Altopascio, D’Ambrosio: “Per gestire la situazione serve il meglio di tutti noi”

L'appello della sindaca alla responsabilità e collaborazione per fronteggiare l'aumento dei contagi

“Serve il meglio di tutti noi”. Così la sindaca di Altopascio Sara d’Ambrosio si rivolge ai propri cittadini alla luce dei tredici tamponi positivi rilevati dall’Asl nel Comune negli ultimi giorni per chiedere collaborazione e responsabilità. Responsabilità che passa anche attraverso l’uso corretto delle parole nei confronti degli enti impegnati a contenere il diffondersi dei contagi, per non “strumentalizzare politicamente una pandemia”.

“A tutte loro mando l’abbraccio virtuale di tutti noi – scrive la prima cittadina -. In alcuni casi si tratta di persone già in quarantena, in altri di persone che avevano avuto nei giorni scorsi un contatto diretto con altre persone risultate positive. I dati ci dicono infatti che in questo momento il contagio si sta sviluppando soprattutto in ambiente familiare, per questo motivo è molto importante stare attenti a tutte quelle situazioni che possono creare dei piccoli focolai: cene numerose tra amici e parenti non conviventi, compleanni con decine di persone, cerimonie. Cerchiamo di limitare dove possibile, o comunque di osservare le regole di sempre anche in contesti domestici, con gli amici e con i familiari che non vivono con noi“.

“Per gestire la situazione in cui ci troviamo serve il meglio di tutti noi – va avanti D’Ambrosio -. È molto facile, talvolta, sparare sentenze pensando di avere la verità in tasca, fare i tuttologi, sminuire le indicazioni delle istituzioni, sbeffeggiare chi lavora tutti i giorni per gestire l’emergenza in cui ci troviamo da mesi.
Le parole vanno usate bene. Quando si scrive, per esempio, che un sindaco non manda i controlli a questo o quello perché ha dei tornaconti personali o perché fa dei favoritismi bisogna prendersi la responsabilità delle falsità che si sostengono. Quando si scrive che gli agenti della Polizia Municipale sono fannulloni, bisogna essere consapevoli che si sta sostenendo una bugia bella grossa e che basterebbe informarsi per sapere come stanno realmente le cose; informazioni che, però, è difficile reperire nei discorsi riportati al bar o su Facebook; informazioni difficili da ascoltare se si pensa di avere già la verità in tasca, spesso velata da quella dose di pregiudizio e di aggressività che non giova a nessuno”.

“L’obiettivo non è strumentalizzare politicamente una pandemia, che sta coinvolgendo il mondo intero con un aumento costante dei contagi in Toscana e in Italia (a fronte, va detto, di molti tamponi in più rispetto a quelli che venivano effettuati a marzo o ad aprile), e che personalmente mi impegna no-stop da marzo a oggi per essere sempre, sempre presente per i miei cittadini – prosegue -. L’obiettivo è fare ognuno la propria parte al meglio possibile, per isolare definitivamente quelli che pensano di essere sopra le regole, al punto da poterne farne a meno, tanto da fregarsene di multe o richiami. Ma pensateci, chi crede che una mascherina rappresenti una lesione della propria libertà, come ho letto in diversi commenti anche qui sulla mia pagina, che idea triste e malsana può avere del concetto stesso di libertà? Essere liberi, oggi, significa sapersi autogovernare e quindi essere in grado di seguire semplici norme di comportamento per cercare di riconquistare quella normalità che ci manca tanto”.

“È vero, oggi i sistemi sanitari sono più preparati, ma se torniamo a occupare tutti i posti letto degli ospedali con il Covid-19 non ci sarà spazio per curare in maniera tempestiva e appropriata le altre patologie critiche, siano esse ictus, infarti, interventi chirurgici complessi, traumi, infezioni diverse dal Covid, ma comunque gravi.
E non c’è solo questo. Ci sono anche i costi sociali della pandemia. Chiedetelo a chi è positivo e in quarantena a casa o a chi  è sottoposto a un regime stretto di sorveglianza sanitaria, che comporta sacrifici, rischi di marginalizzazione e isolamento sociale, difficoltà immense nella gestione del lavoro e della famiglia, con ripercussioni lavorative, economiche e psicologiche molto rilevanti – conclude D’Ambrosio -. Ecco, è proprio per chi non ce l’ha fatta, per chi ha avuto il Covid e ancora ne sente gli effetti sul proprio organismo, per chi è ora alle prese con il virus, per chi è fragile, psicologicamente o fisicamente parlando, che servono responsabilità, compattezza, senso del bene comune, collaborazione, civiltà“.

 

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