Itc Carrara, slittano gli interrogatori dei bulli

Avranno ancora una decina di giorni per fare mente locale e, soprattutto, per uscire dal clamore e dall’attenzione mediatica, oltre che dalla vergogna e dal rimorso per vedersi rimbalzati ovunque, dal web alle televisioni. Slittano gli interrogatori dei sei studenti dell’Itc Carrara finora indagati nell’ambito dell’inchiesta della procura dei minori di Firenze sulle minacce e violenze al professore di italiano e storia, diffuse poi in 4 video che hanno fatto il giro del web.

La decisione di posticiparli è stata assunta di comune accordo fra gli investigatori della squadra mobile di Lucca e gli inquirenti della procura minorile. E’ sembrato meglio dare il tempo agli studenti e alle loro famiglie di assorbire il ‘colpo’: non c’è da dimenticare, infatti, che si tratta di minori, tutti 15enni. E tutti hanno chiesto perdono.
Questo non basta a cancellare quello che hanno fatto e per il quale la scuola li ha puniti. Le sospensioni sono scattate da stamani e all’Itc Carrara il clima è ancora teso, soprattutto tra gli insegnanti. Ma tra gli studenti al ritorno stamani sui banchi l’argomento principale era il servizio delle Iene andato in onda ieri sera. Gli inviati del programma di Italia Uno hanno intervistato uno degli studenti indagati, il ragazzino che ordina al prof di mettere sei e di inginocchiarsi in uno dei 4 video diffusi. “Sono pentito di quello che ho fatto e a ripensarci non mi passerebbe nemmeno per l’anticamera del cervello di fare una cosa del genere, ma a scuola è tutti i giorni così”, ha detto prima di raccontare di essere stato minacciato su Instagram. Una circostanza, riferita fin dall’inizio, anche agli investigatori della squadra mobile.
L’indagine sugli atti bullismo va avanti. La polizia postale è al lavoro per rintracciare chi ha diffuso quei video al di fuori del gruppo Whatsapp dove era stato rilanciato dai due studenti che hanno fatto i filmati in classe, e che risultano già iscritti nel registro degli indagati. L’attenzione si starebbe concentrando su altre tre persone.
Nel frattempo, all’Itc Carrara si cerca di tornare alla normalità: gli studenti hanno l’ultimo mese di scuola davanti. “Qua se ti deconcentri è la fine – spiega Elena Di Nardo, rappresentante degli studenti nel consiglio d’istituto – e il clamore di quello che è accaduto, è normale, ha distolto molti. All’assemblea d’istituto abbiamo deciso di prendere posizione, come studenti dell’Itc Carrara, per dissociarci da quello che è accaduto. La manifestazione pubblica? In cento hanno votato per farla, ma servono tempo e vari passaggi per organizzarla. Agli studenti interessati ho dato la mia disponibilità ad aiutarli. Per ora staremo a vedere”.
Sui provvedimenti assunti dalla scuola nei confronti dei 6 studenti indagati, interviene il sottosegretario al Miur, Gabriele Toccafondi. “Va bene la punizione per gli studenti che usano violenza fisica o verbale – ha detto ai microfoni dell’emittente fiorentina Lady Radio – e io continuo a sperare che la punizione sia anche educativa, magari con lavori a favore della comunità, più che lasciare a casa per quindici giorni i ragazzi. Ma l’episodio di Lucca ci dice anche che un professore non ha denunciato quanto avvenuto immediatamente, come era logico. Su quanto i docenti si possano sentire soli è drammaticamente vero, così lontani da colleghi, dal dirigente e genitori da preferire di lasciar stare forse sperando di evitare il clamore. Ma questa è la resa del valore educativo della scuola”.   
“La scuola – ha proseguito il sottosegretario – è un luogo straordinario di collaborazione tra docenti, studenti, genitori e ognuno può testimoniare questo”, “ma quando questa collaborazione e fiducia nei colleghi e nel dirigente manca, da soli episodi del genere non si affrontano e si rischia di commettere un errore, magari lasciandola cadere lì”. “Docenti, studenti o genitori se sanno di atti di violenza fisica o verbale devono denunciarli e, se vogliamo essere educatori veri per i ragazzi, ci deve essere sempre collaborazione tra i vari soggetti”, ha concluso.

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