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La forza della resilienza con lo Yoga Ratna

patriziamartinelliCombattere, lottare, opporsi erano termini che qualche decennio fa identificavano il desiderio di un rinnovamento in campo politico-sociale (e quanto sarebbe importante reperire oggi un’energia tale da ostacolare indecenti manovre!), mentre oggi trovano un largo utilizzo in campo individuale e soprattutto per quanto riguarda l’atteggiamento da tenere di fronte alle malattie, alle problematiche relazionali e a tutte quelle che incontriamo nella vita.
E su questo mi sembra importante riflettere. Difficoltà, eventi negativi, traumi, complicazioni, impedimenti si presentano nella vita di ognuno con maggiore o minore evidenza e gravità. L’atteggiamento oppositivo che viene molto esaltato comporta una modalità difensiva: è come mettersi addosso una corazza che sicuramente proteggerà, ma impedirà altresì di lasciar entrare le energie dell’universo. “Portare una corazza ti evita il dolore, ma ti evita anche il piacere” (Celeste Holm).
Lo Yoga Ratna ci insegna a cercare la forza al nostro interno, a divenire guerrieri e guerriere che, prendendo consapevolezza di sé, non si lasciano sopraffare dalle circostanze esterne per quanto avverse esse siano, senza bisogno di un’armatura. Pertanto propongo di fare insieme un viaggio all’insegna del simbolo, un’esperienza che, in quanto tale, può trasformarci, sempre che non rimanga un fatto isolato ma intendiamo ripeterla per un periodo (un mese, per esempio, può essere già un tempo significativo, anche se la tradizione vuole che siano tre i mesi e che la pratica debba essere svolta alla stessa ora). In questo cammino abbiamo due potenti alleati: il corpo che è “uno scrigno che racchiude il segreto della nostra esistenza” (Maurizio Fabris) ed il respiro, che ci isola dalle informazioni esterne per condurci alla ricerca di un’informazione interiore. Andiamo a scoprire che nella profondità del nostro essere c’è un tesoro da esplorare, che la forza è già dentro di noi, e che vuole essere contattata perché ne diventiamo coscienti e possiamo rimanere saldi e sereni di fronte alle prove della vita.

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Essere uno con l'universo attraverso i simboli dello Yoga Ratna

patriziamartinelliMi sono trovata a camminare su un’immensa spiaggia deserta a pochi chilometri da casa. Le mie impronte sulla sabbia duravano poco ma in quel breve tratto di tempo mantenevano il sapore del peso del mio corpo che veniva accolto dalla terra, poi erano cancellate da un vento forte che, però, si rendeva piacevole sulla pelle. Il rumore del mare prevaleva su tutto: continuo e maestoso segnava il ritmo di una musica sacra. Il calore del sole bruciava sulla testa e riscaldava il corpo così come asciugava la sabbia ed i tronchi sparsi su di essa. Lo sguardo raggiungeva la linea dell’orizzonte da un lato ed il profilo delle montagne dall’altro. Era uno spazio grande, immenso, infinito quello che mi circondava. Cosa rappresentavo io in quel contesto? Mi sentii quello che ero: un piccolo punto nell’Universo. Eppure è bastato portare l’attenzione verso di me per entrare dentro e sentire che c’era spazio in me, un bello spazio. Ho desiderato approfondire questo ascolto e mi sono seduta facendo in modo che il mio corpo si sentisse comodo e stabile ed accettasse l’immobilità. Ciò che ho verificato è stata un’esperienza yogica che non richiede abilità pregresse ma soltanto la curiosità di esplorarsi e la volontà di dedicare del tempo alla crescita personale. Per questo voglio condividerla, facendola precedere da alcune informazioni che possono aiutare a gustarla maggiormente.

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Cogliere la gioia della vita con lo Yoga Ratna

patriziamartinelliPiù di venti anni fa a Milano, in un padiglione della fiera del Sana, nel gran mercato del benessere, partecipai ad un seminario di yoga tenuto da Gabriella Cella. Fu un tuffo nella poesia, nella serenità e nella gioia, nonostante il contesto disturbante. Lei ci guidava con umiltà ed amore ad osservarci, ad ascoltarci, lasciando che la nostra mente si acquietasse, così come si stava acquietando il nostro corpo mentre il respiro lo plasmava e lo induceva a trasformarsi in quelle forme che erano dense di un significato simbolico che apprezzavo ma non comprendevo ancora. Percepivo che mi indicava un cammino che aveva un cuore e nel seguirlo ho scoperto dove si nascondevano le mie difese, ho visto apparire domande che potevo lasciare aperte, ho visto aspetti di me che non conoscevo, ho compreso le radici di tanti miei atteggiamenti nei confronti dell’esistenza. Ogni scoperta portava e porta nella mia vita quella gioia che è già dentro ognuno di noi, che è alla base della consapevolezza, basta farla diventare manifesta Gioia e beatitudine sono designati in sanscrito dalla parola Ananda: non è la felicità che, pur esaltante, inebriante, appagante, ha durata breve; non è un piacere cercato (che sempre risponde alle necessità dell’ego e dunque accresce la sofferenza), ma un piacere non cercato ed accolto con stupore quale dono dell’Universo. La gioia, la beatitudine ci portano in uno stato d’animo che trascende sia il piacere (da accogliere con gratitudine) che il dolore (da accogliere con pazienza), perché in questo mondo in cui regna la dualità perseguire qualcosa in modo pertinace si trascina dietro il suo opposto. La ricerca dell’equilibrio tra gli opposti porta a vivere il legame con la totalità della realtà, in cui il microcosmo è in perfetta unione con il macrocosmo, la piccola tessera del mosaico con il grande mosaico dell’Universo, e così si può divenire consapevoli della presenza calma, gioiosa e potente che sta dentro di noi: il nostro io più reale.

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