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Assunta a tempo indeterminato alla Conad: il traguardo di Jessica affetta da sindrome di Down foto

Nel 2018 era arrivata la proposta di un tirocinio socio terapeutico di due anni all'interno del punto vendita

Il traguardo di Jessica Genovesi: in occasione della giornata mondiale della sindrome di Down ha firmato il contratto a tempo indeterminato come addetta della Conad city.

Trentenne, di Capezzano Pianore, Jessica è il primo caso di stabilizzazione di persone down nel mondo del lavoro a livello comprensoriale. 

Estroversa e vivace, Jessica si è fatto subito amare da colleghi e clienti. Dopo aver conseguito la maturità all’istituto psico pedagogico Chini di Lido di Camaiore, ha partecipato alle tante attività dell’Aipd Versilia, poi nel 2018 è arrivata la proposta di un tirocinio socio terapeutico di due anni all’interno del punto vendita durante il quale ha dimostrato puntualità e precisione, conquistando così l’ambita assunzione. Impegnata come scaffalista nel reparto frutta e verdura del supermercato, ha un orario di 16 ore settimanali ed è ormai l’amatissima mascotte.

“Da tempo conoscevamo l’impegno dell’Aipd che ha sede proprio a Capezzano Pianore e molte famiglie vengono a fare la spesa da noi  – racconta Alessia Bevilacqua titolare del punto Conad City e tra l’altro mio padre Giancarlo nel supermarket di Madonna dell’Acqua aveva già inserito al lavoro un ragazzo down, potendo constatare il grande valore aggiunto che questo giovane era riuscito a portare. Così abbiamo deciso di ripetere quell’esperienza e abbiamo proposto un tirocinio alla mamma di Jessica, che si è detta disponibile. Ricordo il primo colloquio che le facemmo, ci salutò dicendoci in modo perentorio: A mai più. Invece quando ha iniziato a lavorare da noi è stata subito amata: arriva puntuale al mattino, si cambia e ha una precisione maniacale nell’ordinare gli scaffali. Confesso che a volte ha ripreso pure me per un oggetto che non avevo posizionato alla perfezione” Quell’esperienza lavorativa oggi si è tramutata in un legame di forte affetto.

“Sicuramente Jessica è cresciuta e si è emancipata grazie all’inserimento in un ambiente lavorativo _ prosegue la titolare  – all’inizio aveva difficoltà ad apporre la sigla sul libretto delle presenze mentre adesso firma con disinvoltura, ha allacciato rapporti con i colleghi e quando si è dovuta assentare i clienti mi chiedevano insistentemente di lei. Era l’elemento che mancava alla squadra. L’arricchimento è reciproco: lei sta conquistando ogni giorno maggiore indipendenza ed è uscita dalla ‘bolla’ protettiva della famiglia e dell’associazione. Noi però oggi non potremmo più fare a meno del suo sorriso e di quell’indole serena, quotidiana lezione per tutti, spesso tormentati da problemi che ci sembrano insormontabili”

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