Imprigionati in auto con la neve, niente risarcimento

Quando la nevicata è veramente abbondante e costringe gli automobilisti a rimanere per ore bloccati sulle strade nelle loro auto, senza alcuna assistenza, ad aspettare l’arrivo dello spazzaneve, è inutile chiedere il risarcimento dei danni patiti a chi ha la responsabilità della circolazione stradale – ad esempio le province – facendo riferimento al fatto che le cattive  previsioni meteo era note con anticipo e si sapeva che avrebbe nevicato. Lo sottolinea la Cassazione respingendo il ricorso di alcuni automobilisti rimasti imprigionati a lungo a bordo dei loro veicoli, a causa della nevicata del 17 dicembre 2010, verificatasi sulla strada provinciale 65 della Provincia di Lucca.

Nel ricorso alla Suprema Corte, gli automobilisti hanno sottolineato che “ai sensi dell’articolo 14 del codice della strada, gli enti proprietari erano tenuti a garantire la sicurezza, la manutenzione e l’efficienza delle strade e che nei giorni precedenti la nevicata i servizi meteo avevano lanciato ripetuti segnali di allerta, ignorati dall’amministrazione provinciale, che non aveva adottato alcuna forma di intervento preventivo”. Sia il tribunale di Lucca nel 2015, che la Corte di appello di Firenze nel 2016, avevano detto ”no” ai risarcimenti. Ad avviso della Cassazione, “la valutazione in ordine alla straordinarietà o meno dell’intensità del fenomeno atmosferico costituisce profilo di fatto che non può essere valutato in questo sede se non per evidenziare che i giudici di merito hanno precisato che non si poteva pretendere il mantenimento di un apparato di uomini e mezzi per fronteggiare un evento rarissimo, se riferito alle straordinarie condizioni del fenomeno”.
Quel giorno, infatti, ricorda il verdetto 5859 depositato oggi dalla Sesta sezione civile, a causa della neve “in Toscana e in quasi tutto il centro-nord tutte le arterie stradali e ferroviarie erano andate in crisi”. Per quanto riguarda la nevicata, si rileva che la sua imprevedibilità “riguarda l’eccezionalità e non il fenomeno in sé”. Per questo, la Suprema Corte non ha avuto nulla da obiettare alla conclusione raggiunta dai giudici toscani per i quali “data l’estensione della perturbazione, il blocco stradale” preteso dagli automobilisti “avrebbe dovuto essere totale e quindi impossibile a disporsi e mantenersi già soltanto per ragioni evidenti di numero spropositato di persone che avrebbero dovuto provvedervi”.
Gli automobilisti, oltre a perdere il ricorso, sono stati condannati anche a pagare 3200 euro di spese legali.

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