 13:13

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