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Coldiretti ai candidati: “Ecco le priorità per l’agricoltura lucchese”

Tra queste ridare centralità all’agroalimentare nell’economia regionale e garantire liquidità alle imprese agricole nella Fase 3

Ridare centralità all’agroalimentare nell’economia regionale, garantire liquidità alle imprese agricole nella Fase 3, fauna selvatica e promozione della qualità e della distintività dell’agroalimentare. Sono queste alcune delle priorità contenute nel documento di proposta che Coldiretti Lucca ha sottoposto all’attenzione dei candidati al consiglio regionale della Regione Toscana alle prossime elezioni del 20 e 21 settembre.

Agli incontri hanno partecipato Vittorio Fantozzi (Fdi), Valentina Mercanti (Pd), Mario Puppa (Pd),  Simone Leo (Pd) e Claudia Dinelli (Pd). Tra le proposte avanzate dal presidente provinciale Andrea Elmi l’istituzione dell’assessorato regionale dell’agroalimentare ritenuto “centrale nello sviluppo e nell’identità del sistema Toscana per rafforzare la filiera agroalimentare Made in Toscana dal campo alla tavola, un assessorato con una trasversalità di deleghe, capace di mettere in atto e finanziare politiche incentivanti non solo per i singoli settori ma anche tra i singoli settori, dalla produzione alla trasformazione, dalle attività economiche e produttive di filiera al turismo, fino alla grande distribuzione”.

“L’emergenza covid19 ha aggravato un bilancio non incoraggiante – aggiunge Elmi – incidendo su un tessuto imprenditoriale agroalimentare già fragile, erodendo liquidità per resistere e ripartire. In Toscana il fatturato è diminuito di oltre 37% rispetto all’anno precedente, una perdita secca superiore al dato nazionale di quasi 10 punti percentuali. Ciò significa che le nostre imprese agricole hanno subito più che in altre regioni d’Italia i gravi effetti economici indiretti della pandemia, con numeri da profondo rosso per il settore florovivaistico, l’agriturismo e il comparto lattiero caseario che hanno perso oltre l’80% del fatturato in 3 mesi”.

Poi c’è l’irrisolta questione della presenza fuori controllo, denunciata a più riprese, degli ungulati, in particolare cinghiali nella Garfagnana. Secondo Coldiretti serve una stretta per risolvere l’annoso problema della fauna selvatica “con un provvedimento regionale che autorizzi l’agricoltore in possesso di licenza di caccia, in caso di mancanza d’intervento da parte della Polizia Provinciale – ha spiegato il direttore provinciale, Maurizio Fantini – ad intervenire direttamente sul proprio fondo con tutti i mezzi previsti dalle azioni di controllo, oltre a riconoscere all’imprenditore agricolo venga riconosciuto il risarcimento del 100 % del danno accertato e quantificato. Purtroppo la Giunta regionale ha dimostrato fino all’ultimo giorno di restare sorda alle denunce di agricoltori e allevatori che hanno subito danni enormi dalle incursioni e dagli assalti divenuti quotidiani della fauna selvatica. Nonostante i ripetuti appelli e la chiara presa di posizione del consiglio regionale, la Giunta ha sbattuto la porta in faccia agli agricoltori sulla fauna selvatica per l’ennesima volta, disattendo impegni e promesse assunte”.

“Per un pieno sviluppo dell’agricoltura e dell’agroalimentare non si può prescindere dal ‘bene acqua’, come risorsa strategica per la collettività e un bene essenziale e insostituibile per le attività agricole, dove sempre più spesso nei nostri territori ci troviamo a fare i conti con l’emergenza idrica frutto dei cambiamenti climatici in atto. “Serve – ha spiegato ancora Fantini – la pianificazione di investimenti per il contenimento del rischio idrogeologico perseguendo strategie per la realizzazione di opere che recuperino le acque, traguardando l’obiettivo di ottenere il doppio risultato della corretta gestione delle acque e lo sfruttamento di queste a fini produttivi”.

Coldiretti ha inoltre chiesto ai candidati di promuovere il ricambio generazione in agricoltura, realizzare modelli agricoli sostenibili ed inclusivi, lotta al cambiamento climatico e creazione di filiere corte sono alcuni degli obiettivi di una Politica agricola moderna attenta alle esigenze dei giovani attraverso anche un impianto normativo che sostenga la vendita diretta dei prodotti agricoli, i distretti del cibo, l’agricoltura sociale, il contenimento del consumo di suolo agricolo e il coordinamento delle attività di valorizzazione del patrimonio storico, artistico, culturale e agroalimentare dei Comuni attraverso l’istituzione di marchi collettivi e di certificazione.

“Affinché le nostre proposte possano realizzarsi va data una spallata alla burocrazia che ‘ruba’ fino a 100 giorni l’anno al lavoro in azienda e rallenta la nascita di nuove attività imprenditoriali di giovani e donne – conclude Coldiretti – per cui abbiamo chiesto anche a livello regionale nel confronto con i candidati alla presidenza di dare piena attuazione alla Legge regionale del 20 gennaio 2015, n. 7, con cui la Regione Toscana ha intrapreso un percorso orientato alla semplificazione dei procedimenti amministrativi in agricoltura, ma che ha bisogno di procedure attuative per non vanificare la spinta alla sburocratizzazione richiesta dalle imprese agricole della Toscana”.

 

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