Coronavirus, anche Ordine dei medici toscano valuta ipotesi quarantena

Le regole igieniche e di comportamento per evitare la diffusione del contagio

Coronavirus, i casi in Lombardia riportano in agenda la questione del rischio contagio. Sul tema si esprime la federazione degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri della Toscana “impegnata – si legge nella nota – al pari delle altre istituzioni per favorire la prevenzione della infezione e della diffusione del nuovo coronavirus proveniente dalla Cina continentale”.

“In questo senso la Federazione ricorda e invita tutti i cittadini ad applicare le norme igieniche di base (lavarsi le mani, starnutire e tossire cercando di coprire efficacemente naso e bocca, areare gli ambienti ed eventualmente praticarne la sanificazione, eccetera)  – si legge nelle mantenere comportamenti adeguati ( stenersi da viaggi in regioni a rischio, evitare contatti con persone tornate da regioni a rischio, isolamento volontario per 14 giorni se rientrati da regioni a rischio e contemporaneo contatto con l’azienda Usl di riferimento, eccetera). Si sottolinea che si tratta di norme e comportamenti banali ma assolutamente importanti, in grado da sole di essere altamente efficaci ed a costo zero. Inoltre, sono facilmente alla portata di tutti, nessuno escluso”.

“Certamente, però, e le notizie odierne purtroppo lo confermano – prosegue la federazione – se da un lato i numeri prodotti dalla Regione ci tranquillizzano, dall’altro chiediamo alla stessa autorità regionale, nell’interesse dell’intera collettività, di prevedere anche il ricorso a provvedimenti di quarantena laddove, ne ricorra la necessità, al fine di contenere la diffusione di un virus che può colpire chiunque”.

“La Federazione chiede anche attenzione nei riguardi degli operatori sanitari – conclude la nota – primi fra tutti i medici, ricordando anche che tra le prime vittime ci sono proprio i medici. Nel contempo, la Federazione esprime il proprio pubblico e non formale ringraziamento per tutti i medici toscani che, negli aeroporti come nei presidi ospedalieri e sul territorio, quotidianamente si impegnano portando il proprio contributo, onorando nel migliore dei modi il codice di deontologia medica”.

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