In San Francesco torna CardioLucca, mille esperti a confronto

La cardiologia del San Luca, modello di riferimento per l’Italia, torna al centro del convegno che si terrà dal 7 al 9 luglio

Ogni anno, tra la Piana e la Valle del Serchio, un cittadino ogni 12 ore è colpito da infarto miocardico, mentre sono circa 4mila i casi di scompenso cardiaco con circa 150 nuovi casi per anno ed una prevalenza che cresce con l’età con il loro impatto sui ricoveri in area intensiva cardiologica del San Luca si mantiene elevato e crescente.

Questi alcuni dei dati che verranno resi noti nel corso di CardioLucca 2022 che si terrà nel prestigioso auditorium di San Francesco, da giovedì 7 a sabato 9 luglio. Le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morbosità e di invalidità responsabile del 35 per cento della mortalità generale, con notevoli costi economici per la società: dalla ricerca clinica all’assistenza, dalla pandemia al riscaldamento globale, grazie alla Cardiologia del San Luca diretta da Francesco Bovenzi, Lucca è diventata la culla internazionale della scienza del cuore proprio con il tradizionale evento CardioLucca giunto alla sua 16esima edizione.

La manifestazione, divenuta uno degli eventi culturali più attesi in città, quest’anno ha come titolo Cuore è vita. Earth by Heart: caring for our future, tangibile espressione della robusta realtà assistenziale della Cardiologia del San Luca: un vero patrimonio culturale al servizio dei cittadini che sa guardare al futuro con lungimiranza scientifica e organizzativa.  La prevalenza delle malattie cardiovascolari nell’ampio territorio della Piana e della Valle è stimata in oltre 30mila casi che meritano risposte organizzative efficaci e sostenibili.

“Dalla costante ricerca di umanizzazione dell’assistenza ai solidi principi etici, scientifici e organizzativi – afferma Bovenzi- scaturiscono i nostri eccellenti risultati in termini di attività e di esito sorretti dal sorriso grato dei tanti cui felici rendiamo vivi i sogni di vita. Il nostro impegno per il cuore è vita, perché aiutiamo tanta gente ad accrescere la sopravvivenza incidendo positivamente sulla storia naturale delle cardiopatie. Sosteniamo ogni giorno con impegno e umiltà il peso delle responsabilità che l’azienda ci affida. In medicina il successo in termini di produzione di salute è frutto di professionalità, di lavoro di gruppo, di formazione continua, di ricerca clinica e di tecnologie applicate. Sono onorato di essere protagonista di questa evoluzione scientifica, organizzativa e di valorizzazione del capitale umano di cultura scientifica al servizio del progresso e sviluppo assistenziale. Mi auguro che nel 2023 la Cardiologia del San Luca, grazie anche al generoso contributo dedicato già offerto all’Azienda Toscana nordovest dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, potrà finalmente disporre di un secondo angiografo atteso da anni per dare slancio all’assistenza cardiovascolare in provincia”.

Quest’anno nell’accattivante programma scientifico, oltre alle tradizionali tematiche, verrà proposto tra i primi casi in Italia il tema del riscaldamento globale: emergenza di un futuro non lontano che coinvolge l’intero pianeta e l’uomo. Parteciperanno scienziati e autorità istituzionali in un focus dedicato, sabato 9 luglio alle 10,30 dal titolo Green Heart Project, moderato dal noto volto televisivo Michele Mirabella, a cui la cittadinanza è invitata a partecipare per comprendere lo stretto legame tra natura e salute dell’uomo. L’inquinamento atmosferico con il conseguente riscaldamento globale è responsabile nella popolazione mondiale di oltre 6 milioni di decessi per malattie cardiovascolari, ben 300mila in Europa, con l’Italia e la Germania al primo posto, inoltre, è causa dell’aggravamento delle comorbilità e degli effetti di eventi atmosferici come incendi, inondazioni, inquinamento, innalzamento dei mari, riduzione della biodiversità fino allo spopolamento di intere regioni. Nei prossimi decenni i sistemi sanitari dovranno prepararsi a far fronte a un carico crescente di malattie legate al calore.

“Proteggere i nostri pazienti e la comunità dai danni delle più frequenti, calde e durature ondate di calore – conclude Bovenzi – richiederà il coinvolgimento di operatori sanitari, scienziati e istituzioni. Senza un cambiamento radicale nel modo in cui viviamo, ci muoviamo, mangiamo e lavoriamo l’aumento delle temperature globali condurrà a conseguenze catastrofiche per l’uomo moderno, forse ancora poco consapevole. Tutti insieme e individualmente abbiamo il dovere di dare l’esempio, di agire, di guidare il cambiamento e di educare i cittadini in modo da salvaguardare il futuro del pianeta e della sua gente”.

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