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Petretti: “Sanità è diventata Covid centrica, le conseguenze le subiscono i malati gravi o cronici”

La consigliera con delega alla sanità: "La pandemia ha anche incrementato le diseguaglianze sociali in salute"

25mila pazienti deceduti per mancata o insufficiente cura, 22% in meno di interventi per cancro della mammella rispetto al 2019, 24% in meno per quello della prostata e 32% in meno per quello del colon retto. Sono solo alcuni dei dati, del 2020, presentati dalla consigliera comunale con delega alla sanità, Cristina Petretti, in relazione ad uno dei problemi legati alla pandemia, quello di una sanità, definita dalla consigliera, “covid centrica”.

“Quando avremo raggiunto una immunità di gregge faremo i conti con la peggiore delle ondate che, confusi dal sovraccarico delle informazioni, abbiamo colpevolmente disatteso. Ondata che porta il nome di centinaia di pazienti portatori di malattie gravi, croniche, invalidanti, molto più del Covid, che a causa di una sanità ormai diventata “covid centrica” non hanno più visto reparti ospedalieri in cui ricoverarsi o visite specialistiche in grado di intervenire in maniera tempestiva, attraverso screening, prima che la malattia li rendesse inutili o tardivi”.

Inoltre, sempre secondo Cristina Petretti, la pandemia ha incrementato le diseguaglianze sociali in salute, impattando in maniera violenta sui soggetti cronici, che in Italia rappresentano il 43% della popolazione, e i più fragili da un punto di vista socio economico. “Sono stati proprio i cittadini affetti da pregresse condizioni morbose croniche, quali malattie cardiovascolari, neoplasie, diabete, ad avere avuto maggiori difficoltà di accesso all’assistenza sanitaria e alle opportune cure nell’attuale contesto, così come quelli in stato di povertà, indigenza, promiscuità sociale e basso livello di istruzione – spiega la consigliera Petretti – Appare quindi giustificato considerare la vicenda Covid-19 come una vera e propria sindemia, un insieme cioè di patologie pandemiche non solo sanitarie, ma anche sociali, economiche, psicologiche, dei modelli di vita, di fruizione della cultura e delle relazioni umane. Emerge dunque la priorità di presidiare il territorio – conclude la consigliera – controllandone i micro-fenomeni casa per casa, individuo per individuo, famiglia per famiglia, tornando a parlare e a fare prevenzione, attivando reti di supporto e di intervento, creando presidi territoriali diffusi per portare la sanità vicino alle persone. Solo così potrà non essere una sanità negata”.

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