Droga, torna l’allarme fra giovanissimi: ecco i dati foto

Una società ai tempi della crisi è una società perennemente a rischio. E uno dei rischi principali è quello della dipendenza. Sia essa da droga, alcol o fumo o una dipendenza comportamentale l’indice della salute di una popolazione si misura anche da quanto un individuo ricorra a qualcosa di altro da sé per abbassare il livello di coscienza, per sballarsi insomma. Con tutte le conseguenze del caso per sé e per terzi.
Iniziamo quindi oggi su Lucca in Diretta, un viaggio nelle dipendenze, guidati, per il territorio di Lucca e della Piana, dalla dottoressa Ellena Pioli, responsabile dell’unità funzionale sulle dipendenze della zona distretto della Piana di Lucca. La prima ‘puntata’ è dedicata all’uso e all’abuso di droghe. E i dati, anche se forse lontani dalla diffusione degli anni Settanta, sono allarmanti. Per Lucca e Piana, al 30 settembre di quest’anno, sono in carico al servizio sanitario nazionale circa 700 persone (699 per la precisione). Di questa la larga maggioranza sono maschi (577) rispetto alle donne (122).

Il primo dato che balza all’occhio è quello dell’età degli assuntori abituali di droghe che, negli ultimi anni, si è notevolmente abbassata. Ci sono ben 44 pazienti, infatti, in carico alla Asl di età compresa fra i 14 e i 19 anni (35 maschi e 9 femmine). Un’età, quella adolescenziale, dove peraltro la scoperta di nuove sensazioni porta ad utilizzare più tipi di sostanze, aumentando la pericolosità degli effetti e dell’abuso. La fascia maggiormente colpita dal fenomeno è quella fra i 40 e i 49 anni, non mancano casi di ultrasessantenni (sono 16, il paziente più ‘vecchio’ ha 68 anni).
Quanto alla provenienza la maggior parte dei pazienti è di nazionalità italiana (611 su 699). Fra gli stranieri la maggioranza proviene da Marocco (19) e Romania (13). Una buona percentuale relativa riguarda anche albanesi (5), cingalesi (5) e tunisini (5). Ma non mancano pazienti provenienti da tutta Europa e anche dagli Stati Uniti (“che sono sempre soddisfatti del trattamento ricevuto da noi – spiega la dottoressa – perché da loro esistono solo le metadon clinic”).
Fra i tossicodipendenti è di nuovo l’eroina a farla da padrone: 405 sui 699 pazienti manifesta infatti una dipendenza primaria da questa sostanza. Seguono cocaina (158), cannabinoidi (116), altri oppioidi (11) e sostanze sintetiche come Lsd e Mdma (8).
“Nel 2017 – spiega il fenomeno la dottoressa Pioli – in Afghanistan la produzione di eroina è quasi raddoppiata. Questo, affiancato alla difficoltà di effettuare controlli capillari, rende queste sostanze assai diffuse sul mercato e non è difficile prevedere che, fra il 2019 e il 2020 si possa verificare un altro importante picco”. Non deve ingannare, invece, il dato basso della  dipendenza dalle droghe sintetiche: “Innanzitutto – spiega ancora la dottoressa – spesso in questi casi si tratta di un consumo affiancato a quelle di altre sostanze che è prevalente e quindi non incide sul contatore. È difficile che un tossicodipendente assuma solo chetamina o solo Lsd, Mdma o altre smart drugs. Inoltre questi soggetti arrivano da noi più tardi rispetto a coloro che sono affetti da dipendenza da eroina, cannabis o cocaina. Infine per individuare l’assunzione di queste droghe servono degli esami di secondo livello che devono essere richiesti ad hoc e
per i quali noi ci affidiamo alla medicina legale di Pisa”.
Un altro fenomeno in crescita è quello di dipendenza da altri oppiodi. In questa voce rientrano le persone dipendenti da questo tipo di sostanze prescritte dai medici. “Sta accadendo – spiega la dottoressa – quello che è successo negli ultimi decenni in America dove si è verificata una sorta di epidemia dopo la diffusione della terapia del dolore oppiacea, in particolare con il Fentanil. Si tratta di pazienti che sfuggono al controllo del medico e spesso si rivolgono al mercato illegale, come dimostrano i tanti sequestri effettuati ultimamente in Italia, fra i quali quelli di eroina con dentro il Fentanil. L’abuso di queste sostanze, di cui c’è in previsione un aumento del trend, può portare spesso anche a fenomeni di overdose e a morti per arresto cardiorespiratorio”.
La Asl, per contrastare il fenomeno, si sta rapidamente attrezzando: “Ci sono sempre più frequenti – spiega la dottoressa – corsi di formazione che affrontano la dipendenza da Fentanil e da ossicodone. Quanto al percorso di riabilitazione ci sono persone che si rivolgono a noi di loro spontanea volontà per tentare la disintossicazione da farmaci oppiacei o dal sostitutivo reperito sul mercato nero, il cosiddetto metadone grigio”.
