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Caporalato nei cantieri degli yacht di lusso, Braccini (Fiom Toscana): “Non ci stupiscono gli arresti”

Il sindacalista: "Molti cantieri nautici sotto lo stesso marchio operano in varie città della Toscana"

Con turni di 14 ore di lavoro, una paga di 4 o 5 euro l’ora, minacce, offese e percosse, i circa 150 dipendenti, molti di origine bengalese, venivano sfruttati da una organizzazione che opera nel settore dei cantieri di lusso alla Spezia. La Guardia di finanza ha eseguito, nell’ambito di una indagine cooordinata dalla procura, otto ordinanze cautelari, 7 in carcere e una ai domiciliari, sequetrando 900mila euro tra La Spezia, Savona, Ancona e Carrara.

“Sto male, sto molto male, ho la febbre alta”, “Stai male? E tu vieni lo stesso… Intanto devi venire a lavorare”, queste le frasi intercettate durante l’indagine delle fiamme gialle. Gli  operai, se si assentavano dal lavoro per malattia, anche di caso Covid-19, non percepivano alcun pagamento.

Sulla notizia degli arresti avvenuti oggi alla Spezia e ad Ancona per mano della guardia di finanza è  il segretario generale della Fiom Cgil Toscana, Masismo Braccini, a intervenire: “Molti cantieri nautici sotto lo stesso marchio operano in varie città della Toscana e in Liguria, gli arresti avvenuti a La Spezia e Ancona hanno messo in evidenza ciò che denunciamo da anni: lo sfruttamento dei lavoratori – afferma il sindacalista – Le ditte in appalto e sub appalto operano su scala larga, e non é escluso che il capolarato e il grave sfruttamento di lavoratori bengalesi sia avvenuto anche in cantieri nautici in Toscana”.

“Abbiamo grandi marchi di aziende tra le più importanti al mondo che producono beni di lusso unici, ma le condizioni materiali dei lavoratori sono sempre più arretrate, fino ad arrivare alle gravi condizioni di sfruttamento – prosegue Braccini -. I cantieri ormai hanno pochi addetti diretti alla produzione, la crisi doveva essere anche l’occasione per far riflettere e per ricreare tutte quelle professionalità necessarie di cui tanto gli stessi cantieri lamentano la mancanza, ma alla fine, una volta arrivata la ripresa, hanno inseguito la ricerca del minor costo del lavoro. Nella gran parte dei cantieri nautici anche in Toscana manca il rispetto delle regole, ed alla fine della catena degli appalti vi sono sempre lavoratori più deboli, spesso ricattati e sfruttati. I cantieri committenti hanno la grave responsabilità di aver creato un modello di sviluppo distorto che abbiamo il dovere di cambiare”.

“Le condizioni e la sicurezza nei luoghi di lavoro, in un intreccio di appalti e sub appalti sono gravemente peggiorate – aggiunge Braccini –  si lavora in condizioni molto arretrate rispetto a molti anni fa e vi sono precise responsabilità, non solo imprenditoriali, ma anche istituzionali. I controlli sono assolutamente insufficienti. Come sindacato ci stiamo organizzando per aprire presidi sindacali di fronte ad ogni area produttiva in tutta la costa, affinché ogni lavoratore trovi una risposta, sia tutelato e non lasciato solo di fronte all’imperio dell’impresa. Vanno verificate le modalità di assunzione, le retribuzioni, le ore lavorate, la sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro ed é necessario far fare verifiche approfondite, chiamando in causa gli enti preposti e vi deve essere la piena responsabilità solidale e sociale delle imprese committenti sugli appalti. Avevamo più volte chiamato in causa la Regione Toscana e alcune amministrazioni locali affinché si aprisse un serio dibattito sul modello di sviluppo distorto in un settore così importante e strategico che opera su concessioni demaniali, ma i tavoli aperti ad oggi non hanno ancora prodotto nessuna risposta concreta. Non può esistere che aziende che operano su beni pubblici perseguano un indirizzo
fondato sull’arretramento delle condizioni di lavoro e siano lasciate fare, non solo perché é un’ingiustizia sociale, ma anche perché su questi basi non vi possono essere prospettive fondate”.

“Noi – conclude – continueremo a batterci al fine di favorire uno sviluppo nell’interesse collettivo, dell’occupazione e dei diritti di tutti i lavoratori”.

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