“Le spie mi vogliono morta”: fugge e non paga il conto

di Roberto Salotti
Una signora distinta, dall’aspetto mansueto e perbene. Con una certa educazione ha sorriso alle cameriere entrando nel ristorante e chiedendo un tavolo dove sedersi e consumare il pasto. Ma quell’espressione composta e quasi piacevole, è sparita d’un tratto quando si è trattato di pagare il conto. “Scusatemi tanto, ma la borsa con tutti i soldi e i documenti mi è stata sequestrata dall’intelligence, adesso devo andarmene perché mi seguono le spie: mi vogliono morta e io non voglio morire”.

E’ la risposta che non ti aspetti, quella che hanno avuto all’ora di pranzo oggi (7 novembre) i dipendenti del ristorante pizzeria In Calderia, in pieno centro storico. Ma la bizzarra signora, accento lucchese e di circa 50 anni, non ha finito di stupire le cameriere: si è allontanata in fredda e furia, gridando che era una dipendente dell’Archivio di stato e che si sarebbe fatta viva, quando sarebbe scampata al pericolo mortale che le incombeva incontro. Una delle due cameriere però non si è fatta impressionare e ha seguito la donna fino alla sede dell’Archivio di stato, dove è stata trovata poco dopo nascosta in un bagno, tra lo stupore generale dell’ufficio, di cui la donna non è mai stata dipendente ma dove ormai è conosciuta: “Era accaduto un’altra volta – racconta la cameriera di In Calderia, Angela -: la stessa donna era stata seguita dal personale di un albergo dove aveva pranzato senza pagare”.
Un copione, a quanto pare, collaudato. I carabinieri, avvisati dal locale, l’hanno invitata a salire sulla gazzella e l’hanno accompagnata in caserma dove più tardi si è presentata anche la cameriera per formalizzare la denuncia.
Secondo la ricostruzione del locale, la donna si è presentata attorno alle 14: “Ha ordinato un piatto di tortelli, uno spezzatino e un vino – racconta la cameriera che l’ha servita -, ma quando è venuto il momento di pagare il conto di 21 euro si è alzata trafelata. Sembrava veramente che qualcuno la stesse inseguendo. Prima ha detto che la volevano uccidere, poi che era seguita dalle spie russe. Mi sono decisa a seguirla, perché non ho avuto dubbi sul fatto che si fosse inventata tutto”.
Attraversato un tratto di via Fillungo, la donna ha imboccato via Sant’Andrea e poi piazza Guidiccioni. Una volta qui è entrata al portone che porta all’Archivio di stato. “A quel punto – racconta la commessa – ho chiamato il direttore dando una descrizione della donna e chiedendo se fosse veramente loro dipendente. Nulla di più falso. Poco dopo l’hanno trovata in un bagno i carabinieri”. E la recita è finita nel peggior dei modi.

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