Bulli contro il prof, 5 sospesi e bocciati foto

“Volevamo soltanto avere un ricordino per riderci sopra, uscendo la sera con gli amici”. Si sono giustificati così anche oggi (20 aprile) sfilando, uno ad uno, accompagnati dai loro genitori, i 6 studenti finiti nei guai per i video con le minacce e le offese al prof all’Itc Carrara, davanti al consiglio di classe che ha deciso sanzioni pesanti nei loro confronti. Cinque di loro (quattro erano già stati sospesi di recente per cattiva condotta) dovranno ripetere l’anno e non saranno ammessi agli scrutini di giugno, un quinto ragazzo, invece, dovrà stare lontano dai banchi per 15 giorni. Tutti giovani problematici per comportamento o rendimento, e in particolare due ‘recidivi’ che “non hanno mostrato segni di voler cambiare atteggiamento”.

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“Non volevamo offendere, né fare del male al professore”, hanno detto comunque tutti, interpellati dai rappresentanti di classe e dal preside Cesare Lazzari. Lo hanno detto di fronte ai familiari ma anche al rappresentante degli studenti che ha dovuto riferire in consiglio dell’accaduto e giudicarlo davanti agli occhi dei compagni, il cui gesto ha ricevuto unanime condanna.
I sei colpiti dai provvedimenti disciplinari sono tutti iscritti nel registro degli indagati ma assicurano di non essere stati loro a postare quei quattro video con le angherie al professore d’italiano, lucchese, 64 anni, ma di averli rilanciati in un gruppo “ristretto” di “amici fidati” su Whatsapp. Altri giovani come loro che quel “ricordino”, purtroppo, lo hanno condiviso ovunque.
“Ogni caso meritava la giusta attenzione – ha spiegato il preside dell’Itc Carrara, Cesare Lazzari al termine del consiglio di classe durato cinque e ore e mezzo e che si è svolto all’Istituto per geometri Nottolini, collegato al Carrara -. Abbiamo cercato di non farci prendere dall’emozione e proprio per questo abbiamo voluto valutare bene fissando per il consiglio di classe la data di oggi già una settimana fa prima che tutto questo venisse fuori. Ogni sanzione disciplinare deve avere una direzione formativa, e abbiamo cercato di erogarle nell’ottica di scegliere quella più giusta per il futuro di questi studenti”.
Nell’aula magna del Nottolini dove si pensava di tenere lontani gli studenti dagli occhi delle telecamere e dove invece fin dalle 15 si sono diretti giornalisti di tv, quotidiani e radio nazionali, con collegamenti anche in diretta, i 6 studenti finiti nel mirino sono stati, nuovamente, messi di fronte alle loro responsabilità: “Tutti si sono scusati e si sono resi conto della gravità assoluta di quel che hanno fatto, ma se ne sono accorti troppo tardi e soltanto ora”, commenta amareggiato il preside.
Per due di loro le punizioni sono state più pesanti, perché non hanno mostrato di tenere un atteggiamento “più consono”, “nemmeno dopo quando tutta la situazione era stata scoperta”. Uno dei due, quando ormai era scoppiato il caso mediatico, si è rifiutato di consegnare ai professori il cellulare durante le lezioni: “Non ci penso nemmeno – avrebbe detto -: prima devo finire un giochino”. “Questo ci ha fatto di ritenere doveroso differenziare i provvedimenti disciplinari con gli altri studenti coinvolti – ha spiegato il preside -, per dare un segnale preciso. Questi ragazzi, peraltro già puniti in passato con sospensioni, non hanno dato segno di mettere la testa a posto. Abbiamo dato loro una possibilità ma non è servito”. Altri tre, invece, che “hanno partecipato alla messinscena” ma non hanno usato “violenza” o rivolto minacce al prof saranno sospesi fino al 19 maggio. “Una misura – ha aggiunto Lazzari – che comporta la non ammissione agli scrutini e quindi la bocciatura. Saranno le famiglie a decidere se rimandarli o meno a scuola. Con loro abbiamo aperto un dialogo e anche oggi abbiamo ascoltato le loro segnalazioni”.
Una ad una sono uscite dalla scuola: madri e padri visibilmente provati, con volti di pietra. Non una parola con i giornalisti. Però al consiglio di classe alcuni di loro hanno parlato. Hanno sollevato alcuni problemi nei metodi educativi del professore e di altri colleghi: “Segnalazioni che abbiamo raccolto e terremo in valutazione. Sono venuti fuori alcuni dettagli da approfondire – ha osservato il preside – sull’efficacia educativa dei metodi del professore in questione ma anche di altri docenti della scuola”. Una indagine nei confronti dell’insegnante – oggi presente al consiglio di classe – e di alcuni colleghi è stata aperta anche in questo senso e dovrà concludersi entro 30 giorni. Resta ancora da capire perché il prof di italiano non ha denunciato immediatamente l’episodio: “Mi confronterò – ha detto il preside – anche con l’ufficio scolastico e se ci sarà da prendere provvedimenti li prenderemo. Con il professore devo ancora chiarire alcuni aspetti”.
La lunga giornata di oggi è servita, secondo il preside, “a raccogliere anche altri importanti elementi”. Agli studenti è stato chiesto anche di vuotare il sacco e di segnalare se c’erano stati o meno altri episodi con quel professore o con altri. Tutti hanno negato: “Ci è stata confermato soltanto quello che purtroppo già sapevamo”, ha detto il preside. “Questa è una scuola il cui buon nome va difeso – ha aggiunto -: quello che è accaduto non deve far pensare che ci sia del marcio da nascondere o peggio invitare a fare di ogni erba un fascio. Abbiamo già da tempo attivato percorsi formativi, soprattutto contro il bullismo e per il diritto”. Questo episodio è piovuto sul Carrara come un fulmine a ciel sereno. Domani (21 aprile) le decisioni sulle cinque sospensioni – le 2 fino alle fine dell’anno, e le altre tre di un mese – dovranno essere ratificate dal consiglio d’istituto mentre la sospensione di 15 giorni del sesto studente è già definitiva.
“Stiamo organizzando una assemblea con gli studenti alla quale parteciperanno anche politici e parlamentari, oltre alle istituzioni e alle forze dell’ordine – ha detto il preside – perché vogliamo continuare come sempre abbiamo fatto ad educare i giovani alla legalità e al rispetto. Sono stati il primo, quando ho appreso la situazione, a denunciarla e ad affrontarla. Non abbiamo agito così perché c’erano i video: nessuno di noi vuole nascondere il marcio e crediamo che questi provvedimenti esemplari possano servire agli studenti così come crediamo che la procura dei minori adotterà sicuramente misure per questi ragazzi e non contro questi ragazzi”. Perché l’obiettivo è che questo episodio, suggerisce il preside, non li faccia cadere di nuovi, ma possa aiutarli a riconquistare un rapporto con la realtà e il rispetto degli altri.

Roberto Salotti

VIDEO – Le dichiarazioni del preside Cesare Lazzari

FOTO – Sfilata degli studenti indagati a scuola: tutti sospesi

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