Madre denuncia violenze partner, sospeso allontanamento

Il dramma di una madre di Lucca, maltrattata dal partner, e colpita da un provvedimento di allontanamento dal figlio di 9 anni che per il momento l’avvocato che la rappresenta è riuscito a sospendere. C’erano i riflettori puntati – oggi (23 febbraio) – sul tribunale di Lucca, per via di una vicenda che ha rapidamente fatto il giro d’Italia, attirando l’interesse di Di.re, l’associazione Donne in rete contro la violenza. Sì perché il paradosso inizia proprio da qui: quattro anni fa la donna subì violenze dal proprio compagno, sotto gli occhi del figlio. Un episodio gravissimo, che portò la vittima a ridurre del tutto i rapporti con l’uomo, sia i suoi che quelli del figlio minore. Abbastanza, secondo il tribunale di Lucca, per emettere (due mesi fa, ndr), un provvedimento di allontanamento della donna dal suo bambino, da collocare in una casa famiglia – ancora non eseguito e sospeso, in extremis, con l’udienza tenutasi questa mattina – con la motivazione che la madre sarebbe affetta da Pas, la sindrome da alienazione parentale.

“Un caso brutale che oggi riguarda Lucca, ma che per la sua gravità apre ad una discussione di carattere nazionale”: è come l’associazione Di.re commenta la vicenda, subito dopo l’udienza sostenuta dall’avvocato Manuela Ulivi (del foro di Milano, ndr), nel corso della quale i giudici si sono persuasi a “congelare”, almeno per il momento, il provvedimento emesso. L’avvocato Ulivi si è recata in via Galli Tassi per chiedere che la misura venisse revocata, ma – anche se la decisione resta interlocutoria – ha portato a casa una vittoria importante per la vittima e per Di.re. Il tribunale, in sostanza, ha accettato di sospendere il provvedimento al fine di vagliare soluzioni meno drastiche di un affidamento del minore ad una casa famiglia.
Per parlare della vicenda sono intervenuti stamani, oltre a Manuela Ulivi (avvocato, direttore della Casa delle donne maltrattate di Milano), Nadia Somma (associazione Demetra donne in aiuto di Lugo) e Giovanna Zitiello (associazione Casa della donna di Pisa). Tutte le intervenute fanno parte di Di.Re e, con loro, c’è anche Daniela Caselli, del centro antiviolenza Luna.
La Pas, sindrome da alienazione parentale, non è ancora  riconosciuta dalla comunità scientifica, ma trova spazi di affermazione nei tribunali italiani.
Ed è proprio quanto avvenuto due mesi fa al tribunale di Lucca, che ha ritenuto la madre “impeditiva” della relazione del minore con il padre. La violenza subita dalla madre è stata denunciata subito, “ma il tribunale – afferma l’avvocato – ha impiegato 4 anni per farla diventare un processo”. Il provvedimento di allontanamento della madre dal bambino aveva natura provvisoria e non era ancora stato eseguito. Se tra qualche mese dovesse essere confermato, Ulivi afferma che verrà fatto appello per tutelare le ragioni della donna.
“Vogliamo denunciare – afferma Zitiello – l’impatto della diagnosi Pas nei casi di donne che ricorrono alla giustizia dopo aver subito atti violenti dal loro partner. La vicenda è paradigmatica di un comportamento che, troppo di frequente, lede gravemente i  diritti delle donne. Oltre a questo, ha un impatto forte e drammatico sul benessere e sulla sicurezza dei minori. Troppi padri usano i figli per riavvicinarsi alle donne che hanno maltrattato: è una cultura patriarcale insostenibile”. 
L’avvocato Ulivi ricorda che la convenzione di Istanbul sulla lotta alla violenza contro le donne (ratificata con legge numero 77/2013 dall’Italia) prevede – tra l’altro – che nello stabilire i diritti di visita o custodia dei figli non vengano compromessi i diritti e la sicurezza della vittima e dei bambini. “Ho chiesto – ricorda Ulivi – al giudice di applicare questa legge, poiché ha un valore superiore rispetto a quella nazionale. La mamma, in questo caso, è stata ritenuta  assolutamente adeguata come figura genitoriale, ma il tribunale ci dice che non lo è per il fatto che non favorisce i rapporti padre-figlio. In questo modo la vita di questo bambino verrà spezzata in due e la Convenzione di Istanbul non viene applicata. Ci sono altre situazioni simili, ma raramente ne abbiamo trovate di così brutali ed esagerate. C’è una filiera – l’accusa – che dobbiamo denunciare: servizio sociale, consulenza tecnica d’ufficio e tribunale. Tutti insieme contribuiscono a creare il convincimento finale. Ci indigna che, per far valere un’autorità paterna, si spezzi la vita di un minore. Dovremmo – conclude – iniziare anche cause per il risarcimento del danno nei confronti della filiera di cui ho parlato”.
L’avvocato Ulivi ricorda, ancora, che “troppo spesso i tribunali tendono a confondere la violenza con il conflitto di coppia. Purtroppo, però, il conflitto presuppone un rapporto alla pari, che non sussiste nel caso di violenze. In questi casi, poi, è vietato anche il ricorso alla conciliazione o alla mediazione”. Del resto, viene ricordato, conciliazione o mediazione vengono imposte da parte del servizio sociale, oppure si svolgono attraverso le consulenze tecniche d’ufficio, a testimonianza che la violenza subita non viene tenuta in considerazione. In questo senso, Ulivi denuncia anche l’attuale funzionamento della legge sull’affido condiviso, “perché deve correggere il tiro in caso di episodi di violenza”.
“Invece – commenta Zitiello – assistiamo ad un percorso troppo spesso problematico. Di.re assiste ogni donna, dalla prima telefonata alla ricostruzione della propria vita, ma non senza difficoltà. Ci troviamo di fronte ad una cultura che riduce la violenza sulle donne ad un problema di relazione interpersonale. Molto spesso, inoltre, gli autori delle violenze sono i classici insospettabili”.
Somma osserva, inoltre, che “diversi studi scientifici dimostrano come la presenza di un obbligo di mediazione in corso di causa risulti contraddittorio e pericoloso. Non si tiene conto del fatto che i bambini hanno assistito a maltrattamenti del proprio padre sulla madre ed hanno paura. Alla fine si conclude per colpevolizzare la vittima della violenza, come successo qui a Lucca”. Somma afferma inoltre che “è normale che una madre che ha subito violenze abbia paura a lasciare il figlio con il padre. Purtroppo ci troviamo di fronte ad una deresponsabilizzazione degli autori delle violenze: l’ansia dei bambini scaturirebbe da quella della madre, secondo questo orientamento distorto. La minaccia classica dei padri – conclude – è ti porto”. Chiude Caselli: “Questa è una battaglia che facciamo sul territorio – commenta – ma che volevamo fosse abbracciata a livello nazionale. Ci sono diversi altri casi simili sul territorio: noi continuiamo a denunciare”.

Paolo Lazzari

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