La dipendenza, ovviamente, oltre ad essere un problema in sé determina problemi economici, di salute, di comportamento. Il percorso di cura, quindi, arriva spesso dalla consapevolezza di voler risolvere il problema. Altre persone, invece, arrivano dopo le segnalazioni da parte delle forze dell’ordine, in particolare dopo le segnalazioni alla prefettura ai sensi dell’articolo 75 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza che prevede, per i consumatori, la sospensione della patente a seguito della quale i soggetti sono obbligati a seguire un percorso di recupero.
Ma qual è il percorso da intraprendere per chi è riconosciuto come dipendente da sstanze stupefacenti? “L’approccio – spiega la dottoressa Pioli – è del tutto individuale. Ci sono anche percorsi lunghi, che durano anni, prima di stabilizzare la situazione. Il primo passaggio è quello attraverso l’ambulatorio. Si fanno visite mediche, con una valutazione e un eventuale trattamento psochiatrico e terapie medicinali. Seguono i colloqui valutativi e un percorso, che generalmente dura un mese e mezzo, con un’analisi multiprofessionale. Nelle visite mediche generalmente non c’è bisogno di prescrizioni sanitarie ed è garantito l’anonimato e tutto viene fatto, ovviamente, con il consenso del paziente”.
Ci sono poi i casi di dipendenza grave, quando si sono verificati episodi importanti dal punto di vista legale o quando c’è una componente psicopatologica pesante. Nel caso degli adolescenti in questo caso si attiva una collaborazione con il servizio infanzia e adolescenza. “In questi casi – spiega la dottoressa Pioli – si provvede ad un trattamento contenitivo come quello della comunità terapeutica, di solito della durata di uno o due anni. Si tratta di un intervento educativo più complesso con approccio di tipo psicologico. Alla fine del trattamento se la persona torna nel suo ambiente viene accompagnato nel reinserimento”. Particolare attenzione viene rivolta ai giovani ed ai giovani adulti per cui sono attivati percorsi con il Ceis di Lucca: “In questo caso, oltre al trattamento professionale sono previsti corsi professionali e il percorso può terminare con inserimenti lavorativi in cooperative”.
Una parte del lavoro viene svolta anche nelle carceri: “In questo caso – spiega ancora la responsabile – le visite vengono svolte in San Giorgio con la collaborazione con i medici interni. Vengono realizzati trattamenti sostitutivi e interventi sociali che aiutano a ottenere misure alternative al carcere. Sempre all’esterno vengono svolti interventi al campo di accoglienza gestito dalla Croce Rossa con incontri informativi e di prevenzione. Ci siamo inoltre resi disponibili a trattamenti in caso di opportunità”.
Altre realtà esistenti in provincia sono la struttura di Villa Adelasia, gestita in collaborazione con la Cooperativa Giovani e Comunità, la comunità terapeutica del Ceis e altre comunità in Toscana con altre caratteristiche che permettono di ritagliare il trattamento riabilitativo migliore per ogni paziente. Ci sono poi in tutto il territorio i gruppi di narcotici anonimi, gruppo di auto aiuto nati con la supervisione della Asl e una comunità per minori in provincia di Pistoia.
Quali sono, invece, i danni dell’abuso da sostanze stupefacenti? “Non c’è – spiega ancora la dottoressa Pioli – solo il rischio di overdose ma sono frequenti le patologie correlate alla dipendenza, tumorali in particolare. Frequenti anche i danni epatici e le infezioni da Hsv e Hcv. A tutti i pazienti, infatti, viene effettuato uno screening per le malattie infettive e sessualmente trasmissibili in collaborazione con le varie unità operative, in particolare con le malattie infettive con l’obiettivo di eradicare l’epatite C”. “Per le donne – prosegue Pioli – viene compiuta una attività specifica con ginecologia e l’area materno infantile in particolare per la prevenzione dalle gravidanze e per controllare l’abuso delle donne in gravidanza. Donne che vengono poi seguite fino al primo anno di vita del bambino. I servizi sociali dei Comuni e dell’azienda, inoltre, seguono in maniera particolare i minori e gli adolescenti figli di coloro che hanno una dipendenza da
sostanze stupefacenti. Sempre per il principio di prevenzione è attiva una collaborazione non solo con l’unità operativa Educazione alla salute ma anche con prefettura, Provincia e con le scuole. Collaboriamo, infine, con la medicina legale, in particolare con la commissione patenti e porto d’armi”.
Un’operazione di prevenzione sempre più importante, specie se si guardano le statistiche sulla mortalità legate all’abuso di droga. In Toscana si rilevano 11 morti per overdose a inizio 2018. In Italia i decessi per overdose di alcol e droga sono stati 173 e 50 le morti sospette. Per i decessi accertati per overdose il 65,3 per cento (113 casi) è dovuto ad assunzione di eroina, il 9,8 per cento di cocaina (19 casi), il 3,5 (6 casi) per alcol, stesso numero per cocktail di alcol e droghe. L’età media dei decessi è di 38 anni, 144 sono uomini e 29 donne (dati GeOverdose.it progetto del Sidt).

Enrico Pace
Ha collaborato Giulia Prete

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