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Disordini al G7, sospesi tre fogli di via

Sospesi tre dei 14 fogli di via emanati dalla questura dopo i disordini contro il G7 dei ministri degli esteri tenutosi a Lucca. Ad annunciarlo è il coordinamento dei movimenti antagonisti e anticapitalisti di Lucca: “Tre dei 14 provvedimenti emanati dalla questura di Lucca in seguito al corteo contro il G7 del 10 aprile scorso – si legge nella nota – sono stati sospesi nei giorni scorsi. A giustificazione della sospensione, la questura ha posto il riconoscimento di fondati motivi (lavoro, esercizio di attività all’interno di associazioni culturali, presenza di relazioni sociali, affettive e di parentela) che giustificano la permanenza sul nostro territorio di tre dei nostri compagni vittime di queste misure repressive, e che avevano subito deciso di presentare delle memorie difensive per annullarle. Una decisione che comunque, citando direttamente dal provvedimento di sospensione, “potrà essere riconsiderata in ogni momento laddove intervengano nella condotta del nominato dei rilievi che ne impongano una nuova valutazione”, confermando ancora una volta la logica del tutto arbitraria e lesiva di ogni principio di garantismo giuridico di queste misure, dal momento che ad essere puniti non sono dei reati accertati fino al terzo grado di giudizio, ma una molto più generica “condotta”, di cui non conosciamo i criteri”.

“Al di là della soddisfazione per questa provvisoria e parzialissima vittoria, ci teniamo però a ribadire alcune cose – dicono gli antagonisti lucchesi – In primo luogo è bene tener presente che l’uso dei fogli di via non è un’eccezione che riguarda solo Lucca, ma sta ormai diventando una prassi consolidata attraverso cui le questure puntano a limitare la mobilità dei militanti più generosi e attivi nelle lotte sociali per il diritto alla casa, al reddito, sul posto di lavoro, contro la devastazione dei territori contro il razzismo e il fascismo, contro la guerra. Dovremo farci ancora i conti nei prossimi anni, e non solo a Lucca, per cui è bene cominciare a capire quali sono le carte che possiamo giocare per rendere nulla l’efficacia di queste misure. Non c’è ancora una giurisprudenza consolidata in materia, anche in conseguenza dell’alto tasso di discrezionalità che accompagna questi provvedimenti, per cui non sappiamo quanto questa sospensione possa costituire un precedente utile e spendibile anche per altre situazioni, ma di certo ci dice che il piano legale rimane una via a cui ricorrere e che in alcuni casi può rivelarsi vincente (lo si è visto anche rispetto al Daspo di piazza sperimentato a Pisa e poi annullato dai ricorsi al Tar). Non per fiducia nello Stato, né per un’astratta concezione dell’imparzialità della giustizia, ma semplicemente come un’arma da usare a nostro favore laddove ne abbiamo le condizioni, condizioni che non sono solo tecniche e giuridiche, ma soprattutto politiche”.
“Pensiamo infatti – prosegue la nota di Lucca antagonista – che il parziale dietro-front sui fogli di via comminati in seguito al corteo contro il G7 sia stato dettato innanzitutto dalla paura che su questa misura venisse aperta una campagna di opposizione cittadina capace di sconfessare e di delegittimare l’operato tanto della questura che della nuova giunta comunale. Ha pesato in questo caso una congiuntura che evidentemente siamo riusciti a giocare a nostro favore. Infatti, in una città in cui soltanto poche settimane fa il centro-sinistra ha ottenuto una risicata vittoria elettorale agitando lo spauracchio dei fascisti e delle destre, la minaccia di una campagna pubblica che mettesse a nudo tutte le contraddizioni del centro-sinistra sul decreto Minniti-Orlando e su queste misure che si richiamano in maniera palese al confino fascista, rischiava di mandare in frantumi fin da subito la facciata democratica e antifascista della nuova giunta Tambellini. Lo si è visto anche domenica scorsa in occasione della contestazione che abbiamo organizzato contro il ministro Orlando, con il nuovo sindaco che si è ritrovato incalzato e messo in difficoltà di fronte al carattere evidentemente arbitrario, poliziesco e contrario a qualsiasi principio di garantismo giuridico che è proprio dei fogli di via. Ma la battaglia per noi è ben lontana dall’essere vinta, e non possiamo certo accontentarci che soltanto 3 dei 14 fogli di via vengano revocati. Continueremo pertanto a mantenere alta la guardia e l’azione di denuncia in città rispetto a questi provvedimenti, a costruire le condizioni politiche per annullarli uno dopo l’altro, come abbiamo già cominciato a fare, e invitiamo ancora una volta tutti coloro che in città si considerano antifascisti ad essere coerenti e a schierarsi apertamente e pubblicamente contro queste misure liberticide degne del ventennio”.
“Per parte nostra – conclude la nota – continueremo a lottare affinché tutti i fogli di via vengano revocati e non vengano più utilizzati per reprimere il diritto al dissenso e alla piena libertà di movimento, ma pretendiamo anche che la nuova giunta di centro-sinistra, se vuole davvero essere coerente con i tanti e tardivi proclami di antifascismo che abbiamo sentito in campagna elettorale, si impegni a non applicare le misure razziste e classiste contenute nel decreto Minniti-Orlando, a partire dal daspo urbano. Su questo nei prossimi cinque anni non siamo disposti a fare alcuno sconto, Tambellini e Raspini sono avvisati”.

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